Arcade Fire, The Suburbs: le periferie dell’anima

arcade fire the suburbs

Come giustamente ha argomentato RollingStone, gli Arcade Fire rinunciano, all’altezza del terzo disco, a fare il disco della consacrazione, e si guardano indietro, al loro retaggio, al loro passato, e a quella espansione incontrollata di aspirazioni borghesi frustrate e di villette a schiera da cui sono riusciti a scappare. E ne fanno una metafora di languore, di disagio, di un’esistenza tradita, ma anche di una gloriosa età dell’oro irripetibile, che coincide con l’adolescenza. E si consacrano comunque, ma su un piano più intimo e affettivo, e fors’anche più duraturo.

Ebbene sì, il titolo del disco, la sua lunghezza (ben 16 tracce) e gli otto artwork diversi nei quali è stata tirata la copertina fanno di tutto per dircelo: questo è un concept-album, sulla suburbia. Ovvero su quei quartieri residenziali, ricchi o meno che siano, che crescono fisiologicamente intorno alle città, che sono il teatro di posa dell’ottantanove percento dei telefilm americani che conosciamo, che sono il luogo dove abitano i Simpson, che sono il luogo dove è ambientata mezza cinematografia americana, dove Juno resta incinta, dove American Beauty dispiega la sua tragedia, dove Donnie Darko ha le sue visioni o dove Peter Parker abita con la zia, proprio a un isolato da Mary Jane.

E’ il luogo da cui parti, per andartene. Ma è anche il luogo dove l’America profonda fa i conti con i suoi sogni e le sue aspirazioni.

E’ il luogo di una poesia crepuscolare che da sempre affascina le menti più sensibili della società nord-americana. E’ un meraviglioso libro di Updike (“Villaggi”, ed. Guanda). Potrebbe addirittura divenire un genere: i film sulla suburbia, i dischi sulla suburbia, why not, come il western o il noir. Sicuramente non è solo un luogo reale, ma è anche un luogo dell’anima, oggetto di una mitopoiesi ancora in corso (anche della nostra, di provinciali di un’impero in decadenza, ma questa è un’altra storia).

Diamo un’occhiata alla tracklist:

La Suburbia
Pronto a incominciare
L’uomo moderno
Rococo
Stanza vuota
La città senza bambini
A mezza luce I
A mezza luce II (Oggi non si festeggia)
La guerra suburbana
Il mese di Maggio
Ore sprecate
Deep Blue
Noi aspettavamo
L’espansionismo urbano I (Pianure)
L’espansionismo urbano II (Montagne su montagne)
La Suburbia (Reprise)

Affascinante eh? E’ un disco così pieno di cose, da farmi tremare i polsi. Mi piacerebbe che per questa volta il lettore potesse decidere da solo il proprio viaggio all’interno di questa suburbia, di questi quartieri apparentemente pacifici. E che viaggiasse con questo magnifico disco nelle orecchie, mentre “lo legge”. I titoli dei brani in tracklist sono dei link. Non abbiate paura di cliccare e di perdervi dove preferite. O forse sceglierete di non avere tempo, e di non partire mai. In ogni caso, avrete scelto. Buon viaggio.

suburbs

Track 1

Benvenuti! Avete scelto una canzone sui ricordi, sul tempo che passa impietoso, e sulle vivide immagini di una preadolescenza vissuta nel quartiere residenziale, tra il parchetto e il cavalcavia. Cè un senso di fine e di nostalgia, che è forse anche la fine di un’epoca e di una classe sociale, di un’economia, e delle sue abitazioni.

LA SUBURBIA

Là in suburbia io ho imparato a guidare
e ricordo che in quei momenti dicevi che non saremmo mai sopravvissuti!

