Primo Maggio Awards 2016

È con grande onore, e con un filo di commozione cerebrale, che mi accingo a riportare, in estrema sintesi, lo svolgimento di questa fantastica kermesse. Mi riferisco, ovviamente, alla nuova edizione dei Primo Maggio Awards. Un evento che ogni anno, in concomitanza con la festa dei lavoratori, ci permette di fare il punto della situazione su temi importanti come la musica, le politiche sociali, e le desquamazioni plantari che affliggono le danzatrici di pizzica.

Benché patrocinato da San Catarro, protettore dei fumatori compulsivi, e ambientato nella cornice di Piazza San Giovanni in Laterano, con annessa basilica sullo sfondo, detta anche “la cattedrale di Roma”, il festival non rinuncia alla sua vocazione laica, e in più presenta, come suo solito, una regolamentazione ferrea:

1. Esiste un solo festival del Primo Maggio. Tutti gli altri, sparsi in giro per l’Italia, sono solo delle volgari imitazioni.

2. La giuria che assegna i premi dalla sala stampa, ovvero il sottoscritto, prende in esame solo, e soltanto, lo spettacolo che va in scena dalle 15 alle 19, dato che proseguire oltre sarebbe inumano, senza un’appropriata dose di alcol, barbiturici, e droghe nell’organismo.

3. I Modena City Ramblers “devono” suonare “Bella Ciao”. Pena la rivolta popolare.

Detto questo, cerchiamo di entrare un po’ più nel dettaglio, riassumendo i punti salienti di questa incredibile giornata.

All’inizio si è voluto ricordare, e non passi l’idea che si voglia fare dell’ironia su questo, il tragico mistero che avvolge la morte di Giulio Regeni, giovane ricercatore barbaramente ucciso a Il Cairo. Dopo Ilaria Alpi, Italo Toni, Graziella de Palo, e altri ancora, nuova carne da insabbiamento geopolitico. Un avvio doloroso, doveroso, necessario. A fargli da contraltare, la successiva esibizione della Bandabardò.

La band ha rispolverato alcuni dei suoi classici, accompagnata fra l’altro da un collettivo musicale, dal nome immemorizzabile, che costruisce i propri strumenti con materiale riciclato – quello del riciclo è stato uno dei temi chiave del festival. In conclusione, “Manifesto”, vero e proprio cavallo di battaglia del gruppo. Pubblico in delirio.

La novità dell’anno, fra le tante, è stata senza dubbio la presenza delle Lercio News, proiettate sullo schermo grande in forma di telegiornale. Tante risate, se siete delle persone intelligenti. Alla conduzione, Luca Barbarossa, già vincitore di Sanremo, e animatore di Radio2 Social Club, in coppia con Mariolina Simone, speaker radiofonica, e vecchio volto di TMC2. A lei il compito di ricordarci, per tutta la durata della kermesse, che nel mondo esistono tanti problemi riguardanti la sfera sociale.

Dopo la Bandabardò, è stato il turno di 1AmNext. Una sorta di contest per band emergenti. Sul palco, selezionati fra un migliaio di partecipanti, si sono sfidati i tre finalisti: La Banda Rulli Frulli, un’orchestra formata prevalentemente da ragazzini affetti da disabilità che suonano parti ritmiche; La Banda del Pozzo, un rockswing nomade fra Capossela e Buscaglione, e infine Il Geometra Mangoni (sic), che ha vinto sbaragliando la concorrenza, e senza neanche la briga di essere intonato. Ma forse è stata colpa del mancato ritorno in spia sul palco. Ad ogni modo, immaginare come fossero gli altri 997 aspiranti fa quasi venire le vertigini. Qualcuno pensa che sia tutto pilotato politicamente, e che i migliori siano rimasti a casa. Le solite chiacchiere da bar.

Al termine del contest, è salita sul palco Miele, già vista fra le nuove proposte di Sanremo. Un pop-rock alla Emma Marrone, camuffato da alternative alla Pixies. A suo agio nel registro medio, la ragazza ha dato il peggio di sé nei momenti più urlati. Luca Barbarossa le ha fatto i complimenti per la voce, mostrando abilità attoriali da premio Oscar. A seguire, la Med Free Orkestra, un ensemble multietnico di musicisti sorto in zona Testaccio, fautore di una world-music che flirta col free-jazz e col funky. Detta così sembra anche una cosa fica. Insieme a loro Matteo Gabbianelli, altrove bravissimo coi suoi Kutso, e Roberto Angelini alla chitarra. Non pervenuto.

