Gomma – Toska

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Cominciamo col dire che “Toska” dei Gomma è un DISCO GIOVANE. Ma non è un “DISCO-GOMMA-AMERICANA” (qua i Baustelle non c’entrano, ma forse c’entrano, vedremo). “Toska” è un disco giovane perché al passo coi suoi tempi. Ossia con tutto ciò che comporta, in determinati casi per nulla isolati, l’essere giovani al giorno d’oggi. Fuori-tempo, fuori-corso, fuori-mondo. Fuori ma dentro, perché la giovinezza oggi (oggi???) sembra quasi una condanna. Un disco giovane perché nato troppo tardi (per forza). Commovente atto d’amore (ingenuo ma non troppo, ingenuo ma mai abbastanza) per il passato glorioso dell’alternative italiano. Passato (presente) che urla Massimo Volume, che urla CCCP/C.S.I, e Marlene Kuntz. Però sotto l’egida chitarristica dell’ultimo post-hardcore/emo-core di casa V4V. Il ritorno quindi a un passato che era già cadavere alla nascita, pensiamo. Ma la musica, come il cinema e la letteratura, serve anche a questo: a far resuscitare i morti, e i mostri.

E i mostri negli horror di cosa si nutrono per tornare in ghingheri? Di carne giovane, di carne vergine. Infatti si intra-vede (sente) in queste nove tracce il sogno di tornare vergini. Di tornare ad essere quello che saremmo dovuti essere in quest’epoca, che è già finita. O cassata, immortalata. Eternata con un tassello mancante (noi, appunto). Che c’eravamo eh, sia ben inteso. Solo che nessuno ci vedeva. E questa amara consapevolezza, dell’essere fantasmi per forza di coseeccome se c’è (“andiamo a finire dentro un posto segreto/facciamo come gli elefanti”, chiude lapidario il singolo “Elefanti”). Dispiace insomma, che non si possa tornare ad essere morti come lo si era prima. Che non possiamo ripetere “Repeater” (i Gomma dal vivo fanno la cover di “I’m so tired” dei Fugazi, dalla colonna sonora di “Instrument”, il documentario sulla band di Washington D.C ). 

Purtroppo, morti come prima non si torna più: “Soffochiamo nel buio degli impulsi/prendiamo aria solo arrendendoci” (dal brano “Arrendersi”). Ma le sfide a perdere, a volte, sono le più emozionantiNella fattispecie, “Toska” è un album che dura poco, per non dire pochissimo (e la cosa va benissimo, bravi). E ti cattura dopo una manciata di ascolti. Quando attacca “Alice scopre”, e soprattutto quando attacca la voce di Ilaria Formisano, pensi: “Questo disco nemmeno è iniziato e già mi sta sul cazzo”. Forse perché in Italia non siamo abituati a sentire voci femminili nel post-hardcore, per giunta con testi in italiano. Ma superato lo scoglio della vedovanza, ovvero del pensiero “uffa, neanche stavolta sentirò il nuovo Guy Picciotto-Piccino-Picciò”, il gioco funziona alla grande.

Funziona alla grande, forse, per questioni di giardinaggio. E spieghiamo un po’ perché. Nel brano “Elefanti” è trapiantata infatti la traccia audio di uno scambio di battute preso dal film “Fino all’ultimo respiro” di Jean-Luc Godard. Un film del 1960, manifesto della Nouvelle Vague (i Baustelle fecero un’operazione analoga con un altro film sulla coda della loro “Sadik”, e su quel disco c’è pure “Gomma”). La cosa è complessa, forse forzata. Ma Alain Bergala nel suo saggio “La Nouvelle Vague o il cinema come arte dell’innesto” individua nel gesto cinematografico del movimento francese tre tipologie di innesto. E “innesto” qui è una parola presa proprio dal gergo botanico. Il primo è l’innesto della finzione sul documentario. Il secondo è l’innesto del personaggio sull’attore. Il terzo è l’innesto ex-post fra spettatore e film. Ok, la facciamo facilona. Comunque a noi interessa il secondo tipo.