Prendi le chiavi della macchina di tua madre: si parte!
Tu eri sicurissimo che un giorno avremmo combattuto una specie di guerra suburbana:
la zona dove abitavi in guerra contro la mia
E poi ti ho visto, eri sul lato opposto della barricata
ma le prime bombe non facevano nemmeno in tempo a cadere, che ci eravamo già scocciati.
A volte non riesco a crederlo, ma è come se stessi dimenticando le sensazioni di quel periodo.
Quando uno è un ragazzino si crede un tipo così tosto!
Eppure nel mio ricordo siamo tutti lì che gridiamo e corriamo nel cortile.
Quando alla fine tutte le mura che hanno eretto negli anni ’70 saranno cadute, e con esse tutte le case, avrà tutto questo avuto alcun senso? Non avrà avuto alcun senso.
A volte fatico a crederlo, ma è come se stessi dimenticando quel periodo,
E’ come se stessi dimenticando quel periodo, ed entrando in una notte scura.
[…]
E intanto, sotto al cavalcavia del parcheggio, siamo ancora tutti lì che aspettiamo. Ma il tempo è già andato oltre, già andato oltre.
E allora levati dall’asfalto bollente, e vieni via dal prato, perché è già tutto andato oltre.
A volte non riesco a crederci, ma è come se stessi andando oltre anch’io.
… Nei miei sogni stiamo ancora urlando, stiamo ancora urlando.

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Track 2

Ahi! Avete trovato Win Butler bello inviperito stasera. Deve aver litigato con qualcuno, qualcuno che lo ha profondamente deluso. Non provate a invitarlo ad uscire, vi dirà di no.

PRONTO A INCOMINCIARE

Se gli uomini d’affari mi avessero davvero succhiato il sangue, come sostenevano i ragazzini alla scuola d’arte, allora penso che sarei pronto a ricominciare tutto daccapo quando tu mi chiedi “possiamo essere ancora amici?”

Se io avessi paura, accetterei.
Se io fossi annoiato, accetterei.

E se io fossi tuo… Ma non lo sono.
Sai che tutti i ragazzini sanno da sempre che il re è nudo. Però gli si piegano ugualmente, perché non vogliono restare soli.
E adesso tu bussi alla mia porta, chiedendomi “Dai, esci con noi stasera!”
Preferisco stare solo, piuttosto che far finta di stare bene.
Se io avessi paura, accetterei.
Se io fossi annoiato, accetterei.
E se io fossi tuo… Ma non lo sono.
E se gli uomini d’affari mi avessero davvero succhiato il sangue, come sostenevano i ragazzini alla scuola d’arte, allora penso che sarei pronto a ricominciare tutto daccapo quando tu mi dici “possiamo essere ancora amici?”
Se io avessi paura, accetterei.
Se io fossi un puro, lo sai che accetterei.
E se io fossi tuo… Ma non lo sono. E ora sono pronto a incominciare.
Sono pronto a incominciare.
Perché è meglio rischiare di avere torto che vivere nelle ombre della tua canzone
la mia mente è aperta, e sono pronto.
Tu non sei sicuro. Apri la porta e cammini nell’oscurità, mentre io sono pronto a incominciare.

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Track 3

Siete arrivati proprio in tempo. Che cos’è quella fila? Sono dei provinanti di un reality show oppure stanno aspettando di entrare ad un concorso pubblico? O forse è la fila delle casse di un centro commerciale? Comunque sono in fila, e mi sa che tocca anche a voi.

L’UOMO MODERNO

E così aspetto il mio turno, sono un uomo moderno
e le persone dietro di me non riescono a capire
mi fa sentire come… come…
E così aspetto in fila
sono un uomo moderno
e le persone dietro di me non riescono a capire
mi fa sentire come… come se qualcosa non sia andato per il verso giusto
Come un disco che salta
Io sono un uomo moderno
E l’orologio che continua a ticchettare
Sono un uomo moderno.
Mi fa sentire come… come…
Nel mio sogno stavo quasi per farcela, poi ad un tratto mi prendono da parte e mi dicono “tu non vai da nessuna parte!”. Poi ci dicono che siamo i fortunati eletti, ma che abbiamo fallito. Ed è per questo che siamo ancora tutti qui
ad aspettare.
In una moltitudine,
Dall’uomo moderno forse capirai, un giorno, quando sarai più grande
il perché non ti senti bene, il perché la notte non riesci a dormire.
In fila per un numero, ma non capisci il perché
Come un uomo moderno
In fila per un numero, ma non capisci il perché
Come un uomo moderno
Ho fatto un sogno: stavo sognando,
quando ad un tratto sento che sto perdendo i sensi
… e questo mi fa sentire come…
mi fa sentire come… Come se qualcosa non sia andato per il verso giusto.
E allora cancello il numeretto dell’uomo moderno
e voglio rompere lo specchio dell’uomo moderno
Mi fa sentire come… come…
Se va tutto bene, allora perché non riesci a dormire la notte?

