The Freeks + Komatsu @Sidro Club, 08-03-2017

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Benché, negli ultimi anni, il trend motivazionale alla base dei festeggiamenti dell’8 Marzo si stia via via incarnando in una puntata di “Sex And The City” – alla faccia delle conquiste sociali, in favore di un bel cubano in mutande –,  noi di Rocklab ce ne andiamo al Sidro Club per vedere se il Rock’n’roll è ancora quella cosa trasversale capace di unire: con o senza spogliarellisti.

Del resto, il locale savignanese propone da sempre una programmazione incentrata sulle migliori formazioni del Rock underground nostrano, e non – i prossimi appuntamenti vedranno sul palco gente come Cut e The Devils, tanto per gradire –, mentre per la festa della donna saranno i losangelini The Freeks e gli olandesi Komatsu a movimentare la serata.

Neanche il tempo di un Japanese – se passate da queste parti assaggiatelo, qui lo fanno bene –, che quei ragazzoni di Eindhoven dei Komatsu cominciano a lavorarsi il pubblico ai fianchi. Stoner, Psych & Heavy: Monster Magnet che giocano con le trovate degli Stone Age all’ombra degli Stooges. Parliamo dei movimenti tellurici scatenati dal passaggio di un Bulldozer, guidato dall’ottimo Mo Truijens, qui capace di evocare il Dave Wyndorf (Monster Magnet) dei tempi d’oro. Compatti e senza sbavature, ricordano in certi episodi l’impatto live dei Karma To Burn, rendendo onore al loro ottimo esordio (“Manu Armata“) risalente all’ormai lontano 2013, ed al seguente “Recipe For Murder One” (2016). In questi quattro anni i Komatsu hanno suonato con tutti – Karma to Burn, The Sword, Red Fang, Clutch, Nashville Pussy, High on Fire, Corrosion of Conformity e Baroness –, aumentando la propria fan base e diventando dannatamente irresistibili in sede live. Ottimi.

I The Freeks sono la creatura di Ruben Romano (chitarra e voce), membro fondatore di band fondamentali come Fu Manchu e Nebula. Un Frankenstein Rock’n’roll che comprende anche Bob Lee alla batteria (Claw Hammer, Backbiter, Mike Watt), Tom Davies al basso – e sigaretta elettronica – (Nebula), Esteban Chavez alle tastiere, e Jonathan Hall alla chitarra (Angry Samoans, Backbiter).

La band emerse nell’ormai lontano 2008 con un album omonimo che annoverava gli interventi di artisti come: Jack Endino, John McBain (Monster Magnet), Scott Reeder (Kyuss), Isaia Mitchell (Earthless), Lorenzo Woodrose (Baby Woodrose), e che oggi porta in giro la loro ultima fatica “Shattered” (Heavy Psych Sounds) – che tanto ci piacque sul finire dello scorso anno.

Freeks di nome e di fatto, e basta poco per rendersene conto. A noi è servito incrociare Bob Lee (batteria) prima del concerto: se ne stava seduto all’entrata del locale, vestito con un lungo impermeabile beige da far invidia a Horst Tappert – meglio conosciuto come l’ispettore Derrick –, mentre discuteva del più e del meno con i fan. Lo stesso Lee che sul finale lascerà la batteria nelle mani di Romano esibendosi come frontman nel pezzo di chiusura; un’interpretazione da far invidia ad Henry Rollins.

La band di Los Angeles ha più volte dichiarato il proprio amore nei confronti di un Rock’n’roll Psichedelico che dal vivo lascia però emergere svariate influenze di matrice Punk-Rock. Detta in parole povere: sono dei pazzi scatenati che regalano esperienze live colme di Fuzz guitars e dinamicità – e a noi questo manda in brodo di giuggiole. Ruben Romano è una vecchia volpe che sa esattamente cosa vuole il proprio pubblico, e questa sera ha deciso di esaudirne ogni richiesta; l’unico problema si pone nella parte finale dell’esibizione, quando lo scatenato frontman notando la mancanza di sesso femminile sottopalco fa presente la cosa al microfono in maniera piuttosto colorita. Sperava forse in un happy ending, peccato che ne frattempo le poche donzelle accorse per il concerto se ne siano andate chissà dove: immaginiamo chi a casa, chi dall’irresistibile cubano dalle chiappe marmoree. C’est la vie.