Linea al backstage, con Mariolina Simone, che ci ha fatto dono di una breve intervista a Marcello Introna. Scrittore e veterinario. Si è parlato della narrativa giovane, degli editori coraggiosi, della gente che non molla, della rilevanza artistica della Puglia, dell’amore per la scrittura, e di quanto è bello il Primo Maggio. Per dovere di cronaca, ricordiamo che poco prima c’era stato un fasullo collegamento in diretta col comico Max Paiella, che fingeva di trovarsi a Civita di Bagnoregio. Spassosi i suoi scambi con Luca Barbarossa, che lo voleva chiamare sul palco, ma lui invece era lì (per finta). Esilarante.

A un certo punto è arrivato anche Eugenio Bennato, che nel brano “Balla la nuova Italia” ha citato De André, mentre una ragazza ballava la pizzica a piedi nudi, e un’altra abbozzava un rap alla 99 Posse. Il Primo Maggio è anche, e soprattutto, questo. Poi sono tornati i nostri eroi, Luca e Mariolina, ad annunciarci Il Parto delle Nuvole Pesanti. “Siamo l’Italia dei Cento Passi”, cantano nel brano “Fuori la mafia, dentro la musica”, rievocando Peppino Impastato.

Poi è toccato a Mimma Cacciatore, la preside coraggio, famosa per il suo operato presso la scuola di San Luca. Una parentesi di approfondimento sociale. Ed ecco che è atterrato sul palco Bugo, il fanta-autore, per promuovere il suo nuovo disco, realizzato al termine di una permanenza in India durata 4 anni.

Mariolina, dopo le schitarrate finali di Bugo, ha richiamato l’attenzione di tutti sulla piaga del cyber-bullismo, dopodiché, su un piccolo palco laterale, si sono esibiti i BleBla, un duo formato da un DJ + cantante rap in tenuta da netturbino, che ci hanno propinato una canzone sulla “raccolta differenziata”. Non ce lo stiamo inventando. Hanno proprio cantato un brano sull’importanza della differenziata, con rime che spiegano come si fa la differenziata (l’abbiamo già detto che il riciclo è stato uno dei temi chiave).
Dopo un’altra tornata di Lercio News, e dopo la riesumazione dei Mau Mau, comunque perfetti nella cornice del Primo Maggio, si è finalmente giunti alla tanto sospirata esibizione unplugged di Gianluca Grignani, definito da Luca Barbarossa “un funambolo delle emozioni”. Due le canzoni suonate: “La fabbrica di plastica” e “Destinazione Paradiso”. E due, almeno, le bottiglie di Lambrusco mandate giù prima di iniziare. Gianluca, in stato di trance etilico, ci ha detto che non è mai stato né di destra né di sinistra, ma solo un uomo del popolo. Il momento più punk della kermesse, checché ne dicano i detrattori.

Quando il concerto ha ormai toccato il suo apice, hanno attaccato a suonare i Perturbazione, con Andrea Mirò vestita più o meno punk. Tre brani per loro. Tommaso Cerasuolo ha ricordato la morte sventurata di quattro musicisti in furgone sull’A21. Non li conosceva, ma si è rispecchiato in loro perché il furgone è la seconda casa di ogni band. Poi è partita “L’Unica”. E Tommaso è sceso sotto il palco, dicendo al pubblico di piegarsi giù, in modo da spiccare il salto sull’ultimo ritornello, ma facendo attenzione alla FANGAZZA.

Finito il momento FANGAZZA (altro tema ricorrente) c’è stata la performance di Enzo Avitabile, o Evitabile che dir si voglia, mostro sacro della musica partenopea. Di nuovo il ritmo, la fusione fra le culture, i cittadini del mondo. In una coda strumentale è stata anche accennata “Bella Ciao”. Enzo ha fregato sul tempo i Modena, che si sarebbero esibiti a breve. Chi l’avrebbe mai detto?

