Mark Lanegan @Acieloaperto, Rocca Malatestiana – Cesena, 11.08.2015

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Attitudine e visual

Mark Lanegan, il vecchio lupo del grunge, sale sul grande palco in mezzo al prato della Rocca Malatestiana di Cesena e comincia, quasi in sordina, un concerto destinato a crescere piano piano, in una atmosfera di luci scure, blu e rosse, dove la sagoma del cantante degli Screaming Trees è appena percepibile: immobile davanti al microfono, pochi gesti e poche parole tra un pezzo e l’altro.

Ma è un fatto, Mark Lanegan, vecchia gloria del grunge, immutata voce de profundis, può fare quello che gli pare. Può contare sul riconoscimento di un pubblico non troppo giovane, che lo conosce bene, e lo ascolta in uno stato di misurata venerazione. La sensazione è davvero quella di trovarsi di fronte a un’icona, che ogni tanto dice “thank you” dal fondo della caverna. La rassegna Acieloaperto giunge alla terza edizione con un cartellone invidiabile e la scelta di una location azzeccatissima. Bravi gli organizzatori che si sono impegnati a mettere insieme un cartellone di eventi con nomi importanti: il 18 agosto arrivano i Calexico (in apertura i Sacri Cuori) e il 28 agosto i Gogol Bordello. A giudicare dall’affluenza di pubblico e dal costo contenuto dei biglietti Acieloaperto è un buon esempio che “si può fare” e ci auguriamo che continui a crescere. La musica comincia alle 19 nel “Go Down Stage” con l’esibizione di alcune band dell’etichetta Go Down Records, mentre la gente mangia e beve (ottimo il servizio del punto ristoro dei ragazzi di Aidoru Associazione che gestiscono la Rocca). Bella atmosfera, c’è molta attesa per Mark.

Audio

Ben calibrato, buona acustica, ambiente estivo colorato di noir. La formazione tradizionale della band non ha richiesto, probabilmente, accorgimenti particolari; in ogni caso il risultato è stato un impatto sonoro in linea con l’attitudine del gruppo, non troppo spinto, adeguato al contesto spettrale in cui la voce di Mark Lanengan è stata protagonista indiscussa per tutta la durata del concerto. Voce da paura: nel vero senso della parola.

Setlist

Molti brani da Phantom Radio, disco uscito nel 2014, l’ultimo della carriera trentennale di Mark “The Voice”. I primi brani del live hanno un’impronta acustica, la band è in secondo piano, mentre Lanegan troneggia nell’ombra. Nessuno si aspetta che faccia “Nearly Lost You” ma quando attacca “Hit the City” siamo tutti contenti. Il concerto prende un po’ più di forza con le vecchie canzoni da Blues Funeral e da Bubblegum. L’impressione è che poco importa, siamo tutti qui per ascoltare la sua voce. Magistrale chiusura con la cover di “Atmosphere” dei Joy Division che mette d’accordo tutti.

Pubblico

Il prato della Rocca Malatestiana è affollato ma ci si muove bene, è facile sgattaiolare tra la gente che sta in religioso ascolto e guadagnare la prima fila del concerto per vedere meglio l’ombra di Mark Lanegan e le sue mosse impercettibili. Una certezza: tutti sanno chi è Mark Lanegan, anche quelli che non lo sanno, o quelli che preferivano i Pearl Jam e i Soundgarden nella dorata epoca di Seattle.

Locura

Solo chi era nelle prime file ha potuto notare il bel ventilatore bianco posizionato alla destra di Mark Lanegan. Era un ventilatore? Si vero?

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Momento migliore

L’inaspettata loquacità: “It’s a privilege to play here”.
In quel momento stavo chiacchierando con lo scrittore Gianluca Morozzi – conosciuto due minuti prima senza sapere chi fosse -, che mi ha fatto notare con entusiasmo quanto Lanegan si stesse lasciando andare più del solito. Verissimo.

Conclusioni

Un live onesto, Mark Lanegan ha tenuto bene il palco scegliendo un atteggiamento composto e mostrandosi per quello che è: un cinquantenne che ha saputo non far perdere la memoria di sé dopo la parabola di fine anni Novanta, vestendo i panni del songwriter, aprendosi a tante collaborazioni culminate nel sodalizio con Isobel Campbell, verso il folk, il blues e il country, senza mai perdere quella vena oscura, oggi meno maledetta ma, forse, più penetrante.