The Dillinger Escape Plan @ Orion – Ciampino, 29 giugno 2017

The Dillinger Escape Plan

I Dillinger Escape Plan sono da anni un’icona musicale che trascende i generi, che soverchia le regole nella contaminazione dissonante ed estrema di grind, mathcore, free jazz, industrial e varie derivazioni del metal, nel caos ragionato di un sound inconfondibile e potente.

La notizia dello scioglimento della band, del loro ultimo tour europeo in occasione dei 20 anni di carriera e dell’uscita del loro album definitivo Dissociation avrà di certo creato scompiglio tra i fan della band più pericolosa del pianeta e grande attesa nel rivederli una volta ancora dal vivo.

Le circostanze più o meno avverse,  la  fatalità, il caso o il destino – chiamatelo come vi pare – hanno inoltre fatto sì che prima venisse annullato il tour europeo di febbraio, a causa di un brutto incidente stradale capitato alla band e che, dopo la riprogrammazione estiva, ci fosse anche un cambio di location della data romana. Ma tutto è bene quel che finisce bene e alla fine i Dillinger hanno fatto tappa all’Orion di Ciampino lo scorso 29 giugno, lasciando sul banchetto del merch anche originali memorie del loro precedente passaggio al Copenhell.

A riscaldare gli animi della serata ci hanno pensato le follie tecniche, veloci, aspre e non convenzionali degli INFERNO Sci-Fi Grind’n’Roll e l’oscurità rituale, tribale e distorta degli OvO – una garanzia sonora nostrana che non lascia mai indifferenti.

Sovrastati da un mix di luci da crisi epilettiche, video che mescolano immagini di occhi che fissano il vuoto e simboli esoterici, tra realtà e allucinazione, salgono poi sul palco i Dillinger Escape Plan. Il loro live è sofisticato e complesso, raffinato e ruvido, violento e perfetto. La violenza che su disco penetra l’ascoltatore in maniera già preponderante dal vivo diventa furia cieca, vortice feroce di suoni nel quale si viene fagocitati senza opporre resistenza alcuna.

Frenesia e versatilità, perfezione tecnica e aggressività ritmica la fanno da padrone, mentre l’interazione della band col pubblico è totale. La gente si dimena; sale sul palco per abbracciare i proprio idoli; canta a squarciagola incitata da Puciato; batte le mani. Sono tutti uniti da una sorta di delirio collettivo.

All’interno di questo labirinto sonoro extrasensoriale, la poliedricità vocale di Greg Puciato scava i timpani dei presenti, tra urla affilate e melodie pungenti, mentre Ben Weinman usa la sua chitarra come un pugnale pronto a ferire, agitandosi in maniera ossessiva e arrampicandosi ovunque, e Liam Wilson al basso, Kevin Antreassian alla chitarra e Billy Rymer alla batteria, solcano le orecchie dei presenti con rabbia e precisione millimetrica.

La selist poi non lascia un attimo di respiro e percorre buona parte della loro carriera. Ci sono: Prancer, When I Lost My Bet e One Of Us Is The Killer dall’ominimo album; Black Bubblegum e Milk Lizard da Ire Works; Surrogate, Symptom of Terminal Illness e Limerent Death dall’ultimo Dissociation, Panasonic Youth e Sunshine the Werewolf da Miss Machine; Farewell, Mona Lisa e Good Neighbor da Option Paralysis; Weekend Sex Change da Calculating Infinity. Sempre da Calculating Infinity viene pescato il brano 43 % Burnt, ultimo pezzo dell’encore, che come un detonatore impazzito fa esplodere tutta la sala.

Un live dei Dillinger Escape Plan è uno spettacolo assoluto ed estremo, sia per gli occhi che per le orecchie. È energia devastante, personale, forte e suggestiva. Colpisce con forza in profondità per resa tecnica e impatto scenico ed è triste pensare che questo tour sia l’ultima occasione per poterli vedere dal vivo. Preferiamo sperare che non sarà effettivamente così, continuando a calcolare l’infinito.