The Selecter @ Angelo Mai (Roma) – 26/09/2013

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ATTITUDINE E VISUAL: La cornice è quella dell’Angelo Mai Altrove. Per certi aspetti ricorda un vecchio e fumoso club della periferia di Manchester, tipo la Hacienda. E in effetti, la serata si prospetta come un revival, molto britannico delle atmosfere a cavallo tra gli anni settanta e gli anni ottanta. Sono passati tanti anni, e anche molte mode, ma lo Ska, cioè quel tipo di ritmo che affonda le sue radici nella musicalità tutta giamaicana che si incontra con il sound inglese, rimane sempre a galla. Non è solo musica, ma è anche tutta una moda e una ambientazione che ne esalta la forza e la modernità. L’Angelo Mai, a sorpresa, si presenta come una location adatta.

AUDIO: Nonostante avessi molti timori su un possibile effetto ridondante dei bassi, la resa acustica del concerto è stata buona, a parte qualche piccola imperfezione iniziale. Assolutamente positiva è la confezione sonora della band che esalta la potenza vocale di Arthur ‘Gaps’ Hendrickson e soprattutto di una Pauline Black  sempre a suo agio sul palco, come fosse calata direttamente dal 1979. Viene il sospetto che la sua ormai celebrata esperienza di attrice l’abbia fatta crescere anche come performer e capacità di stare sul palco.

SETLIST: A parte qualche episodio più recente, obiettivamente un po’ sottotono, la band ha presentato tutti i classici del proprio repertorio: da Three Minute Hero a Missing Words, da James Bond a una versione accelerata di On My Radio. Evidentemente gli spunti più creativi e più attuali della band sono quelli che pescano direttamente dagli anni settanta, ma reinterpretati con una maturità artistica, forse inaspettata.

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PUBBLICO: Sembrava di essere a un raduno Mod o di Rude Boys. So bene che ci sono differenze da non sottovalutare, ma il pubblico, coinvolto dai ritmi era per lo più composto da ragazzi e non fedeli al revival Mod con un look ben preciso, camice button down, polo fred perry o ben sherman, bretelle, sta prest, capello rasato e ragazze col capello a caschetto, per citare solo gli aspetti estetici più superficiali. E così anche la band sul palco esteticamente perfetta.

LOCURA: Uno dei ragazzi sotto il palco, molto ben piazzato, più volte è salito accanto alla band a incitare la folla. Prima del bis, l’affascinante Pauline Black accarezza la pancia del ragazzo, ormai in assoluto delirio da folla.

MOMENTO MIGLIORE: Senza ombra di dubbio il bis, nella quale spicca l’immortale Too Much Pressure. Una esplosione di ritmo, che cresce in maniera indefinita. Come fosse una corsa in bicicletta creando una osmosi tra band e pubblico sino a perdere forza e fiato. Sempre coinvolgente

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CONCLUSIONI: Bel concerto e non solamente per gli appassionati. I Selecter, non hanno avuto la fortuna, e forse gli apici creativi degli Specials o dei Madness. Però hanno sempre mantenuto una qualità creativa, specie di performer, indiscutibile. Le doti vocali dei cantanti sono praticamente intatte col passare degli anni. Anche il fatto di assistere a un concerto non affollato con tante persone che si ritrovano accomunate da una certa idea di stile e look fa il suo effetto. E’ una digressione nell’adolescenza, una fuga dalla realtà. A volte basta un po’ di ritmo e delle buone gambe per sentirsi in un viaggio nel tempo. E anche per questo il modernismo, nelle sue molteplici manifestazioni, è qualcosa di immortale.