Cloud Nothings – Life Without Sound

Acquista: Voto: (da 1 a 5)

Saw what I’d done and who I’d been

I wasn’t comfortable with me

(Things are right with you; Cloud Nothings)

C’è sufficiente scremo? Questa è la domanda alla quale i Cloud Nothings ancora non riescono a tenere del tutto testa. Ci sono le melodie, le dispersioni soniche, poche note al pianoforte dal sapore lapidario e dolore argomentato in liriche di spessore. Life Without Sound è, infatti, un disco che possiede in sé chili di maturità musicale ben venduta. Up to the surface, nel suo intro marino, rende alla perfezione il percorso fatto finora da Dylan Baldi, mente originale del gruppo di Cleveland. Una stretta di mano, per rendere in un’immagine, tra Attack on Memory e Here and Nowhere Else, gli ultimi due lavori della band – senza contare l’album in collaborazione con i Wavves.

Di quest’ultimi, invece, si sente l’eco in brani lineari e coinvolgenti come Things are right with you: ritmo scanzonato per adolescenti turbolenti. Lo stesso discorso vale anche per Modern Act, singolo power pop per una rabbia da spiaggia, moderata. Diciamo questo non tenendo in grande considerazione l’album in questione, ovvero No Life for Me. Tuttavia, appunto, un’altra vita ci aspetta. Forse senza suono.

Le altre correnti musicali scorrono più sottili. C’è il mare ma c’è anche il sottile orizzonte, si potrebbe dire, guardando il ritorno alla vastità della copertina, come fu per il disco che Albini portò a far risplendere. Enter entirely, ad esempio, balla di sporcizie in stile Pavement e Grandaddy: lo stacco in levare è la ragione di un grande amore.

Come i più furbi, però, stiamo ragionando da sordi. Stiamo fingendo di accontentarci di questi Cloud Nothings. Non abbiamo ancora citato infatti il lato oscuro. Quello che risplende a persiane chiuse. Che respira in mancanza di ossigeno. Quello che fa benedire il post-hardcore degli ultimi anni. Realize my fate. Note distaccate vengono unite da percussioni e suoni rigonfi, fino ad un esplosione di urla che culmina in un finale noise e dispersivo. Nella sue parole circolari. Nelle sue grida autolesioniste, prima di tutto fisicamente. Una chiusura dannosa al nichilismo più becero. Una narrativa autoreferenziale. Si rimane intrappolati in una melma densa, pensando a quell’ape che Kieslowski intrappola per pochi attimi nella bevanda della morte. In definitiva, un brano che da solo probabilmente vale una carriera. Soprattutto se preceduto da Strange Year, altro brano a dare conferma della forza compositiva dei Cloud Nothings.

Sembra di essere incastrati all’interno di recinzioni fin troppo strette. Con gli ultimi tre dischi i Cloud Nothings si sono definiti e ri-definiti. Concedendosi solo qualche passeggiata in quel luogo ameno che in realtà sembrerebbe essere il vestito che meglio indossano. Probabilmente sono pronti per realizzare il disco giusto, ma nel momento in cui rilasciano singoli come Modern Act dimostrano una certa precauzione nell’essere hardcore (o post tali) che risulta stucchevole anche al più intimo dei fan. Life Without Sound speriamo rappresenti l’intersezione di due insiemi, il secondo dei quali abbiamo appena cominciato a esplorare.

Data
Album
Cloud Nothings - Life Without Sound
Voto
4