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Track 4

Avete scelto di lasciare per un attimo la suburbia, e di dirigervi verso il centro. Ci sono dei ragazzetti laggiù, li vedete? Un po’ emo e un po’ skater, con la felpa bucata da una notte brava. Con le loro sneakers e la loro musichetta indie da classifica. Gli vogliamo andare a parlare? Dai, andiamo. Magari scopriremo che il Rococò è lo svuotamento del Barocco, un manierismo di ricchezza decorativa e di orpelli fine a se stesso, frutto della decadenza di un regime che non aspetta altro che di venir ghigliottinato. Sono sicuro che un critico d’arte ci darebbe torto. Meno male che qui ci sono solo ragazzini. A loro, in fondo, non gliene frega niente.

ROCOCO

Andiamo in centro e diamo un’occhiata ai ragazzi moderni
Andiamo in centro a parlare con i ragazzi moderni:
mangeranno direttamente dalla tua mano
usando grandi parole pompose
di cui non sanno il significato
Mentre cantano
“Rococo, rococo, rococo”
Mettono su cose per poi bruciarle
Costruiscono cose per poi bruciarle
E il vento soffia
E tutte le ceneri vanno in giro
O mio dio! Ma che cos’è questa orribile canzone che cantano?!
“Rococo, rococo, rococo”
Sembrano così selvaggi, ma in realtà sono così addomesticati…

Sembrano così selvaggi, ma in realtà sono così addomesticati…
Ti stanno venendo incontro con i loro colori, sono tutti uguali.
Vogliono averti in loro possesso, ma non sanno nemmeno a che gioco stanno giocando.
Rococo, rococo, rococo….

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Track 5

State passando vicino ad una villetta a schiera, di quelle case unifamiliari con le siepi e lo steccato bianco. All’interno scorgete una perfetta ragazza della porta accanto. Ma che fa? Sta bruciando una foto. Non capite se sia triste o felice, o entrambe le cose. Sapete che a volte è possibile. Vi sporgete fin dentro al giardino per guardare meglio, e mentre vi sporgete scoprite che sta cantando, e che canta questa canzone:

STANZA VUOTA

Ho detto il tuo nome, al vuoto di una stanza
ho detto il tuo nome al vuoto di una stanza
E’ qualcosa che non farei mai
Dire il tuo nome ad una stanza vuota
pronunciare il tuo nome nel vuoto di una stanza
E’ qualcosa che non farei mai
E ora sono sola
Di nuovo
Ma quando sono da sola, sono libera di essere me stessa
e la mia vita è tutta da venire, e non so quando arriverà!
Stavi bruciando e adesso
sei grigio e nero
Stavi bruciando, e ora sei grigio e nero
E’ qualcosa che non direi mai
Ma quando sono da sola, sono libera di essere me stessa
e la mia vita è tutta da venire, e non so quando arriverà!
Toute me vie est avec toi
(tutta la mia vita è con te)
Moi j’attend, toi tu pars
(io aspetto, mentre tu parti)

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Track 6

Siete arrivati in un quartiere dormitorio, pulito, ordinato (forse anche troppo), di quelli dove giovani impiegati della middle-class tornano ad abitarci solo la sera, mettendo nel microonde qualche cibo precotto, e addormentandosi davanti alla televisione. Ma c’è qualcosa che non va. Sentite come un brivido, una strana atmosfera, e non sapete spiegare il perché. Ve lo dico io: è che in tutto questo tempo non avete sentito nemmeno il vociare di un bambino, niente giochi o risate nel cortile, niente nelle belle vie alberate, nonostante l’estate sia alle porte e la serata sia dolce. Non sentite niente: solo il suono dei microonde e degli irrigatori del cortile. E tutto a un tratto ve ne volete andare. E mentre ve ne andate mettete il piede su qualcosa che scricchiola. E’ un foglio di carta arrivato da chissà dove. Lo raccogliete e lo spiegazzate. E’una lettera di confessione, di uno di questi uomini soli, dalla sua prigione privata:

