Miley Cyrus: dalla Disney al Bukkake

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Il prete della mia parrocchia è un uomo pacioso, con qualche problema col quinto vizio capitale: tanti salmi, ed altrettanti cornetti all’amarena. Mi avrà visto a messa due volte in 33 anni, e tutte nel periodo che anticipava la cresima; non sono certo quello che si definisce un buon Cristiano. Resta il fatto che per i motivi di cui sopra, non è mai stato difficile incontrarlo nel bar sotto la chiesa – quello che si dice: “tutto casa e chiesa”. Una delle ultime volte che lo vidi, stava addentando un gelato al biscotto, e dopo avermi ammonito per la milionesima volta in merito alla temperatura tropicale dell’inferno, osservando le nuove generazioni se ne uscì con una frase illuminante: “I giovani non hanno più paura”.

Chissà quante Hanna Montana ha visto diventare quelle che dalla sua ottica potremmo definire meretrici. Credo molte. Cosa che sanno bene anche alla Disney. Dove il medesimo canovaccio si è ripetuto ciclicamente alla stessa maniera, fino all’arrivo di Miley Cyrus; con la Spears finita in un rehab ad Antigua, e l’Aguilera a sfornar pargoli a ripetizione.  Un passo indietro rispetto all’iter standard – se non è Droga, è aitanti maschioni – due passi avanti rispetto a chi l’ha preceduta, eccenzion fatta per Lady Gaga. Abbracciata ad una Wrecking Ball, urla al mondo: “Anch’io ho la vagina, guardate“, ridendo.  Un sesso bambino, che diventa anti-sesso, totalmente snaturato dal concetto stesso di seduzione, portato all’estremo e smitizzato.

Miley che regala album – annunciandolo da presentatrice agli MTV VMA 2015 -, Miley che si propone come paladina degli animali a quattro zampe. Se ne fotte Miley, i suoi 23 anni sono quelli di tanti suoi coetanei che vivono la medesima speciazione, evidenziando uno scarto notevole col passato. Miley che per sopperire alla mancanza dei suoi amati cuccioli, s’improvvisa persino scultrice – per le sue creazioni “Dirty Hippie” – giocando con dildo, orsacchiotti di peluches, e qualsiasi cosa le capiti a tiro.

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Riciclare oggetti banali trasformandoli in qualcosa di artistico è diventato quasi terapeutico

Con slogan, seppur all’acqua di rose, interessanti per una ragazzina che sta dominando lo showbiz:

Il denaro può comprare un po’ di merda da aggiungere ad un mucchio di altra merda che ti renderà felice per un po’

Miley che per il suo nuovo album ha scelto la compagnia dei Flaming Lips – e non solo. Una storia quest’ultima che si ricollega alla dipartita del cagnolino Floyd. Infatti, a poche settimane dal quel frangente conobbe Wayne Coyne, che giocherà un ruolo determinante nel superamento di questo trauma: sancendo un’amicizia incredibile e indissolubile.

Il nuovo lavoro, rilasciato su Soundcloud gratuitamente, vede inoltre la collaborazione di personalità diametralmente opposte come: Mike Will Made-It, Big Sean, Ariel Pink e Sarah Barthel dei Phantogram. Costato cinquantamila dollari – alla faccia di Bangerz -, “Miley Cyrus And Her Dead Petz” mette subito le cose in chiaro fin dal primo estratto video “Dooo It!“: perfetto connubio fra le cangianti sonorità elettro di Coyne e la volgarità giocosa della Cyrus – nient’altro che una pioggia di liquidi colorati direttamente fra le labbra della cantante statunitense.

Canzoni che parlano di amore e di amicizia, di sogni, speranze e paure. Passaggi come “Fweaky“, e “I Forgive Yiew” vedono emergere il lato introspettivo di una giovane e talentuosa interprete che dimostra una notevole duttilità, probabilmente legata ad un bisogno evolutivo, di conoscenza, di scoperta, spesso mancato alle figure di riferimento in questo contesto – a cui Miley non appartiene più, oggi. “Karen Don’t Be Sad” e “Space Boots” prendono a piene mani dalle sonorità dei Flaming Lips del nuovo millennio – post Yoshimi Battles The Pink Robots. Così come la dolce schizofrenia di “Milky Milky Milk“. Piaceri carnali e liberazione creativa. La nostra possiede già tutto, e gioca al gatto col topo.

Ha ragione il New York Times quando dice di:

“Non aver mai visto qualcuno al suo livello, in particolare una donna, avere questa tipo di libertà. Può letteralmente fare quello che vuole”

Aveva ragione anche il mio parroco.