Democrazia #13 – Valerian Swing – Bancale – La Blanche Alchimie

Riuscissimo a trarne energia pulita, saremmo i primi produttori in Europa: adesso come non mai il fenomeno del riciclaggio musicale pervade la scena, ed ancora una volta ci mostra la tristezza dell’immobilismo tutto italiano, di questa nazione di giovani-vecchi e di vecchi-giovani.

Un pò come nella politica italiana, dove nascono nuovi partiti e movimenti, composti sempre dalle stesse persone attaccate alla poltrona come cozze pelose allo scoglio, così le fresche band nostrane – che trovate mensilmente sulle vostre riviste e webzine – alla fine sono un mix&match di altri progetti dichiarati defunti, o almeno in pausa di riflessione a tempo indeterminato.

Non è che poi nella nuova veste cambi molto (e l’agognato successo è molto di là da venire), ma l’impressione è piuttosto quella di un infinito tirare a campare, di un allungare il brodo, di un raschiare il raschiabile del fondo della propria pentola (incrostata) che insinua nell’animo una tristezza strisciante: nonostante l’esperienza (più o meno) fallimentare o (più o meno) di successo del progetto precedente non ci si vuole proprio arrendere al fatto di dover appendere la chitarra al chiodo e trovarsi un altro lavoro.

Ultimi esempi sono: Quakers & Mormons, che altro non è che Maolo di My Awesome Mixtape che ancora aspetta di raggiungere i 10.000€ di donazioni su Sellaband; poi abbiamo i Pineda di Moltheni (dopo aver messo la parola fine al progetto solista); poi ancora abbiamo gli Amor Fou, che sono la band a tripla lievitazione di Alessandro Raina dopo Giardini di Mirò e Casador, che naturalmente va in tour con Colapesce, che nient’altro è che  il cantante degli Albanopower utilizzati in blocco per le registrazioni (Albanopower meets Albanopower).

Si arriva anche ad esperimenti genetici atti a creare il gruppo mischione, come gli Spagetti Bolonnaise che sono un pot-pourri di My Awesome Mixtape (da ribattezzare ormai My Awesome Mistake), Fake P, Lava Lava Love, Ternera e Pilar. Per non parlare poi della categoria survivor: gli scampati al naufragio del Titanic della loro formazione originale, come Benvegnu, Lele Battista o Umberto Palazzo (io lo considero un pò come il giapponese sopravvissuto sia ad Hiroshima che a Nagasaki).

Mi basta navigare le prime pagine delle webzine per sentirmi come se stessi votando Democrazia Cristiana da quarant’anni, qualsiasi sia il simbolo sul quale scribacchio, sempre meno convinto, la mia preferenza.

Per fortuna ci sono anche esempi riusciti: vedi il Teatro degli Orrori, sposalizio fra ODM e Super Elastic Bubble Plastic.

E Giorgio Canali? Ho smesso di contare tutte le band ed i progetti discografici a cui ha partecipato nel lontano 2002.

I primi che incontriamo oggi sono i Valerian Swing, emiliani, che definirli power trio sarebbe riduttivo: il sound di A Sailor Lost Around the Earth sembra provenire almeno dal doppio degli elementi. L’album vanta una produzione notevole (Matt Bayles, che ha lavorato con ISIS e Pearl Jam) ed anche delle scelte di produzione non comuni (ascoltare dei fiati sul primo brano, Dr. Pengle is there, fa davvero un certo effetto, sorprese di questo tipo sono sempre gradite), eppure l’ascolto si rivela davvero impegnativo. Un brano come Le Roi Cremeux nei primi 30 secondi di ascolto presenta ben cinque variazioni, decisamente troppe: appena ti concentri su un mood, o cerchi di seguire il ritmo, il brano viene spaccato e continua in una maniera del tutto imprevista ma soprattutto senza una logica. Credo ci sia una sottile differenza fra essere eclettici (ma con gusto, beninteso), essere tecnicamente preparati e fare il circo. Molto meglio brani come A Sea in your Divine Fast, più prettamente sul genere post-rock, che permettono di calarti nell’atmosfera del brano, presentando una progressione ragionata ed un climax molto bello, ma soprattutto a tono con la composizione intera. Since Last Century invece è un brano particolare, a cavallo fra due mondi: parte con un succoso intro dal sapore heavy, andando poi sempre più complicandosi nello stile proprio della band (e ben venga averne uno proprio), abbandonando riff ben costruiti per  passaggi di pentatonica a mano ferma, buttati un pò così, in maniera aleatoria.

