Siete pronti per il Bay Fest 2017?

bay fest 2017

Dopo aver assistito alla splendida prima data della manifestazione scorsa – di cui potete trovare il report qui –, quest’anno Rocklab ha deciso di collaborare con il Bay Fest 2017: evento imperdibile per ogni Punk Rocker.

Grandi nomi anche per l’edizione 2017, che al momento ha già messo a segno colpi importanti. Parliamo di band del calibro di Bad Religion, Rise Against, Anti-Flag e Ignite. Il Bay Fest, giunto ormai alla terza edizione, vanta, oltre all’ottima qualità degli interpreti sul palco, una location di tutto rispetto. Siamo sulla riviera Romagnola, precisamente al Parco Pavese di Igea Marina. Il Parco, adiacente alla spiaggia ed al Beky Bay – anch’esso impianto che ha ospitato e ospita svariati concerti –, proprio per via della sua collocazione riesce nell’intento di ricreare un’atmosfera à la Orange County. All’interno del festival, come sempre, saranno disponibili servizi igienici e di ristoro – che Punk Festival sarebbe senza la birra?  –, oltre all’enorme parterre all’aperto in cui seguire le performance.

Qui le informazioni su come arrivare, dove dormire e come comprare il biglietto.

Come se ce ne fosse realmente bisogno (spero per voi di no), andiamo ad approfondire i nomi fin ora confermati, magari stuzzicandovi con qualche curiosità che altrimenti vi addormentate: so come siamo fatti (noi Punk).

BAD RELIGION

Partiamo dal piatto forte, I Bad Religion di Greg GraffinBrett Gurewitz. Una carriera trentennale la loro – di cui a compendio è uscito il 26 Febbraio del 2016 l’album “30 Years Live“–, che li ha visti raggiungere il pantheon dell’Hardcore Californiano. Gurewitz, proprio lui, quello della Epitaph Records – in questo grande segno di continuità con i NOFX dell’anno scorso: vi dicono niente album come “Punk In Drublic” licenziati per l’etichetta Californiana? Una storia quella dei Bad Religion che nasce proprio nel momento più fulgido per l’Hardcore made in USA, a cavallo fra le invettive dei Germs dell’autodistruttivo Derby Crash (ed i primi Black Flag) e le derive Post di mostri sacri come i Minutemen. Loro erano lì, neanche maggiorenni, alla ricerca di un suono personale che poi arriverà con prepotenza nel corso degli eighties – i primi tre album di “studio” risultano illuminanti proprio in questo senso: in seguito ben fotografati dal fondamentale “80-85“.  E’ proprio sul finire degli anni ottanta e l’inizio dei novanta che i nostri cambiano marcia infilando due album memorabili per la propria definizione estetica. “No Control” e “Against the Grain” regalandoci due opere mature sotto tutti i punti di vista, implementando così una cifra artistica che ormai sfiora la perfezione stilistica di genere. Uno status che si farà sentire e forte nel corso di tutti i nineties – con dischi spesso di ottimo livello –, e che nel 2013 tornerà prepotente con il buon True North. In ogni caso vi garantiamo che stare nel pogo durante “Fuck Armageddon… This Is Hell” o “American Jesus” non è roba per cuori deboli, ma questo lo sapete già.

RISE AGAINST

Chi si ricorda degli 88 Fingers Louie alzi la mano! Non so voi, ma dalle mie parti la compilation “88 Fingers Up Your Ass” era diventata un best of da sfascio; di quelli che metti in macchina quando il viaggio verso il concerto è lungo o sai già che la serata sarà alcolica. Perché ve lo dico? Un po’ perché sono un nostalgico e un po’ perché all’inizio del nuovo millennio qualche membro degli 88 Fingers Louie – il bassista Joe Principe ed il chitarrista Dan Precision giusto per il primo album – è finito proprio nei Rise Against. Incideranno con la Fat Wreck Chords i primi due album per poi passare alla Geffen e tentare il salto con la Interscope nel 2014 (“The Black Market“). I Rise Against rappresentano con orgoglio una delle poche band che possono dire di “avercela fatta”. Insomma, non è facile raggiungere un appeal come quello che la band di Chicago riscuote nei propri fan, specie se si parte dal basso. Dalle adrenaliniche asprezze Hardcore di “The Unraveling” fino all’ultimo episodio in studio (il sopracitato “The Black Market“), i nostri non hanno mai perso la propria genuinità, evitandoci di dover assistere ad una saga sulla falsa riga di quella messa in piedi dagli A.F.I – ché l’isteria per certo fake Emo (mica i Texas Is The Reason) ci ha salutato da tempo, ed in ogni caso erano meglio con i capelli lunghi e l’altarino raffigurante Danzig sempre in bella vista.

