The Zen Circus – La Terza Guerra Mondiale

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Qualcuno ha notato che gli Zen Circus sono in circolazione dal 1998? Per essere precisi, comparivano nelle retrovie della scena nel 1997, in una compilation dal titolo “Soniche avventure” insieme ad altri gruppi tra cui i Verbena (che sarebbero poi diventati i Verdena). Adottati infine da “La Tempesta Dischi“, casa di tutto rispetto, sono entrati prepotentemente nelle nostre vite con “Andate tutti affanculo” (nel 2009), canzone perfetta per certi temperamenti nevrotici, capace d’intercettare il bisogno di sfogo delle nuove generazioni verso un mondo alla deriva.

Nuovi mentori della canzone di denuncia sociale ben oltre i 360 gradi, gli Zen Circus continuano a cavalcare l’onda con “Nati Per Subire” del 2011: in realtà l’indole della band è già tutta in quel disco fortunato che è Villa Inferno (2008) un disco che nasce sotto la buona stella di collaborazioni prestigiose e dà il via a quello stile cantautorale cominciato con “Figlio di puttana” e sfociato in “Pisa merda”, traccia numero quattro di questo “La Terza Guerra Mondiale”.

Otto dischi, un Ep, molti tour, tante alleanze musicali e la produzione dei conterranei Criminal Jokers – il gruppo dell’acclamato e premiato Francesco Motta. Del resto, Andrea Appino e compagni, dopo 18 anni l’età adulta se la sono guadagnata e, da maggiorenni, decidono di pubblicare un disco altisonante, dichiarandosi definitivamente capofila della canzone di protesta in chiave Punk-Rock. Spingono di più dei TARM, e sembrano avere pochi debiti nei confronti dei cantautori che prima di loro hanno puntato il dito sulle ingiustizie sociali; il loro è uno stile contemporaneo, riconoscibile. Le dieci tracce de “La Terza Guerra Mondiale” rappresentano probabilmente il punto di arrivo del lirismo sarcastico e (auto?) critico che da sempre caratterizza i testi degli Zen Circus.

Sicuramente uno dei punti forti del nuovo lavoro risiede nell’ottimizzazione di quello che a tutti gli effetti è un buon prodotto Pop, perché forse ha senso che nel 2016 l’arte della protesta sguaiata faccia i conti con il pubblico che ha davanti: sempre che la protesta abbia oggi effettivamente un senso, e se il “non aver paura di dire le cose” possa valere come reale rifiuto del mondo che ci è toccato in sorte.

L’immediatezza viaggia con le parole, che diventano “forti” in brani come “La zingara” e provocatorie in “Pisa merda“. Gli arrangiamenti si fanno curati nella ballata da grande palco “L’anima non conta“, ed il paragone accennato con i Negrita qui diventa calzante: e poi chi l’ha detto che sia un male, ad una certa età, smettere di suonare nei piccoli paesini e andare negli stadi? L’anima resta comunque quella del Punk-Rock made in Italy e ben fatto, come possiamo sentire in “Ilenia“, il singolo scelto per anticipare, con annesso videoclip, l’uscita del disco.

“Una guerra mondiale ancora / per vedere che fareste ora / voi che parlate di fucili / di calci in culo ed esplosivi / una guerra mondiale ancora / una vera e non su una tastiera”

Un’idea antica questa della guerra che serve a mettere ordine, di per sé mica tanto rivoluzionaria. Ma siamo o non siamo in guerra? E poi se: “come è che stai tu / nessuno lo chiede più / quello che dalla musica la gente vuole / è sentirsi dire che andrà sempre tutto bene”, le vere canzoni di guerra le ascolta ancora qualcuno?

Data
Album
The Zen Circus - La Terza Guerra Mondiale
Voto
3