Sul palco più piccolo, giusto il tempo di una canzone, abbiamo potuto ammirare Santino Cardamone. Chitarra in levare e violinista elettrico affianco. Ha cantato perle liriche come “Questo è lo stornello del vino bello” e “Io sono un musicante che fa musica scadente”. Difficile dargli torto. Ma l’attesa era tutta per i Modena City Ramblers, e per il loro combat-folk. La band per l’occasione ha anche celebrato 25 anni di carriera. E sul palco c’erano anche i Fanfara Tirana. Insieme hanno suonato “I Cento Passi”, ricordando anche loro Peppino Impastato, l’eroe siciliano di Radio Aut. Poi “Bella Ciao”, accennata poco prima da Avitabile. “Non è Primo Maggio senza i Modena che cantano Bella Ciao”, ha poi detto Luca.

Solo che a una certa, purtroppo, non ce la facevamo più. E restano solo immagini confuse. I Rezophonic che hanno parlato del loro progetto, ormai decennale, che riguarda pozzi e cisterne d’acqua pulita per l’Africa. Il rapper della compagnia che ha chiesto a tutti, di nuovo, di chinarsi sulla FANGAZZA. L’entrata in scena del Piotta. Mariolina che annunciava Tony Canto. E poi diceva che servono politiche sociali, economiche,  e fiscali più serie, perché il lavoro è una cosa necessaria, e che bisogna investire sull’innovazione, sui giovani, perché loro sono il futuro e c’è troppa, troppa, davvero troppa disoccupazione. Tutto questo mentre Luca Barbarossa annuiva.

Ci è parso di intravedere anche Nada con A Toys Orchestra. Un po’ di cantautorato elettrificato, quasi una copia dei C.S.I, ma “Amore Disperato” era un’altra cosa. E Peppe Barra, gigantesco attore napoletano, anche per la stazza, che ha napoletanizzatoLo Shampoo” di Giorgio Gaber. Un altro finto collegamento in diretta con Max Paiella, stavolta dal Castello di Santa Severa. Coez col suo rap soporifero. Coez che una volta montava i palchi del Primo Maggio. Inutile fare battute. La sindacalista di strada Teresa, sempre in prima linea per aiutare i braccianti sfruttati e costretti quasi alla schiavitù.

Mariolina che chiamava sul palco Ambrogio Sparagna, etnomusicologo e fondatore della prima scuola musicale contadina d’Italia. E Marlene, o meglio, Marlene Kuntz, arrivata sul palco per ultima, e maltrattata più di tutti. Infatti la creatura di Cristiano Godano è rimasta vittima di una scaletta amputata, per i soliti problemi di pressappochismo e disorganizzazione del festival. Ottima performance, comunque. Da veri pesci fuor d’acqua. Una cosa strana, per chi ha fatto infondo la storia di questa kermesse. E diciamo anche che una “Festa Mesta” non avrebbe guastato, dato il contesto.

Alla fine è uscito fuori Max Paiella, che ha raggiunto così Luca e Mariolina. Era sempre stato lì. I collegamenti erano pre-registrati. Ce l’ha fatta proprio grossa. Ha intonato un pezzo di “We will rock you” cercando il favore del pubblico. Erano le 19. E finalmente era tutto finito. A San Giovanni c’è stato il sole tutto il tempo, con appena qualche nuvola. La notte prima aveva piovuto. Da qui la FANGAZZA.

E adesso via alle premiazioni:

PREMIO FANGAZZA: Tommaso Cerasuolo dei Perturbazione

PREMIO TROMBA: Med Free Orkestra (per il secondo anno consecutivo)

PREMIO FISARMONICA: uno qualsiasi fra le 15 e le 16.15

PREMIO LETTERATURA: Marcello Introna, lo scrittore veterinario

PREMIO PRO LOCO LAZIALE: Max Paiella

PREMIO LAMBRUSCO: Gianluca Grignani

PREMIO IMBARAZZO: Blebla, con il brano sulla differenziata

PREMIO ANTIFA: Modena City Ramblers

PREMIO EVITABILE: Enzo Avitabile

PREMIO LUCA BARBAROSSA: Luca Barbarossa, ex aequo con Luca Barbarossa.

PREMIO “CAZZO CI STO A FARE QUI”: Marlene Kuntz

PREMIO INTERVENTO A SFONDO SOCIALE: Mariolina Simone