Foo Fighters @ Rock in IdRho – Milano 15/6/2011

Attitudine e Visual: salgono sul palco dopo Iggy Pop and The Stooges, e lo fanno da headliner. Consapevoli di loro stessi e della propria grandezza. Probabilmente in Europa non vengono percepiti come la band enorme che sono in America, ma ecco, è un po’ come se fossero gli U2 dell’alternative: la band più grossa e con lo show rock più intenso e godibile della nostra epoca. O almeno questo è quello che traspare dalla loro attitudine. Niente scenografie complicate (a parte dei “sobri” monitor semoventi dalla forma avveniristica appesi alle strutture del palco, tutto il resto è la versione deluxe e maxi-espansa di un concerto rock da club), lo spettacolo lo fanno i performer, le loro chitarre (bellissima la semiacustica Gibson signature di Dave Grohl) il loro scapocciare, i capelli che si muovono a tempo, il sudore, i soli armonizzati tra Pat Smear e Grohl, la voglia di suonare e di urlare che hanno, e il coinvolgimento del pubblico. Tutto il resto è fuffa (quella della per nulla esaltante performance degli Hives, ad esempio, che precedevano i Social Distrotion nella scaletta della serata). Il carisma, e il talento di Mr. Gengive Grohl come frontman poi non si commenta. Come non si commenta la furia di Taylor Hawkins dietro alla batteria.

Audio: finalmente un festival che si sente. Nonostante sia all’aperto è probabilmente abbastanza lontano dalla città (Rho) da poter sparare ben bene i propri watt nel contado tutto attorno. Le casse ti arrivano dritte in pancia, come dev’essere, e non è solo una questione di volume: l’audio dei Foo Fighters è semplicemente perfetto.

Setlist: pronti? Via! Il concerto è un incrocio tra il ben noto Greatest Hits e l’ultimo Wasting Light, con alcuni inserti meno ovvi come Cold day in the Sun (da In Your Honor del 2005), o Stacked Actors (opener di There is Nothing Left to Lose del 1999). In scaletta anche anche due cover: Young Man Blues di Mose Allison (già presente nel disco di cover offerto dai Foo Fighters in occasione del Record Day Store), e Tie Your Mother Down dei Queen.
Favoloso l’inizio dello show, con una raffica implacabile di brani adrenalinici: Bridge Burning,
 Rope, 
The Pretender,
 My Hero,
 Learn to Fly,
 White Limo, 
Arlandria, 
Breakout. A questi seguono la ballad Cold Day in the Sun e I’ll Stick Around (che non avrà mancato di riportare alla mente i sapori e le atmosfere degli anni ’90 ai reduci del periodo), Stacked Actors, la bellissima 
Walk e l’immancabile Monkey Wrench.
Si riprende con Let it Die (da Echoes, Silence, Patience & Grace del 2007), Generator (da There is Nothing left to Lose) e anche qui sono ricordi, e per finire Times Like These e Young Man Blues (la cover di Mose Allison). Conclude lo show Best of You, la famosa b-side
 Skin & Bones e il botto finale di All My Life. Ed è proprio quando il pubblico non se ne vuole andare (e i Foo Fighters sono da quasi due ore sul palco) che Dave Grohl esprime il suo punto di vista sugli encore (i bis insomma): “Noi sappiamo che voi ora vi aspettate che facciamo finta di andarcene, e poi torniamo per fare i bis… è un rito abbastanza noioso no? E allora noi rimaniamo sul palco, non perdiamo tempo con questa farsa, ma suoniamo finché non ci fanno smettere!” E così fanno: è la volta di Tie Your Mother Down (cover dei Queen) e della gloriosa 
Everlong.

Due ore abbondanti di concerto per una setlist generosissima (considerato poi che il concerto dei Foos è il main event di un festival cominciato alle tre di pomeriggio… non si poteva chiedere di meglio)

