Scaricare musica a pagamento? la Francia non si arrende

E’ notizia recente, riportata di Rockol, del successo in Francia di una delle iniziative che dovrebbero educare l’utenza francese di musica al download a pagamento, ovvero una “Carte Digitale” che dovrebbe dimezzare, a carico dello Stato e dei contribuenti, il prezzo degli mp3 su alcuni dei principali online store musicali. La cosa mi ha fatto riflettere in due direzioni contrapposte, rispetto alla situazione italiana.
Da un lato i francesi per l’ennesima volta dimostrano di considerare la Cultura, più precisamente l’Industria Culturale, come una cosa seria, da difendere e sostenere con risorse pubbliche. Dall’altra credo che in Italia, giustamente e legittimamente, se fosse varata un’iniziativa del genere, oltre alla solita innocua indignazione da bar, credo scoppieremmo in una fragorosa risata collettiva e un Governo potrebbe facilmente perdere credibilità. Il punto non è certo che gli italiani siano meglio dei francesi (forse si però) o viceversa, ma piuttosto che l’industria musicale versa non in una crisi economica (tutte le major hanno ricavi in aumento, in tempi non certo ricchi…) ma in una crisi progettuale molto grave.
L’Italia da questo punto di vista, come avanguardia della retroguardia, potrebbe essere un terreno ben più interessante rispetto ad iniziative tardo-pedagogistiche che si risolveranno in una bolla di sapone. Qui, al contrario che altrove, la crescita del download a pagamento ha preso a rallentare già da un pò, mentre il cd, secondo dati recentissimi, è tornato in attivo dopo 11 anni di caduta libera. Iniziative serie dovrebbero interrogarsi e rispondere a queste dinamiche. Bisogna riassestare tutta la filiera. Gli artisti ad oggi, se fossero supportati a prendere in mano la situazione, potrebbero davvero campare di musica e creare indotto, tra diritti di esecuzione (streaming compreso) e vendita di catalogo mp3 e supporti. Si, anche i supporti. La musica riesce a fare quello per cui sono pagati milioni di euro in marketing dalle aziende, ovvero dare valore simbolico ed emotività ad un oggetto. Personalmente credo che questa peculiarità sia stata sfruttata e depistata con l’avvento dell’iPod e che ora si tornerà a valorizzare supporti specifici, non so quali, cd, vinile nè in che proporzioni, ma non credo sia ingenuo pensarlo. D’altro canto il consumo immateriale di musica, ridistribuendo le risorse della filiera ha infinite possibilità di un mercato parallelo retributivo per tutti. Perchè, ad esempio, non includere il download di musica limitato o illimitato in bundle con abbonamenti internet leggermente più cari per appassionati di musica? Perchè la SIAE non muore ora e subito? Perchè Zidane non ha le corna?

info: www.carte-musique.gouv.fr


Spot carte musique Guillaume
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  • Il ministro della cultura francese, non so chi sia, sarà sempre un po’ meglio di Bondi. Comunque secondo me il download di mp3 è già in fase calante e in futuro prenderà sempre più piede un modello di business basato sullo streaming in abbonamento. Mi chiedo perchè in alcuni stati c’è Spotify e in Italia no (c’entrerà mica la SIAE?) Se fossi al governo darei in regalo un abbonamento a Spotify per tutti!

  • enrico

    Il modello di streaming è vero, ci sarà. Solo in Italia è ancora un’ipotesi. Eppure non basta. a me quest’idea di musica da “utenza” non m’ha mai convinto del tutto. Spesso provano ad applicare teorie fantascientifiche di niente più che buontemponi (tipo Kusek e Leonahrd) e si perdono di vista le cose come si muovono intorno. La cosa certa è che le modalità di consumo potrebbero diventare molto più complessi e stratificati e questa cosa è un vantaggio solo a certe condizioni. Con le attuali è una tragedia.