LA CITTA’ SENZA BAMBINI

L’estate che mi ruppi il braccio, aspettavo con ansia la tua lettera
Ora non ho più sentimenti per te, da quando ti ho conosciuta meglio.
Mi sarebbe piaciuto averti potuto amare allora
O comunque prima che i nostri anni migliori fossero finiti
O almeno prima che un’ ipotetica guerra mondiale ci potesse fare qualcosa,
una di quelle cose che fanno le guerre mondiali.
Ho sognato che tornavamo a Houston in macchina, su un’autostrada che correva sottoterra
e non c’era nemmeno una luce che potessimo vedere, quando ad un tratto sentiamo il rumore del motore, del motore che perde colpi.
E mi sembra come di aver vissuto
in una città senza bambini
In un giardino lasciato andare in rovina da un milionario
all’interno di una prigione privata.
Non credere mai al milionario che fa il sermone dall’alto del monte.
Ho sempre pensato di non essere come loro, ma inizio a nutrire seri dubbi al riguardo
Quando ti nascondi sottoterra, la pioggia non ti può bagnare.
Ma credi davvero che la tua grande onestà possa aiutarti a pagare gli interessi dei tuoi debiti? Ho i miei dubbi al riguardo.
E mi sembra come di aver vissuto
in una città senza bambini
In un giardino lasciato cadere in rovina
mentre mi nascondo nella mia prigione privata.

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Track 7

Eccovi che ve ne andate dal quartiere dormitorio, e come camminate veloce! Calma: guardate che cielo, che tramonto di fuoco(potrebbe anche essere un’alba!). E mentre siete rapiti in contemplazione vi passano davanti di corsa due ragazzini. Sono Win e William.

A MEZZA LUCE

Ci hai detto che eravamo troppo piccoli
ma ora la notte sta avanzando
e noi stiamo ancora correndo nella luce soffusa
Ci puoi anche chiudere a doppia mandata, al sicuro, e nascondere la chiave
ma la notte ci viene ad aprire
e in questa mezza luce, siamo liberi.
Strano come in questa luce soffusa ogni posto sembri come nuovo
Io non riesco più a riconoscerti,
tu non riesci più a riconoscermi.
E corriamo in queste strade che conosciamo così bene
e tra le case, che nascondono così tanti segreti…
Ma nella mezza luce nessuno di noi due può dire
se tengano il mare chiuso in una conchiglia
Le nostre teste sono case
che non hanno abbastanza finestre
E tu mi dici che senti voci umane,
ma sono solo eco.. sono solo eco….
solo eco.

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Track 8

Quei due bambini che avete visto correre felici di fronte a voi, e superarvi nel riverbero di un tramonto estivo, che alza e crea miraggi dall’asfalto esausto di una bella via residenziale, nell’ora in cui cala il giorno, sembrano ora due uomini. Li vedete? Si stanno perdendo nell’arco maestoso di un tramonto di fuoco, che ormai cede il passo alla notte, ed è come se andassero ognuno per la sua strada, è come se avessero dei pensieri gravi. Voi sapete che stanno maledicendo coloro che non hanno pagato per i danni che hanno causato. E intanto le case espropriate vi guardano vuote, come fossero sogni distrutti.

A MEZZA LUCE II (OGGI NON SI FESTEGGIA)

Ora che anche San Francisco è andata, penso che mi ritirerò.
Io e te andremo ad est, a cercare un posto dove vivere
anche nella mezza luce vedremo che qualcosa verrà fuori!
Quando abbiamo visto i mercati crollare
abbiamo strappato le promesse che ci eravamo fatti
e i miei genitori mi hanno richiamato indietro, laggiù nell’ovest, da dove sono nato.
Alcuni dicono che noi abbiamo già perso
ma più che altro temono di pagare il prezzo
Pagare il prezzo per quello che abbiamo perso.
Hai nascosto tutti i diamanti
in questa casa senza vita.
E anche se sapevamo che questo giorno sarebbe arrivato, siamo stati presi comunque alla sprovvista.
E in questa città dove sono nato, ora guardo le cose con gli occhi di un uomo morto.
Un giorno anche loro si accorgeranno che questa città è ormai andata, da un bel po’ di tempo.

