Cosmetic – Core

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Crescono, non guadagnano in ottimismo ma conquistano un’identità più definita, riscoprendo lo stile degli esordi; ecco che cos’è l’ultimo capitolo discografico dei Cosmetic, che suonano assieme da tempo immemore senza perdere la magica aura della bella giovinezza – a giudicare dall’attitudine che anima le tracce di “Core”, il loro nuovo album appena uscito per l’etichetta To Lose la Track in collaborazione con Dischi sotterranei (copertina di InserireFloppino).

Facciamo un passo indietro, perché in questo caso la storia del gruppo è importante: un po’ sfalsati sulla linea temporale, per questioni principalmente ignote i Cosmetic mancano l’appuntamento con le edizioni d’oro di manifestazioni come “Musica nelle Valli” – li avremmo visti volentieri calcare il palco tra i Death of Anna Karina e i Three Second Kiss nel 2003 –, ma rimediano poi velocemente diventando protagonisti del mitico Tafuzzi Days nello scenario di quella riviera romagnola che è la loro patria.

Vengono dal 1997 con i loro nickname (Balz, Ico e Bart) e l’amore per i Nirvana, cambiano formazione alcune volte fino a (ri)prendere la forma attuale – ora sono Bart, Mone ed Emily: per i fan ricordiamo che è da casa Cosmetic che arriva Urali, al secolo Ivan Tonelli, chitarrista della band nel biennio 2014-2015. Una fucina che non si esaurisce col passare del tempo, anzi.

I Cosmetic suonano live dal 2001, e anche questo, a distanza di 16 anni, fa la differenza. Sempre giovani ma con molta esperienza: il nuovo disco è l’emblema di questa quadratura del cerchio, infine raggiunta ripassando dal via, ovvero da quei capitoli fondamentali che sono Sursum Corda (2008), Non siamo di qui (2009, La Tempesta Dischi) e Conquiste (2012) – in mezzo, l’Ep “In ogni momento” (2011). Il cuore dei Cosmetic è in questa triade, fuori da quella parentesi psichedelica e disarticolata che è Nomoretato, con il quale ci avevano lasciati un po’ basiti nel 2014.

Ed è questo cuore che è contenuto (giocoforza di parola) in Core: un disco semplice, diretto e sincero come solo i Cosmetic sanno fare. È vero, in Italia ci sono tanti gruppi bravi in questo stile che si muove tra lo shoegaze, i riff di chitarra e gli afflati melodici/malinconici. Gente che suona e che nella sua cameretta ha ascoltato Sonic Youth, My Bloody Valentine, The Pain of Being Pure at Heart (e la lista potrebbe essere infinita) poi si è chiusa in sala prove per vedere cosa saltava fuori. Gli anni Novanta sono stati questo: un manuale per tanti, i genitori del cosiddetto post-rock, poi divenuto col tempo un magma di esasperazione di generi e sottogeneri.

I Cosmetic tengono benissimo la posizione. “Ho perso un po’ di grinta ultimamente”: così attaccava il testo di quella canzone benedetta che è “Sangue + Sole”, uscita otto anni fa; “È la fine del giorno, è tutto inutile” dichiarava la canzone “La fine del giorno”, che è del 2012. Il dettato musicale non è tanto diverso oggi, ma a suo modo lo è, in quella maniera naturale che a loro riesce tanto bene. E soprattutto non annoia perché non è mai né troppo giovanilistico né troppo retorico, e poi perché l’emozione sincera, con la giusta dose di nervo scoperto, paga sempre. È questa la formula magica dei Cosmetic, che in Core raggiunge un’espressione “matura”: il disco si apre con una canzone programmatica, “La fine di un’epoca” – Dobbiamo solo imparare ad imparare di più” – dove spicca la dolce voce di Alice e poi si sviluppa in maniera organica e compiuta, in potenza sonora e significato dei testi, in tutte le altre tracce. Gli ingredienti sono sempre ben dosati: bello il ritmo risonante di “Scheggia”, necessari i brani più delicati come “Come quel poco di buono (che avevi fatto)” e “La linea che si scrive da sola” dove la narrazione “personale” si intensifica.

Profondissima conclusione con due brani da urlo: le chitarre che ti entrano nello stomaco, insieme alle parole, di “In nero”:

 “Provaci davvero a creare tutto il giorno/portami sull’orlo a odiare tutto il resto […] In questo posto/non capisco più/se è il mio posto o meno/Se ne vanno tutti/finisce il giorno/e tu hai torto”

E la recita liberatoria nelle poche frasi di “Paura del principio”, pezzo che chiude il disco:

“Ho avuto paura del principio/questo diventare adulti non finirà mai/paura del principio/questo diventare se stessi non finirà mai”

I Cosmetic sono in tour, ascoltate il disco e seguiteli. C’è di che cantare.

Data
Album
Cosmetic - Core
Voto
4