Per i Bancale, bergamaschi, la Padania è invece roba da film western, uno di quelli marci però, col cadavere dello sceriffo appeso penzoloni al palo su cui è inchiodato il nome della cittadina di frontiera che abbiamo appena raggiunto. In questo Frontiera, brani come Randagio, Megattera, Corpo (giorno che scorno), offrono uno scenario sonoro cupo, acido, ipnotizzato da una sbornia di mezcal che ti ha intossicato il corpo ed il cervello: la voce perennemente fuzzata, l’utilizzo delle lamiere, la scrittura dai passaggi obbligati dai colpi lenti ma inesorabili… Non c’è dubbio che la cosa meglio riuscita di questo disco sia l’ambientazione. Frontiera è il pezzo che ti aspetti venga suonato dalla band in una bettola fumosa di periferia, con l’intermezzo ostinato ed angosciante, per poi tornare ai suoni rarefatti della parte cantata, anzi, rantolata. Cavalli è invece un brano-manifesto, posto quasi alla fine dell’album, un brano con un’esplosione di fuzz che riempie tutto, e che finisce col coprire le parole nella parte finale. Un lavoro che devo dire mi ha fatto un certo effetto, lasciandomi con la curiosità di vedere se dal vivo riescono a riportami negli aridi deserti del west.

La Blanche Alchimie invece ci presenta questo Galactic Boredom. Decisamente un disco che si lascia  ascoltare con piacere. Curioso il fatto di accostare un titolo del genere, che nella mia mente rimanda ad immagini alla Asimov, ed alla noia galattica di un androide perso nel vuoto dello spazio, ad un album quasi totalmente acustico, con piano, chitarra acustica e suoni twee. Nella mia testa suonano come una versione rivisitata e aggiornata di Lisa Loeb quando si accompagna solo con la chitarra. Forse anche un pò Jewel, ma più per il suono della voce. L’attenzione infatti è completamente posta sulla voce della cantante, che si esprime in una buona performance, anche se l’intenzione della produzione di rendere il tutto in un maniera romantica e languida ha come risultato di riempire la registrazione di sospiri, fiati, gasp ed esse sibilanti (Temples Burning non ha una linea che non inizi con una bella presa di fiato e finisca con una sfiatata).  Detto questo i brani sono molto buoni a livello di scrittura ed hanno uno spiccato appeal radiofonico (Fireflies per esempio) compresi i ritornelli, permeati di quel feeling che è un misto di piacevolezza  e easy-listening.

  • Paritaria

    fortunatamente la musica non fa catastrofi come la politica, nessuno obbliga a farla o ad ascoltarla.
    Ho l’impressione che siete voi giornalisti di blog a raschiare il barile perchè non contate un cazzo di niente fortunatamente e lo fate per attirare attenzioni. Vero è che la maggior parte sono dei musicisti falliti o frustrati. Vuoi scatenare guerre fra poveri? vuoi essere citato su rockit o pagato da rolling stone? vuoi diventare lo scaruffi italiano? Prova a fare il giornalaio, il giornalista lascialo fare a chi sa scrivere povero scemo

  • Eka 72

    “lo scaruffi italiano”?

  • Moleskine88

    Mia nonna (per restare in tema) diceva che ai pazzi o ai poveri scemi non si da mai retta, soprattutto quando con i loro sproloqui evidenziano la verità più triste e crudele, come in questo caso.

  • Requiemforadream

    “voi giornalisti di blog a raschiare il barile perchè non contate un cazzo di niente fortunatamente e lo fate per attirare attenzioni. Vero è che la maggior parte sono dei musicisti falliti o frustrati.”

    ecco, Rockit rappresenta pienamente i casi citati. con la variante dei pompini ai soliti noti per poter essere cagati.

