Ida sta a mille! #0

“E tutto insieme, tutte le voci, tutte le mete, tutti i desideri, tutti i dolori, tutta la gioia, tutto il bene e il male, tutto insieme era il mondo. Tutto insieme era il fiume del divenire, era la musica della vita.”
Hermann Hesse – Siddharta

Qual è la nostra vera natura? Chi sono? Qual è l’intima realtà delle cose? Qual è il ritmo acustico di ogni singolo essere umano? Come mai la maggior parte degli individui tende a castrare i propri istinti fisici e mentali? Non vi è mai balenato in testa di porvi questi originali interrogativi?

Spesso mi fermo a pensare…a ragionarci su, a riflettere sul mistero dell’esistenza della vita, della musica e dell’universo. A volte vengo pervasa dall’idea che il mondo, così come ci appare, non sia reale, ma un qualcosa di mutabile e pertanto fittizio. Probabilmente per queste ragioni la magia, come la musica e l’esoterismo hanno da sempre rappresentato una componente fondamentale della mia essenza; sin dalla prima volta che presi tra le mani un mazzo di Tarocchi, le Rune o l’I-Ching, sentendomi appagata; sin dalla prima volta che ascoltai i suoni provenienti dal carillon sulla culla, assaporando una prima ebrezza di felicità.

L’altro giorno, mi trovavo nella stanza a riflettere. Mentre ascoltavo Cody dei Mogwai con una candela alla lavanda accesa, cercando di ritualizzare “sonorità” esoteriche e leggendo il mio futuro nei Tarocchi, il respiro si è placato un istante, il cuore ha cominciato a battere ed è nata in me la consapevolezza di riscoprire il mio “Morpheus” interiore, la voglia di guardarmi dentro esplorando corpo e mente. Per andare al di là dei soliti e datati schemi psicoanalitici e, in primis, per assecondare la mia vera natura, come in una mossa mentale di Neo in Matrix, scartando la pillola blu, ho ingurgitato la pillola rossa. In definitiva ho scelto la via della meditazione, affidandomi a uno Yogi. Tutti gli individui anelano il sentiero della pace fisica e mentale; io ho deciso di raggiungere questa sorta di libertà suprema, intraprendendo il cammino meditativo. Lo Yoga, in fondo, non è altro che osservazione consapevole della mente che conduce all’incontro col nostro vero volto e con noi stessi, senza separazione tra spirito e materia.

Maharishi Yogi è un guru indiano barbuto e brizzolato, fisionomicamente molto simile a Jerry Garcia dei Grateful Dead, che pratica la meditazione trascendentale e il tantrismo da molto tempo (lui afferma “da quando il rumore roboante del tuono si fuse al flebile soffio di vento”) e, come ogni buon Maestro che si rispetti, pratica la sua arte gratuitamente. Vive in una casa spartana immersa nel verde, lontano da stress, smog, inquinamento acustico o d’altro tipo; dice per avere un contatto più vero con la natura e col suo “fondamento primordiale” (il Karma).

Prima di iniziare con la meditazione vera e propria, il Maharishi mi conduce in una stanza piena di vinili, così pregna di musica da poterci trovare qualsiasi cosa le orecchie abbiano bisogno di ascoltare nell’arco di un’intera vita. Mi incita a scegliere il suono a me più congeniale, quello che “le corde della mia anima” sentono più idonee per intraprendere la prima fase di sperimentazione meditativa. La musica e la meditazione infatti suggeriscono entrambe, se correttamente percepite, una condizione di ascolto consapevole, ricettivo e attivo al tempo stesso. Se la musica facilmente smuove il sentire, la meditazione ne consente un’osservazione più attenta e precisa, per conoscere meglio sé stessi. Ho pensato che Zeit dei Tangerine Dream, come primo approccio alla meditazione, avrebbe reso questa esperienza “cosmica”.

Per i neofiti come me, almeno inizialmente, il Maharishi adotta una disciplina psicofisica piuttosto severa (sadhana), che si sviluppa secondo otto fasi (ashtanga) [le restrizioni (yama), le osservanze (nyama), le posizioni (asana), gli esercizi respiratori (pranayama), la concentrazione su un punto (pratyahara), la concentrazione su un oggetto specifico (dharana), la meditazione (dhyana), supercoscienza o consapevolezza del principio divino (samadhi)] e mira a riequilibrare i sette Chakra, lavorando direttamente su di essi a livello meditativo.

La pratica inizia in giardino, incrociando le gambe, secondo la posizione classica del loto, e mantenendo la schiena ben dritta; poi si inizia a seguire il respiro attentamente e continuamente senza condizionarlo in modo alcuno. Io cerco di liberarmi di tutte le paure, di ogni inibizione fisica e mentale e di lasciarmi trasportare dalla musica. Il primo giorno di meditazione dura circa mezz’ora e serve come fase germinale per afferrare e comprendere appieno la tecnica Yoga. Prima di congedarci, il maestro mi consiglia di appuntare le mie visualizzazioni, le mie sensazioni avute in fase di meditazione, soprattutto quando pratico sola senza la sua guida spirituale; dice che serviranno anche per il più complicato e futuro cammino tantrico.

