Calibro 35 @Teatro Quirinetta – Roma, 26 novembre 2015

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Attitudine e visual:

A cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, ma sempre catapultati nel presente, dagli acquerelli fumosi dei polizieschi di genere ai fotogrammi sintetici e fantascientifici, immersi nello spazio dell’ultimo S.P.A.C.E., i Calibro 35 hanno da sempre rappresentato al meglio una sorta di visione cinematografica della loro stessa musica. Dal vivo è questa dimensione filmica che prende il sopravvento facendosi via via più corposa, dileguandosi lungo la suggestione di una miriade di atmosfere e immagini, sequenze che generano micro visioni che vanno dal funky al rock, dalla catarsi aliena e inquieta, passando per distorsioni crescenti. È proprio tutta questa fusione di gradazioni tonali che ha animato il palco del Teatro Quirinetta di Roma. In apertura ci sono i Solki, band “psych-pop-punk-rock” composta da tre elementi e che sviluppa il suo sound all’interno di un’antinomia tra la voce femminile (quella di Serena Alessandra Altavilla, che accompagnerà anche i Calibro 35 all’interno di un brano durante il concerto) e l’essenzialità dei suoni. È poi la volta di Enrico Gabrielli (sintetizzatori, flauto, sassofono, violino e voce), Luca Cavina (basso), Fabio Rondanini (batteria), e Massimo Martellotta (chitarra e sintetizzatori) e dei loro vortici strumentali capaci di creare suoni in continuo mutamento, basi sonore così vivide nella loro perfezione tecnica da sembrare quasi artificiali, lontane e irraggiungibili, labirinti melodici coesi nel loro snodarsi tra ritmiche sincopate, silenzi e deviazioni diradate. Nessuno spazio alle parole dunque, ma solo alla percezione delle rifrazioni musicali da pellicola.

Audio:
Una buona resa sonora quella del Teatro Quirinetta che è riuscita a rendere appieno l’impatto dell’intero live.

Setlist:
Il fulcro centrale del live resta sicuramente l’ultimo album S.P.A.C.E. a partire dal primo brano An Asteroid called Death, passando per la titletrack e Ungwana Bay Launch Complex. La band infine concede un lungo, energico, ruvido e interminabile bis.

Momento Migliore:
Se la musica dei Calibro 35 è in fondo come guardare con le orecchie un film dall’inizio alla fine, anche il live va percepito allo stesso modo, nella sua interezza, come una successione di suoni continua e penetrante.

Pubblico:
Un pubblico più che diversificato per un Quirinetta strapieno a tal punto che chi si trova più in alto ha evidenti difficoltà nel vedere il gruppo sul palco. Ma poco importa, sono tutti coinvolti in questo itinerario di suoni collettivo, pronti a immaginare quello che le note producono in maniera intima e personale.

Locura:
I Calibro 35 annunciano un ballabile dal titolo “Daje, daje, daje” prendendo spunto proprio da alcune affermazioni carpite dal pubblico.

Conclusioni:
I Calibro 35 destrutturano ed edificano dunque sul palco una perfetta colonna sonora, un film immaginario carico di flash-back ritmici e chiaroscuri sospesi in dimensioni spazio/temporali sempre differenti, mentre ognuno dei presenti può modellare nella mente, e a suo piacimento, il semplice sentire dei suoni.