10 cd nel lettore di… Rocklab.it

10throcklabQuest’anno si festeggia un compleanno importante: 10 anni di Rocklab.
Come rendere omaggio alla webzine e ai suoi lettori?
Rendendo protagonisti di questo articolo proprio i fotografi e i giornalisti che ogni giorno raccontano storie di musica attraverso immagini e parole.

Non era fattibile elencare i 10 cd che ognuno di noi sta ascoltando in questo periodo, pertanto abbiamo limitato la scelta ad un solo disco: quello importante, quello che porta con sé le maggiori emozioni e che di cuore consigliamo agli ascoltatori.

Ecco questa volta i cd nel lettore…della redazione!

The-Strokes-Comedown-Machine1FURIO GANZ
The Strokes – Comedown Machine
Giustapposizione tra nuovo e vecchio.

spaccam[1]LORENZO GIANNETTI
Spaccamombu – In the kennel
Spaccamombu: fusione ingovernabile.
Un trip sconvolgente: Torino-Roma, alla testa d’una carovana d’elefanti migrante dall’Africa Nera, pronta a risalire lo Stivale facendo tremare le casupole di John Zorn e Dylan Carlson arroccate sul Vesusio.
Uno split monolitico, da far lentamente cedere le giunture e squagliare le sinapsi (à la maniera della raccolta “cult” dei 90’s, In the Fishtank), quello condiviso dal duo romano Mombu ed il chitarrista torinese Paolo Spaccamonti: i primi portano percussività sciamanica e fiati fragorosi come un’eruzione vulcanica, il secondo chiude ogni spiraglio di luce pizzicando corde doom-inate da forze oscure.

mrbungleHILLEL ZAVALA
Mr. Bungle – California
Io sono un’ascoltatrice sempre affamata di musica e per questo è stato molto difficile scegliere un solo album.
Dopo una lunga ricerca ho scelto California dei Mr. Bungle, perchè ogni volta che lo ascolto mi accorgo di un particolare nuovo e assurdo.
Questo disco mi fa anche pensare a quanto sia geniale e fuori dagli schemi Mike Patton e che grazie al suo lavoro ho conosciuta nuova musica e rivalutato cose che già conoscevo. Grazie Mike.

Autra-OlympiaMARCO BACHINI
Austra – Olympia
Beat And The Pulse è stato un singolo bomba a cui non ha seguito un album eccelso.
Addirittura la costola Trust è sembrata più in palla della band madre, la quale recentemente, per voce della leader Katie Stelmanis ha dichiarato che nel secondo disco avremmo constatato la maggiore propensione degli Austra ad abbracciare il ritmo.
Frasi in libertà, aspettative bassine (le mie) e invece, a sorpresa, Olympia è un disco bellissimo in cui Home esprime una strana idea di house da camera meglio dei discorsi che si fanno.

Nine Inch Nails - And All That Could Have BeenIDA STAMILE
Nine Inch Nails – And All That Could Have Been
La mia band “esistenziale”, insieme a poche altre, all’interno di un album che racchiude molti dei pezzi della discografia targata NIИ che più prediligo e che maggiormente rappresentano istanti, ricordi, emozioni, lacrime e sorrisi, calore e oscurità, visioni più intime e personali.
And All That Could Have Been (Halo17) coniuga la bellezza degli album più rappresentativi e intensi dei Nine Inch Nails – Pretty Hate Machine (conTerrible Lie, Sin, Head Like a Hole), The Downward Spiral (con Piggy, March Of The Pigs, Closer, Hurt), l’ep Broken (con Wish, Suck, Gave Up) e The Fragile (The Frail, The Wretched, The Great Below, The Mark Has Been Made, Starfuckers, Inc., The Day the World Went Away) – con l’emozione delle registrazioni live.
Un disco questo che ascolto ossessivamente almeno una volta al giorno…anche in vista di uno “speciale” molto particolare che uscirà presto proprio sulle pagine di Rocklab. Un gruppo dunque per me vitale e virale per un album capace di contenere la vera anima dei Nine Inch Nails fatta di contenuti testuali pregni di irruenza incisiva e densità interiore e di un sound dalla violenza graffiante e disarmante, il tutto fuso all’aggressività e alla potenza dell’intensità live.
Attimi di vita mescolati alle sensazioni di un concerto ascoltato su cd…