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Track 9

Sono passati molti anni da quando ve ne siete andati dalla suburbia, dove siete cresciuti. Il villaggio residenziale che conoscevate sembra non essere più lo stesso. Eccovi che lo state ripercorrendo. Le case e le strade che vi erano familiari sono così diverse ora, le riguardate dal finestrino della vostra macchina, con gli occhi di prima, e una malinconia vi assale.

E’ un attimo… E ritornano i profumi, gli odori, e le voci. Le voci dei vostri amici. Chissà dove sono ora!

La suburbia è un posto dove si nasce per poi andarsene, per poi prendere qualche razzo che parte verso qualche stella lontana, qualche sogno da realizzare. Fanno tutti così, lo hai fatto anche tu. Ma non rimpiangi mai quegli anni?

LA GUERRA SUBURBANA

Facciamoci un giro in macchina e andiamo a vedere il quartiere, stanotte.
Non c’è molto da fare, ma non mi importa, quando sono al tuo fianco.
Questa cittadina è strana, sembra costruita per essere cambiata
E le strade vengono rimaneggiate mentre noi dormiamo.
Sembrava tutto così diverso un tempo, con i vecchi amici…
Prima che tu cominciassi la tua guerra contro la suburbia…
Prima che cominciasse la nostra guerra…
Ora la musica ci divide in opposte fazioni
Ricordo che tu ti eri fatto crescere i capelli, e me li ero fatti crescere anch’io.
E mi dicevi che il passato non ci avrebbe mai dato tregua finché non saltavo quel cancello, finché non mi lasciavo tutto alle spalle.
Con i vecchi amici… Ricordo di quando ti sei tagliato i capelli: da quel giorno non ti ho più rivisto.
Ora le nostre due città sono come due stelle lontane
ma io ti cerco ancora, in ogni macchina che passa.
E la notte è così lunga, così lunga.
Io vivevo nelle ombre della tua canzone
Là in suburbia ho imparato a guidare
e ricordo che in quei momenti dicevi che non saremmo mai sopravvissuti.
Prendi le chiavi della macchina di tua madre, si parte stanotte.
Ma tu hai incominciato una guerra, una guerra che non potevamo vincere
E le strade dove siamo cresciuti, vengono a poco a poco eliminate.
E intanto la musica ci divide in opposte fazioni
Tu scegli la tua parte, che io sceglierò la mia.
Tutti i miei vecchi amici, non mi riconoscono più, ora.

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Track 10

Ricordate di quando nel quartiere ci fu quella specie di uragano? Un vento fortissimo! Nel mese di maggio un vento gelido spazzò via tutti i cavi della luce. E voi ragazzi stavate lì, con le braccia conserte, a godervi lo spettacolo. E pensavate che quella violenza era qualcosa di bello. Ma rimanevate lì, impalati e muti. Poi uno di voi parlò: “Nel 2010 farò un disco che parla di questo urgano, del mese di maggio, e di questo quartiere, e di tutti voi!” Lo avete preso in giro. Ora il disco lo ha fatto. E se ci pensate, aveva detto (più o meno) così:

IL MESE DI MAGGIO

Voglio fare un disco nel mese di Maggio
Nel mese di Maggio, nel mese di Maggio
Voglio fare un disco nel mese di Maggio
Quando il vento forte spazza via il paesaggio
Il mese di Maggio è una cosa violenta
La cittadinanza si sveglia e canta
Beh, alcuni cantano, ma sembrano urlare
Non ci credevo, ma l’ho visto accadere.
Nel mese di Maggio, tutti quanti in amore
E la città fu colpita al cuore
E proprio quando avevo capito cosa volevo dire
Un vento forte arriva con le sue spire
Eravamo scioccati là nel quartiere!
E allora i ragazzi stanno tutti in piedi, con le braccia conserte
Tutti in piedi con le braccia serrate
Alcune cose sono pure, alcune cose sono vere, ma i ragazzi stanno tutti
Con le braccia severe.
Dico che alcune cose sono pure, altre sono vere, ma i ragazzi stanno tutti con le braccia severe
Era così giovane, così giovane! Così gran pena per qualcuno,
Così giovane!
Lo so che è pesante, e che lieve non è
Ma come lo alzerai con le braccia conserte?
Per prima cosa hanno fatta la strada
Poi ci hanno messo le abitazioni.
Ed è per questo che stiamo ancora girando, girando come coglioni
Nel duemilanove, nel duemiladieci voglio fare un disco su quei giorni strani
Quando stavamo tutti in piedi, nel mese di Maggio
A guardare il vento spazzare il paesaggio.
E se io muoio, nel mese di Maggio, fa che quel vento
Mi porti in braccio
Mi piacerebbe potere, e vorrei averlo fatto
Ma non mettermi giù con le braccia sul petto.
Ricomincio dal mese di Maggio
Ricomincio dal mese di Maggio
Vento vieni
E spazza il paesaggio