Pubblico: si parla di 30000 persone. E di 30000 persone sudate, urlanti, coinvolte e calamitate dal carisma di Dave Grohl e dalla cantabilità da stadio dei brani in scaletta, ma non è tutto qui. C’è una capacità di dialogare col pubblico a livello istintivo in questa band che la consacra a miglior live-act rock del periodo. La band si diverte, il pubblico si diverte. E’ la legge non scritta di qualsiasi performance riuscita. Per quanto riguarda le tipologie di pubblico ne abbiamo di tutti i colori: pubblico generalista da festival, dai fuorisede venuti in pullman ai figli venuti coi papà, dagli adolescenti in festa per la fine delle scuole ai reduci degli anni ‘90 in camicia a scacchi, provati dal caldo di un pomeriggio passato ad ascoltare musica sulla spianata d’asfalto del festival ingurgitando hot dog e svariati rum e cola. Il migliore: un mito scalzo a petto nudo, con in mano una cornetta (piccola tromba ricurva), icona postmoderna di pauperismo e cultura. Si segnala grandissima presenza femminile: forse il sex appeal di Dave Grohl o del batterista “sono belloccio e maledetto” Taylor Hawkins hanno avuto il loro effetto collaterale. Come che sia, fa molto piacere vedere questa bella umanità varia e colorata.

Momento migliore: sarò banale, ma Everlong cantata a squarciagola da 30000 persone fa il suo effetto. Ma il suo effetto lo fa anche Dave Grohl che esegue un’ affettuosa versione intima chitarra & voce di Times Like These, aiutato dal pubblico, per poi attaccare con tutta la band sul terzo ritornello. O ancora ci si diverte su Breakout fatta cantare dal pubblico e completata da un mega solo di Grohl davanti alla batteria del sodale Taylor Hawkins, e poi in posa da guitar-hero in mezzo al parterre. Grohl sa di avere in mano il cuore del pubblico, e sa come giocarci.

Locura: tra i vari interventi di Grohl questo spicca su tutti per assurdità situazionista, è andata più o meno così: Dave Grohl – “Sapete… prima di questa band suonavo in un‘ altra grande band!” Pubblico adorante –  “OOOH! (quale, i Nirvana?)” Dave Grohl – “avevo diciott’anni, e si chiamavano gli Scream… Una volta siamo anche venuti a Milano a suonare al Leoncavallo!”

Ma locura è anche: il parcheggio del festival a costo fisso (ineludibile) di quindici euro (sì avete capito bene) e locura è anche aspettare incolonnati un’ora di orologio (giuro), come sulla Salerno-Reggio Calabria, prima di poter uscire dal medesimo parcheggio a concerto finito. Locura ovviamente non nostra, ma dell’organizzazione, e in questo caso non simpatica. Roba che lascia il segno. La prossima volta parcheggio a Rho e faccio prima.

Conclusione: il miglior evento rock di questa estate ed uno dei migliori live set in circolazione (se non il migliore). Se amate il rock e la sua ritualità dovreste vedere i Foo Fighters almeno una volta nella vita.

Foto di Daniele Bianchi

  • Martina

    Ricordiamo la metro che da mezzanotte all’una fa partire solo 2 corse..che fanno solo metà percorso.

    PS_non tutte erano per Grohl…le mie vicine di transenna svizzere eran lì per il fascino di Iggy

  • assoluto: grande Iggy, anche io ero lì per il suo sex appeal

  • Fiorellino

    ERRATA CORRIGE: i soli vengono armonizzati con Chris Shiflett ;)

  • ok, grazie della segnalazione

  • Io

    “tutto il resto è fuffa”
    certo, gli stooges sono storicamente proprio delle nullità.
    oh signùr quando leggo certe cose…

  • Emanuele Binelli

    lo spettacolo lo fanno i performer, le loro chitarre (bellissima la semiacustica Gibson signature di Dave Grohl) il loro scapocciare, i capelli che si muovono a tempo, il sudore, i soli armonizzati tra Pat Smear e Grohl, la voglia di suonare e di urlare che hanno, e il coinvolgimento del pubblico. Tutto il resto è luffa.

    Caro Io, con “tutto il resto è fuffa” mi sto con ogni evidenza riferendo agli atteggiamenti e al contorno scenografico tipico di certi concerti,
    che per un gruppo tutto sostanza come i Foo Fighters è superfluo. Questo il significato. Non so come tu abbia dedotto che mi stessi riferendo a Iggy Pop. Che tra l’altro adoro. E che tra l’altro al rock in Idrho ha fatto una performance maiuscola. E penso che dal inizio dell’articolo si capisse piuttosto bene quanto sia difficile per un gruppo, anche per i Foo Fighters, presentarsi dopo Iggy Pop. Spero di averti chiarito ogni dubbio