ANTI-FLAG

Nascono nel 1989, ma un disco “vero” lo vedremo solamente nel 1996. Prima solo cassette autoprodotte (che fa molto Punk) ma anche tante indecisioni, una fra tutte la risposta alla domanda: ma noi come cazzo ci chiamiamo? A Pittsburgh, in Pennsylvania, pare ci fosse una nutrita comunità anti-fascista, loro frequentavano l’ambiente e decisero di entrare nel club di quelli che hanno una “bandiera” nel nome, seppur negandola – il motto è quello dell’anti-simbolismo, e della salvezza nelle creste colorate. Il loro suono, nel primo periodo è rappresentato da uno Street Punk debitore di Crass, UK Subs (l’atteggiamento) e soprattutto Rancid – ricordate “Rotten Future” da “Die For The Government“? Ma ben presto inseriranno fra le proprie influenze anche quelle delle primissime manifestazioni HC: in questo senso “A New Kind Of Army” (Fear) e “Captain Anarchy” (GBH) tratti da “A New Kind Of Army” (1999), rappresentano la cartina tornasole di un suono che via via si è andato a caratterizzare. Anche qui, con l’avvento del nuovo millennio la produzione è andata gradatamente verso un ammorbidimento dei toni, favorendo l’impatto melodico di un refrain sempre al cardiopalma. Una birra con loro bisognerebbe bersela per capire se sono rimasti gli scalmanati che erano, tanto per il resto c’è la musica che parla per loro.

IGNITE

Loro si, di Orange County, rappresentano oggi un punto di riferimento per la scena Hardcore Californiana. In realtà la loro, è la proposta dai contenuti socio-politici più impegnati del lotto. Questo forse non vorrà dire nulla, se si parte dalla forma-canzone, ma fidatevi che nel Punk (e lo sapete) le motivazioni a volte arrivano prima. La famiglia di Zoli (il cantante) giunse in America dall’Ungheria, erano gli anni ’60. In fuga da un Paese sempre più povero, annichilito da una dittatura a sfondo comunista. Lo zio, che invece era adolescente durante la seconda guerra mondiale, lasciò in dote alla famiglia le proprie memorie scritte: racconti che parlano di morte e privazione, di assolutismo. Tutto questo per spiegarvi come può crescere un animo giovane all’interno di un contesto familiare così falcidiato dalle peggiori rappresentazioni della dualità politica: riluttante, forse potremmo dire anarchico. Tornando a parlare di musica, qui non si sbaglia: quei Bad Religion che saliranno sul palco dopo di loro, entrano sicuramente nel novero delle influenze primarie con cui gli Ignite si sono costruiti un seguito di tutto rispetto. Il loro è un percorso che dalle dinamiche di genere legate alla scena Straight-edge degli albori – influenzati da band come gli Youth Of Today nei primi due lavori (“Call On My Brothers” e “Saccerd Of Life“) –, sono passati ad un canovaccio compositivo (già da “A Place Called Home“, del 2000) vicino a certe formazioni in seno alla Epitaph e perché no, alla stessa Fat Wreck. “A War Against You” l’ultimo lavoro  in studio uscito appena un anno fa, ci propone invece una band capace di pescare da talvolta un comparto Heavy piuttosto inedito, addolcendo al contempo la proposta: soprattutto nelle linee vocali, qui si, di stampo melodico.

Info:

http://www.lprockevents.it/
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