(N.B. per questo brano ho voluto una traduzione rispettosamente “libera”)

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Track 11

Avete scelto questa canzone. Una scelta particolare! Forse perché vi sembra di avere perso, di aver sprecato del tempo, che è il vostro, a correre dietro a cose o a persone che si sono rivelate un niente: cosa può fare più male nella vita?

Ecco, le città sono più o meno così, e la vostra vita è come quella strada piena di traffico, quelle ore sprecate in fila, volenti o nolenti, a guardare dal finestrino chi è in coda e chi è già arrivato, mentre l’estate vi vorrebbe già fuori. Però poi da qualche parte arrivate.

ORE SPRECATE

Tutte quelle ore sprecate che ben conosciamo
Estati passate a guardare fuori dalla finestra
mentre il vento ti porta dove vuole lui.
Per prima cosa hanno fatto la strada
poi ci hanno messo le abitazioni
E’ per questo che stiamo ancora guidando in tondo, in tondo…
E non vedi altro che ragazzini sugli autobus, che fremono per essere liberi.
Le ore sprecate! Prima che sapessimo dove andare, e cosa fare.
Le ore sprecate! Quelle che tu riporti in vita, e che tramuti in qualcosa, qualcosa che possiamo vivere.
Alcune città ti fanno davvero perdere la testa:
suburbie che si estendono senza fine, diradate, morte.
Cosa avevi detto a proposito di quel verso?
(Parlavi di come il nostro tempo ci possiede, ci domina)
Mi piacerebbe saperti da tutt’altra parte che qui
a guardare la tua vita dissolversi
E ora lo so, non siamo altro che ragazzini, sugli autobus
che fremono per essere liberi.
Le ore sprecate! Prima che sapessimo dove andare, e cosa fare.
Le ore sprecate! Che tu riporti in vita, e che tramuti in qualcosa, qualcosa che possiamo vivere.

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Track 12

Perché non hai tradotto Deep Blue? E’ semplice: mi sono sbagliato! No, scherzavo. Deep Blue (blu profondo) che dà il titolo a questo brano, non è una bella immagine cromatica, non è il blu della notte, non quello della tristezza, non quello degli abissi marini. E’ il blu della memoria di un computer. Il Deep Blue che nel 1996 sconfisse Kasparov 1-0 in un regolare match di scacchi. Una creatura della IBM, per la prima volta nella storia del genere umano, riusciva a battere un essere senziente al gioco degli scacchi. E segnava la fine di un secolo.

DEEP BLUE

Qui, in dato luogo e in data ora
E qui, io in persona, posso finalmente incominciare.
Lasciare che questo secolo mi scivoli addosso
sotto un cielo notturno.
E il domani non esiste.
Ero appena un bambino, che nemmeno quasi sapevo di essere vivo
quando sentii una canzone dallo stereo di una macchina che passava lì vicino.
E ho pregato per una stellla morente
La memoria vacilla
ma mi pare di ricordare che cantavo così “la-la la…
Abbiamo guardato la fine del secolo
compressa in un piccolo schermo
Una stella morta collassava, e noi capivamo che qualcosa stava finendo.
Ne abbiamo percepito i segni fino in suburbia? Non sei stanco di crederlo?
In realtà non l’avresti mai potuto predire,
e questa è la prova che stai mentendo: Kasparov-Deep Blue, 1996.
Ora la tua mente ti inganna. Ma lo spettacolo è finito ormai: fai un bell’inchino.
Stiamo vivendo nelle ombre di… la-la la…
Hey, posa il cellulare un attimo!
Nella notte c’è qualcosa di selvaggio, puoi sentirlo respirare?
Spegni il tuo portatile, nella notte c’è qualcosa di selvaggio.
Lo sento, eccolo!
Ora mi lascia.