Tornata a casa, svuotata dalle ansie e col cuore pieno di gioia scaturita da questa iniziale esperienza meditativa, provo a fare Yoga in solitudine. Accendo una candela al Bergamotto e un incenso naturale all’Ylang Ylang, inserisco nel mio lettore Gentlmen degli Afghan Wighs ed entro in contatto col mio corpo, col mio respiro e con la mia coscienza, senza pensieri, condividendo lo spazio della musica.

illustrazioni: Marzia Grossi

il diario di Ida sta a mille!

Successivamente la mia penna interiore annoterà tutto, visualizzando i pensieri più reconditi della mia persona, desideri e realtà concentrati in un foglio di pergamena bianco:

Pentagramma di una strega/artista

Sono la prostituta del mondo, Meretrice dardeggiante, Semiramide d’ogni uomo. Cleopatra infettata dal velenoso serpente della trasgressione; la mai scelta, l’amata solo per il tempo di una scopata.
Bella Addormentata da un “suono ascendente”, Alice frastornata da un Cappellaio Matto e da una Regina di Cuori invadente.
Sono il “Dopo che” dei Massimo Volume; la “Somebody To Love” dei Jefferson Airplane; la “Little Girl Blue” dai sogni infranti.
Sono il “Due” (ITDO) che assapora la solitudine; colei che quando non si accorge di respirare penetra “Dentro Marlyn”.
Il mio vivere è un film incompiuto, nel quale lo zampino di un Walter Murch, “In un batter d’occhi”, ha spesso “tagliato” il lieto fine; un montaggio sempre in fase di realizzazione e con molte dissolvenze in nero.
Il mio Dna: una chiave di violino;
Il mio corpo: perennemente scosso da plettri spermicidi;
La mia vita: un pentagramma musicale ancora tutto da scrivere.
Vergine ascendente Sagittario, questo è quelle che le stelle dicono di me; figlia del mio tempo, ma zingara gitana errante tra ere immaginarie e psichedeliche alterazioni spazio-temporali.
Sento, ascolto, assaporo, sperimento… Vivo di attimi e mi nutro di ricordi; fuoco digitale che spesso brama l’analogico; corpo da Compact Disc e anima in vinile.
Scrivo per ovviare alla realtà ed erigere altari onirici; ordisco arazzi di parole per espiare la mia anima karmica con l’inchiostro della vita. Tra un bicchiere di Whisky e uno di Rum, mi nutro di lemmi per esiliare dolori e illusioni, cristallizzando gioie e ricordi.
Sfioro la poesia per raccontare la magica e sacra potenza del sesso, suono dolce e puro che alimenta la mia “musica” interiore e smuove l’esistenza tutta.
Romanzo la melodia in “brani” mentali, composizioni dal ritmo agro-dolce, mescolando arte e vita, amore ed erotismo, carnalità e sensuale trascendenza.
Quando la notte, figurativa o reale, si avvicina e non vuole rendermi alla vita, masturbata dalla solitudine e violentata dalle sofferenze, mi rifugio nel mio mondo “altro”, scandagliando la mia biblioteca inconscia di musica, arte, libri, teatro e cinema, per allontanare ogni incubo mefistofelico e partorire pensieri e speranze.
Donna d’arte, Geisha sempre in cerca del suo padrone spirituale; artista vogliosa di una Musa per ridere, scopare, sognare, amare, piangere e dimenticare.
Un po’ santa e un po’ puttana, un po’ strega e un po’ sciamana, un po’ hippie e un po’ punk; sempre  in balia di mente e cuore, istinto e ragione, Anhata e Sahashara, l’Yn e lo Yang della mia esistenza.
Medito per offrire pace al mio Io interiore, plasmando le pene del cuore. Ritualizzo e invoco Dei e Arcani per assaporare l’ebrezza dell’ignoto e scorgere risposte. Affido l’anima alla magia, per farmi rapire dal soffio vitale di un alchemico mistero.
L’ “uccello”: il mio spirito guida
Dioniso: la mia mistica energia naturale
Bacco: colui che mi fa impazzire
Il rock: la mia scossa elettrica
Credo nell’interezza divina di ogni essere umano; bramo un’anarchica società svuotata dai dettami politici e religiosi, svincolata da Dogmi e Censure; inseguo il sogno della totale libertà mentale e fisica dell’individuo, in armonia con la natura e l’universo.
In un mondo saturo di pudore, dove fottere come animali (Trent Reznor docet) è vizio peccaminoso e triviale e amare profondamene è eresia che induce all’isolamento, anelo la completezza del due che diventa uno, conscia del fatto che sia impossibile lambire la carne senza ascoltarne il rumore dell’anima. »

  • Dave Gorman

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