In questo caso, è il protagonista del romanzo “La qualità della vita” di Paolo Marasca ad essere innestato sulla protagonista del concept-gommoso. E quindi de-facto sulla vocalist. “Alice scopre”, la prima traccia, altro non è che un remake del primo capitolo del romanzo. di cui su youtube è repertato un reading di Emidio Clementi (vedi che torna, vedi che torna). Pensiamo soprattutto al recitato di Ilaria Formisano, sfacciato fino a risultare irritante. Anti-retorico abbestia (nel senso di punkabbestia). Scrive lo svizzero Ramuz: “Si innesta solo su ciò che è selvaggio, sul selvatico”. Alain Bergala aggiunge: “Il selvatico è una pianta giovane che nasce spontaneamente, senza bisogno di coltura, e che dà frutti aspri o amari”. Quasi come i Gomma. E quel dubbio, quel “quasi”, ce lo porteremo nella tomba. Forever and After.

Ah che scemi, il titolo: “Toska” (volgarizzato qui rispetto all’alfabeto russo) è una parola che significa “sensazione di grande angoscia spirituale, spesso senza una causa specifica”. Perché questa (per ora) è la nostra “Gioventù Bruciata”, quindi “Rebel Without a Cause”. Causalità o meno, la trama del concept è a suo modo intrigante. Si parte col remake del romanzo di Marasca (stesso dilemma del protagonista: Caffè o Aranciata?) che diventa (giochiamo) “La Ragazza del Treno”. Alice all’inizio parte, ma forse quella è la fine. Il vero inizio sarebbe “Alice capisce”, l’ultima traccia. Alice capisce che lui l’ha mollata. Che non era andato a prendersi un caffè e basta. Perciò il caffè che lei prenderà è il simbolo della sua vendetta. Ha preso il treno, si è messa sulle tracce di lui. Perché forse vuole ammazzarlo.

Il riferimento alla Nouvelle Vague non può essere campato in aria (c’è un altro caffè storico nel cinema di Godard, la famosa tazzina di “Due o tre cose che so di lei”). L’intento politico dichiarato dalla band, riguardo il proprio lavoro di scrittura, riverbera l’irriverenza della suddetta New Wave verso l’imborghesimento (accomodamento, rammollimento) dell’arte cinematografica rispetto alla quale si poneva come “controcultura”. Qui vale per la musica. i Gomma ambiscono a tanto con questo esordio, magari inutilmente, vedremo. Le strutture dei brani nella seconda parte mostrano la corda. Servirà in futuro un po’ di lavoro per rendere più esaltante, più deflagrante,  meno prevedibile la formula (e se proprio non si vuole pazziare, “Repeater” Iuvat; si prega di copiare di più a questo punto, anche l’ir-repeat-ibile). Tanto siamo tutti più meno innestati (come questa scrittura qua: Ghezzate all’acqua di rose, smania parentetica, chissà cos’altro).

Occhio all’equivoco: si è letto in diverse recensioni, e comunque senza intento dispregiativo, che la vocalità della Formisano sarebbe acerba. Ebbene, non lo è affatto. Si è acerbi rispetto a un certo stile. Che implica un certo modo di usare la voce. Non si è acerbi in generale. La sua voce, con il punk, ci va a nozze. Fra yelling, spoken-word, e accenni di melodia, è (im)perfetta così. Sguaiata, scocciata, di colpo Isterica (di “Pensieri Parole Opere Omissioni”, anche lì vocalmente femminili). Formidabile Formisano. Resta un’ ultima (ma non l’ultima) faccenda da chiarire: “Caffè o Aranciata?”. That is the question. A noi, se fossimo lì a cantare (lì nel disco) verrebbe da rispondere: “Grazie, la vita la prendiamo comunque amara”. Alice è più decisa. Qualcosa esclude, qualcosa sceglie, in questo aut-aut. Sceglie il caffè. Scuro senza zucchero. Bollente Fahrenheit. E lo butta giù. Tutto d’un fiato.

Data:
Album:
Gomma - Toska
Voto:
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