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Track 13

Siete arrivati fino a qui! Vi meritate una sorpresa. Alcuni di voi sono arrivati con il disco nelle orecchie, altri invece no. Altri invece sono qui per caso. Beh, chiunque voi siate, questo è per voi: andate a questo indirizzo http://thewildernessdowntown.com e scrivete l’indirizzo e il nome della città dove siete cresciuti come fosse google maps. Fate partire. Vi verrà anche chiesto di scrivere una lettera al vostro io di un tempo, cliccate due volte, fate un disegnino, scrivete con la tastiera. E soprattutto sentite e guardate. Se siete fortunati questo video parlerà anche di voi.

Ora che siete nel mood giusto vi dico che cosa dice questo testo.

Parla dell’essere cresciuti e vissuti a cavallo di due mondi, di due secoli. E’ fatto soprattutto per voi, i trentenni con la barba, e le trentenni senza barba. Parla di due velocità, di vivere, di ragionare, di acquisire informazioni. Perché se vi ricordate, un tempo noi…

NOI ASPETTAVAMO

Sapevo scrivere lettere, e ci mettevo sopra il mio nome scritto con la penna.
Riuscivo anche a dormire la notte, prima che quel bagliore mi si installasse nella mente.
Ma all’epoca in cui ci siamo conosciuti, i tempi erano già cambiati…
E da allora non ho mai scritto una lettera
ne’ ho mai cercato di trovarne le parole.
Ora le nostre vite stanno cambiando velocemente
e spero che qualcosa di puro possa rimanere.
Potrà sembrarvi strano pensare a come noi aspettavamo

le lettere con la posta
O ancora più strano è pensare a come una cosa così piccola

potesse in qualche modo farci rimanere in vita.
Perché noi aspettavamo
Noi sprecavamo le ore
andandoci a fare un giro
Noi aspettavamo
Tutte quelle vite sprecate nelle brughiere delle città…
Noi aspettavamo, e a volte non arrivava niente!
E in ogni caso, si sorpassava il dolore.
Noi le cose le aspettavamo
e invece oggi stanno urlando “canta il ritornello di nuovo, dai!”
Noi le cose le aspettavamo
e ora stiamo urlando “dai cantalo di nuovo quel ritornello!”
Noi aspettavamo, Noi aspettavamo
E ora aspetti tu.

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Track 14

C’è una parolina, nel titolo originale, che parla di un mondo di cose, questa strana parola è “sprawl”. Il termine è usato dagli americani per indicare una sorta di espansionismo urbano residenziale vertiginoso e disordinato, che non ha eguali da noi, ma che potrebbe essere in parte riavvicinato a quello di quei quartieri residenziali un po’ anonimi che nascono e crescono in maniera piuttosto frenetica intorno ai centri commerciali, creando delle isole di cittadinanza, distaccate dalle città e quasi autosufficienti.

Ora immaginate che la vostra casa, la casa della vostra infanzia, sia rimasta inglobata in questi nuovi quartieri residenziali, che mutano forma anno dopo anno, mese dopo mese, cambiando fisionomia a seconda delle esigenze economiche, dell’apertura del nuovo centro commerciale, o del nuovo polo di uffici.

Pensate di cercare la vostra casa e di non trovarla più, persa in mezzo a questo labirinto di nuove abitazioni e palazzi commerciali. Pensate di guidare la vostra macchina per chilometri in mezzo a questo mondo ormai sconosciuto, alla ricerca del vostro passato.

E di scoprire che questo sprawl, questo mostro di espansionismo urbano lo ha spazzato via, lo ha masticato e cancellato dalla mappa.