TWFM_Cover_3000x3000px_300dpi_RGBAGNESE DI QUIRICO
The National – Trouble will find
E’ uscito poche settimane fa l’ ultimo album dei The National che, essendo uno dei miei gruppi preferiti, mi porta a consigliare questo disco agli amanti della melancolia e dei brani in tonalità minore.

PeggySueAcrobats600MgMg080911SARA MANINI
Peggy Sue – Acrobats
E’ il secondo disco di un trio di Brighton che ho scoperto (ovviamente) per caso, avrei voluto scriverlo io e per questo rosico abbastanza, ma al di là delle frasi fatte…è un bel misto inquietante di grunge e post-punk, con intrecci melodici e ritmiche che certe mega-band possono solo sognarsi.
Appena posso lo consiglio a chiunque: anche se il nome del gruppo non ispira troppa fiducia, sappiate che non c’entrano fiocchetti e fiorellini, c’è solo tanto seducente tormento.

nick-cave-push-the-sky-awayFEDERICO TISA
Nick Cave & The Bad Seeds – Push The Sky Away
Perchè Nick Cave è sempre Nick Cave.
Perchè quando uno immagina l’Australia, immagina solo: canguri, maori e surfisti.
Perchè non è un disco da primo ascolto
Perchè Nick Cave non scala mai le classifiche.
Perchè Nick Cave è da ascoltare.
Perchè io amo Nick Cave.

vinyl_8542_8ffaa48ebbbd6cd6e0cb0a439c456e3cRICCARDO RUSPI
Neutral Milk Hotel – In the airplane over the sea
Discone, una delle perle degli anni 90, anche se completamente fuori dal tempo. Ogni volta che lo sento mi commuovo, non mi stancherò mai di sentirlo, fino alla morte. Ho sognato così tante volte che Jeff tornasse, che alla fine sembra stia tornando: io lo aspetto, lo voglio abbracciare.

resizeEMANUELA VH. BONETTI
The Paper Chase – God Bless Your Black Heart
Texani, all’ascolto dosano sapientemente una miscela rock-garage-punk che colpisce per la ricerca minuziosa nelle distorsioni.
A dirla tutta, è uno spazio infinito di incastri, fusioni e sperimentazioni che picchiano e violentano i timpani – One day he went out for milk and never came home, oltre ad essere un gioiello è puro caos.
E piace proprio per questo.

QOTSA_LikeClockwork-PackshotSIMONE GIULIANI
Queen Of The Stone Age – Like Clockwork
Uscito proprio pochi giorni fa, è costantemente nello stereo della mia macchina! gInoltre, si parla di un gruppo con cui sono cresciuto ed al quale ormai sono affezionato.

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Ed ecco il nostro video celebrativo-riassuntivo di questi 10 anni insieme che vi riproponiamo. Bene, ora potete commuovervi

  • Giorgio Papitto

    Loro si erano nascosti tra millemila e-mail, timidini.
    I Red House Painters con Down Colorful Hill

    Non è da molto che ascolto questo CD, ma ho capito che è diventato una parte da me inscindibile. Conoscete quelle storie di fratelli, che, separati alla nascita, comandati dal caso, s’incontrano ormai trentenni?
    Questi hanno potuto vivere a lungo nella loro indipendenza, incoscienti di una profonda vicinanza sanguigna; ma all’incontro non si son potuti nascondere l’un l’altro l’indissolubile e primitivo legame fraterno ad unirli. Da quel momento essi non hanno potuto fare a meno di riconoscere una parte di sé nella carne dell’altro. Ecco, questo è quanto mi è successo. Ma qui dopo il ricongiungimento vi è il fratricidio. I Red House Painters fanno male, ogni volta sempre più. Un debutto, quello che fu, miracoloso.

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