  • MrDewey

    Dunque, mi permetto di avanzare qualche critica dando per scontato che chi scrive l’articolo sia titolato per farlo. Sì, perché l’Italia è triste, la musica italiana è triste, ma anche la critica è tristissima. Procedo. Io sono musicista, titolato in quanto diplomato. Sono anni che studio e anni che mi diverto a farlo. Questo è il primo punto. Forse non si tiene conto che la gente lo fa per divertimento, anche. Punto due. Non tutti scrivono brani come i blogger scrivono articoli, per darsi arie. Punto tre: se i Fake P (citando a caso) sono arrivati dove sono arrivati, poi si sono sciolti e si sono “riciclati”, come dice chi scrive, in altri gruppi che sono abbastanza conosciuti da arrivare a innervosire chi scrive forse è perché sono bravi a fare quello che fanno, forse tra loro ci sono musicisti professionisti che conoscono il mestiere. Cosa dovrebbero fare quelli? Fallito il primo progetto buttare via tutto e “andare a lavorare”come direbbe qualche militante dalla camicia verde? Ma per piacere. E poi, vecchi? se uno a ventisette anni è vecchio…. Per rispondere a paritaria. Non farei di tutta un’erba un fascio. Bisogna stare attenti ad usare i termini. La differenza è tra musicisti e suonatori. Gli ultimi sì che spesso sono frustrati. Concludo. Carissimo “giornalista” (iscritto all’albo?) la prossima volta che sei davanti il computer e non ti tira esci a farti un giro….

  • Nubi Azal

    sei provocatorio come Franceschini ultimamente, voterai mica PD per caso?

  • Giovanni Papa

    Democrazia è una rubrica satirica: con sarcasmo vengono affrontati argomenti riguardanti la scena musicale in Italia, con un evidente tono provocatorio. Che spessissimo lascia il segno. Ma che soprattutto non spaccia verità assolute ma solo opinioni, che a loro volta facciano riflettere. Non dico niente che non sua già stato detto da altri in una delle tantissime serate nei club d’Italia a seguire i concerti.   Tutti gli artisti citati e non, hanno il diritto di poter vivere con la propria musica, e realizzarsi nella vita, non mi pare di aver detto niente di offensivo a nessuno o posto veti di sorta. 

    Ps: non vado in giro con la stella da sceriffo puntata sul petto, le mie “credenziali” si trovano sul mio Facebook per chi fosse interessato, in genere non chiedo alle band che vado a vedere o che mi spediscono i dischi di allegarmi il diploma del conservatorio con votazione finale per vedere se sono davvero dei “musicisti” altrimenti non li considero tali. La musica viene da chiunque voglia proporla…beh anche un signor nessuno ha diritto di criticarla. 

    Altrimenti se vogliamo fare una gara a chi ce l’ha più lungo basta dirlo e mi calo le mutande.

  • Giovanni Papa
  • Nubi Azal

    ah, obsolescente, ossimorico rispetto agli intenti insomma. capisco meglio l’apprezzamento per i Teatro, grondanti di retorica.

  • Giovanni Papa

    Oh beh, aspetta che mi apro le chiappe così puoi scrutarmi meglio il buco del culo e vedere se sta andando in aporia. :p

    No davvero, è sempre un piacere.

  • Gianluca Semprebene

    Sinceramente? L’articolo dice la verità e va rompere le scatole alla solita cricca, invece di stare a spacciare al pubblico certi “suonatori” o “musicanti” che continuano a vivacchiare invece di capire che fanno solo pena. Inoltre mette in evidenza lo squallido modo di presentare una roba vecchia come se fosse nuova, alcuni sono più patetici del dixan al nuovo aroma alla lavanda…ci fossero più critiche così invece di recensioni che sono surreali dove tutti vengono spacciati come i salvatori della musica italiana, magari avremmo pure gente che si impegna veramente e non va avanti solo a calci in culo.

  • Franco Hirbert

    Giovanni Papa, sapessi di cosa stai parlando probabilmente sapresti che Ternera e Pilar in realtà sono un unico gruppo dal nome composto “Pilar Ternera”. Mi ricorda molto quando al liceo copiavo la versione di latino dal vicino cambiando ordine alle parole per non farmi beccare. Sei un genio!

  • Franco hirbert

    Sarcasmo?

  • Gianluca Semprebene

    Patetici, potete attaccarvi solo ai refusi…

  • MrDewey

    Trovo tutto molto provinciale, mi ci metto anche io badate bene! Trovarsi qui, usare termini offensivi, criticare le scelte artistiche, gli errori di battitura, sembra un forum di chitarristi metallari di osio sotto. Poveri noi. Rispetto, ci vuole rispetto. Chiedo scusa