Maximilian Hecker + Andrea Cola @Chiesa del Suffragio, Sabato 4 Febbraio, Savignano Sul Rubicone (FC)

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Un sabato sera in chiesa, ma senza l’ostia. Quella del Suffragio è posta nel centro della piccola cittadina Romagnola di Savignano sul Rubicone, e sabato è stata teatro dell’evento che ha visto salire sul palco pulpito Andrea Cola e Maximilian Hecker.

Fuori, vin brulè e sorrisi, dentro, il tepore di un concerto dal sapore liturgico.

La conformazione della chiesetta ben si presta alla proposta in oggetto. Il rettangolo benedetto, termina infatti con una zona presbiterale sovrastata dalla consueta cupola: qui illuminata in modo archetipico – destra azzurro e sinistra rosso –, richiamante la fotografia del Tovoli (Luciano)  – avrete sicuramente visto Suspiria di Dario Argento.

La soggezione ormai atavica che il luogo sacro incute nei partecipanti è palpabile. Basta questo per materializzare di riflesso quel silenzio pastorale che al “pronti via” un po’ stranisce il buon Andrea Cola – lui si, abituato allo stage (ben diverso) dei Rock Club. Tutti seduti sulle panche per il primo atto, con il frontman dei Sunday Morning che in un blitz scioglie la tensione, sfoderando una prestazione solistica di prim’ordine – saranno in tanti sul finale ad esprimere pareri entusiastici, che confermiamo fermamente.

La sua è una performance che ci riporta con la mente all’ottimo esordio solista d’inizio decennio – “Blu” (2010) che vi consigliamo di recuperare assolutamente –, da cui vengono estrapolate “Legno Bianco“, “Se Io Tra Voi” al pianoforte e “Anna, Senti Che Tamburi” in chiusura. Ma è proprio nell’incipit che si cela la cifra estetica alla base della scelta (accurata) dei brani. “Through The Eyes Of My Love“, tratta dall’ultimo lavoro dei Sunday MorningLet It Burn“, trova infatti nel raccoglimento ecclesiale la sua dimensione nativa: quella del Gospel. Le cover di Beatles (“Help“) e Sinead O’Connor (“Nothing Compares 2 You“) scorrono positivamente mai affettate, anzi dolcemente reinterpretate. Chiude con una chitarra sbattuta in terra e un saluto abbozzato, quasi a ricordarci la natura pagana di una musica qui finemente contestualizzata.

Segue il simpatico e talvolta goliardico Maximilian Hecker, rendendo onore alle pagine del New York Times che ne tessero le lodi agli esordi. Una gavetta che lo vide nascere come Busker di strada nel Berlin Mitte per poi guadagnarsi la stima degli addetti ai lavori mediante una poetica Pop giustamente descritta dall’artista stesso come incline ai: «Melancholy Pop Hymns». Qualcosa che cavalca la sensibilità espressa da svariati fuoriclasse di genere in passato – viene in mente immediatamente Nick Drake, il cui fantasma emerge in tutta la sua fragilità durante “Snow White“–, per poi essere rielaborata in chiave moderna. Un esempio di questa ricerca può essere riassunto dalla splendida “Silly Lily, Funny Bunny” – eseguita dal nostro al terzo episodio –, che fa il paio con quella “Baxtery Park” in odor (neanche a farlo apposta) di Tom Baxter.

Tra una canzone e l’altra, Maximilian si lascia andare alla battuta divertita con il suo pubblico; situazione inedita vista l’intensità della proposta, ma segnale d’inequivocabile autenticità. Il suo sorriso contagioso, spezza fra un brano e l’altro quella dolce austerità figlia di un Folk Internazionale finissimo. Ed è proprio qui che il personaggio Hecker emerge in tutta la propria umanità – chissà che quelle risate non siano un suo modo di combattere l’ansia da palco.

Chiude con una dedica e “I’ll Be A Virgin, I’ll Be A Mountain“, brano finito nella colonna sonora di  “The 1st Shop of Coffee Prince“: la serie Tv Sud Coreana incentrata sulle vicende amorose di Go Eun-chan (una giovane ragazza maschiaccio) e sugli equivoci che a volte solo l’amore, ed il rapporto sentimento-sessualità, possono generare. Ovviamente tutto questo non rappresenta un caso.

Una serata dedicata all’amore.