L’ESPANSIONISMO URBANO I (PIANURE)

Ho guidato in mezzo alle case nuove, per ritrovare la casa dove un tempo vivevamo.
Non si riusciva a leggere il numero civico nella notte:
“dai, ci ritorniamo un altro giorno”, mi hai detto.
Ho fatto un giro in mezzo alle case nuove, per trovare i luoghi dove andavamo a giocare
E’ stato il giorno più triste della mia vita
E tu mi parli, ma la mia testa è ancora altrove.
Facciamoci un giro, attraverso le case e i nuovi quartieri
Attraverso queste cittadine costruite per essere modificate
Hai detto
“Le emozioni sono morte: è ovvio che ti senti così male”.
Poi i poliziotti hanno puntato i loro fari sui catarifrangenti delle nostre bici
e ci hanno detto “ma ragazzi, lo sapete che ora è?!”
“Sì, agente, lo so che ora è: è la prima volta in cui ho sentito che qualcosa mi appartiene, che ho qualcosa da lasciare al mondo”
E allora, l’ultimo difensore delle città moderne disse “beh, ma dov’è che abitate voi, ragazzi?”
“Vede, agente, se lei sapesse quanto vale la risposta a questa domanda!”…
…”ho cercato quel posto in ogni angolo della terra”.

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Track 15

Ed ora siete arrivati alla sigla finale. E’ come se la sentiste arrivare dagli altoparlanti di qualche centro commerciale, vero? Ed è tremendamente 80’s e plasticosa! Vi viene in mente Blondie, o Cyndi Lauper. Ma quale genere se non il synthpop è la più degna colonna sonora per questo viaggio tra villette che crescono come funghi intorno alle aree commerciali e ai palazzi degli uffici, e che gettano i loro tentacoli tra parchi e siepi, palizzate e centri sportivi? E alla fine di quest’inno forse vi sentirete soffocare, a tal punto che avrete voglia di andarvene. O forse non vorrete mai più venire più via, per crogiolarvi nel sogno di una casa in mezzo al verde, di una macchina, di un giardinetto, e forse di una piscina prefabbricata. E mentre ci pensate stanno già scorrendo i titoli di coda. Buona permanenza!

L’ESPANSIONISMO URBANO II (MONTAGNE SU MONTAGNE)

Mi hanno sentita cantare e mi hanno detto “smettila!
Falla finita con queste cose pretenziose, e trovati un lavoro!”
Di questi tempi sento che la mia vita non ha uno scopo preciso
ma a notte fonda i sentimenti nuotano verso la superficie.
Perché in superficie risplendono le luci della città.
Mi stanno chiamando “Vieni da noi! Scopri chi sei!”
A volte mi chiedo se il mondo sia davvero tanto piccolo
Che non possiamo mai sfuggire all’espansionismo urbano.
Vivere in questi quartieri, dove i centri commerciali deserti si innalzano
Come montagne dietro a montagne
E non ne vedi mai la fine…
Ho bisogno di oscurità
per piacere qualcuno spenga le luci!
Siamo andati con le bici fino al parco più vicino
Ci siamo seduti sotto alle altalene
Ci siamo baciati nell’oscurità
Tu che mi ripari gli occhi dalle luci della polizia
E poi scappiamo, e non sappiamo il perché!
Fiume nero, le luci della tua città risplendono!
E ci stanno urlando “non ci serve la gente come voi!”
Vivere in questi quartieri, dove i centri commerciali deserti svettano
Come montagne dietro a montagne
E non ne vedi mai la fine…

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Track 16

E potremmo finire su un bel fade-out.

Non fosse che questo disco proprio non vuole saperne di finire: vuole essere un cerchio.

Ecco che in coda abbiamo una reprise della prima traccia, che mette in luce un altro lato della sua efficacissima costruzione melodica.

E alla fine troviamo la casa dove eravamo cresciuti, e sulla porta un post-it giallo, con poche parole scritte a matita: un promemoria, per chi verrà dopo.

 

LA SUBURBIA (REPRISE)

Se io potessi avere indietro
Tutto il tempo che abbiamo sprecato
Beh, io lo sprecherei di nuovo.
Se io potessi riaverlo, lo sai
Vorrei sprecarlo ancora
E ancora, e ancora…

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  • Nico Carlucci, Antropologo

    Bellissima recensione. Complimenti, davvero

  • Vale89

    Mi avete fatto entrare dentro il disco ancora prima d’ascoltarlo.
    Grazie.

  • Diciaddùe

    La più grande COSA (perchè questa non è semplicemente una recensione) che abbia mai letto su questo disco meraviglioso. Grande :)