Venus In Furs – Carnival

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Nell’affollato crogiolo Italico, sempre più farcito da musicisti infatuati per la decadenza posticcia dei nineties, fortunatamente non esistono solo meri emuli dei fratelli FerrariVerdena. Sebbene l’incipit, la scintilla di molti, forse troppi, rimandi alle strutture musicali desolate e desolanti della Seattle Grunge, con gioia accogliamo chi, pur partendo dalla medesima estetica, sia in grado si rielaborare la proposta a propria immagine e somiglianza. Magari, come giusto che sia, filtrandoci dentro la propria cultura popolare e gli ascolti paralleli di un decennio travagliato. Così si finisce per domandarsi come mai, alla luce degli avvenimenti politico sociali odierni, rimanga tutto così immutato ma non immutabile, persino alla minaccia di combustione volontaria; mentre nelle orecchie sfilano quelle fiondate chirurgiche che tanto ci facevano sentire ribelli nei bei giorni verdi — Datemi Fuoco.

Perché tutto ormai è così veloce, e lo abbiamo voluto noi, da farci dimenticare la cosa più preziosa che abbiamo: il tempo. E allora spazio alla sovraesposizione d’attimi, quelli fondamentali, che spuntano ad ogni scatto del nostro smartphone, ad ogni concerto, film, esperienza che abbiamo avidamente accumulato. Una vita al massimo che cesella istantanee d’imperdibile normalità (“Dammi tempo”), lavorate seduti sopra un tappeto punk: che del correre veloce incontro agli eventi, lui si, ne ha fatto uno status, come dell’ironia sulle tragedie e sui percorsi d’apparente trionfo che la comunità ci propina e ai quali forse in pochi potrebbero davvero rinunciare una volta entrati nel meccanismo — Vieri. Non solo punk, lentamente crescono gli abbozzi a quel blues dal taglio moderno portato avanti dai paladini Black Keys, e mescolato alla voglia di non mollare le proprie radici per: “Andare a pulire un cesso a Londra” — Battles.

I Venus in Furs giocano con il cantautorato popolare, senza spostare gli obbiettivi della canzone di protesta ma divertendosi a torturare lo spettro della politica nostrana (“Nazisti“), dimostrando di poter maneggiare splendide frivolezze — “Ogni Maledetta Domenica” —, come le più solide tematiche legate ai rapporti interpersonali — Giulio. Infine omaggiano Celentano sull’incomunicabilità, con il lato B del singolo “Juke Box” — Prisencolinentinainciusol. Bravi.