Guida “Green” al Northside Festival 2015

Questa è la nostra “porta aperta” sul mondo del Northside Festival. La nostra guida per un’esperienza ecosostenibile, musicalmente interessante, popolata da cambi metereologici repentini e da sprazzi di quiete all’interno del microcosmo Northside.

Buona lettura!

Blue Stage

12 giugno:

José González live #NS15 #rocklabit

Un video pubblicato da rocklabit (@rocklabit) in data:

José González sorprende per la sua delicatezza quasi ancestrale, per il suo tocco nudo e pacato sulle corde della sua chitarra, per la sua musica che quieta lambisce scorci inesplorati e atemporali, mentre la sua voce morbida fluttua tra le note. Nella setlist, assieme a Crosses e What Will, compaiono anche alcune cover, come la soffice versione di Teardrop dei Massive Attack. Suoni e visioni da festa adolescenziale invece per i Death Cab for Cutie, che non convincono fino in fondo. In un susseguirsi di schemi da strofa e ritornello non molto originali, sembrano svolgere un compitino indie-pop che alla lunga stanca. Si preme il tasto mentale ∆ e compaiono sul palco gli Alt-J con il loro sound che mescola influenze più disparate: dal folk al pop con spruzzate di elettronica. Il live procede senza sbavature, sobrio, misurato e soffuso, regalando “mosaici cangianti” come il brano Tessellate

Death Cab For Cutie Live #rocklabit #NS15

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13 giugno:

Dopo le oscurità sonore del post-punk dei danesi The Minds Of 99, anche il cielo si fa buio e il sole lascia il posto alla pioggia. Un festival in fondo non è tale senza qualche goccia leggera. In questo caso si è trattato di un vero e proprio diluvio. Mentre in molti cercavano riparo tra i tendoni, molto altri si consolavano con la magia degli Antony and the Johnsons accompagnati per l’occasione dall’Aarhus Symphony Orchestra vestita di bianco. “Mi piace il grigio … quindi forse è solo il mio colore preferito che mi viene incontro” afferma Antony Hegarty, guardando il cielo della città. Tutto si muove nel flusso poetico di suoni e videoproiezioni, con la voce androgina di Antony a fare da maestro di cerimonie. In occasione del trentennale dell’uscita dell’album Psycho Candy, è poi la volta dei Jesus And Mary Chain che, col loro fare sempre pacato sul palco, inanellano un lineare gioco di rimandi sonori, tra morbidezze ritmiche, distorsioni e feedback. Per tutti quelli che negli anni Novanta hanno vissuto a pane, elettronica e Trainspotting, ci voleva infine un po’ di energica nostalgia con gli Underworld. Il frontman Karl Hyde, minuto e in maglia a righe, si muove sul palco inondato da fasci di luce, mentre il pubblico si dimena al ritmo reiterato e ossessivo del sound della band. Chiude la giornata del 13 giugno l’immancabile Born Slippy.NUXX. 14 giugno: Un mix di ballate decadenti e synth elettronici vengono custodite nelle piacevoli melodie proposte da John Grant sul palco del Blue Stage, scandendo l’inizio dell’ultimo giorno di festival e ricreando una sorta di intimo arcipelago personale nella mente dei presenti. Si viene poi catapultati sul delta del blues con il settantaquattrenne Seasick Steve accompagnato dal batterista Dan Magnusson. Il suo look ha il sapore di un’America polverosa così come la sua musica, graffiante e tenera al contempo. Indimenticabile quando tira sul palco una ragazza per cantare una versione di Walkin’ Man. Si cambia poi registro con gli Interpol che restituiscono al pubblico un live ben piazzato, che emoziona e manda in visibilio molti del pubblico e che nella setlist pesca molto dal passato del gruppo. L’orologio d’oro al polso di Paul Banks rimane però una delle cose più kitsch viste al Northside. La conclusione della tre giorni di festival è infine affidata ai The Black Keys. La band sembra aver abbandonato la componente più marcatamente blues e graffiante della loro produzione musicale per un approccio live più easy listening, meno rovente e dannato. Senza lode né gloria, ma con un’attitudine comunque godibile, trascinano i presenti con grande trasporto fino a mezzanotte in punto, quando cala il sipario sul festival e tutti si dirigono all’uscita, battendo il 5 ai volontari e ai responsabili della security schierati per l’occasione.

Green Stage

12 giugno:

Qualche piccola sbavatura audio durante il live degli Incubus non consente di fruire appieno dei suoni e soprattutto della voce di Brandon Boyd, Il loro ultimo album risale al 2011, ma la band sul palco appare carica ed energica, anche se forse meno in forma rispetto a live più datati. Le emozioni non tardano comunque a venire e già dal brano di apertura, Wish You Were Here, è un tripudio di mani alzate e pogate moleste. Brandon Boyd, infine, vince sicuramente il premio di miglior torso nudo del Northside Festival. “Sayy Wu – Tang Clan”: è con questo grido, che dal palco viene rivolto al pubblico, che ha inizio il live della band hip-hop newyorkese. Dopo qualche problema di audio iniziale, tutto sfocia in un turbine di parole ed energia che travolge letteralmente tutti i presenti.

13 giugno:

Il nero sound delle Savages piomba come un missile di dirompente furia e presenza scenica sul palco del Green Stage del Northside. Mentre la vocalist Jehnny Beth interagisce a più riprese col pubblico, sprigionando una grinta invidiabile, vengono proposti brani dell’album Silence Yourself, ma anche qualche nuovo pezzo che live non suona affatto male. I Placebo dal vivo sono perfetti e puliti, sembra quasi di ascoltarli su disco. Come se il tempo non fosse mai passato, Brian Molko è ancora lì, col suo forte carisma, con il mascara sugli occhi, i capelli lunghi, la sagoma filiforme e ambigua, l’inconfondibile voce nasale difficilmente riproducibile da altri. La setlist ripercorre buona parte della loro lunga carriera con i picchi emotivi di Every You Every Me e Remember Me.

 

Red Stage

12 giugno:

Trasparenze nel vestito ed eleganza snodata nelle movenze (ricordiamoci che la nostra è anche ballerina) per FKA Twigs e il suo trip hop macchiato di electro R’n’B. Pattern ritmici ricercati e una voce delicata, non eccessivamente potente, sono come pennellate di colori sul palco del Red Stage del Festival. Forse un po’ troppo hype è stato posato sopra la figura di FKA Twigs, ma un suo live risulta comunque gradevole. Prendono il nome da una pianta allucinogena gli Spids Nøgenhat, gruppo danese che è un’istituzione in patria, ed emanano un magnetismo travolgente e lisergico sul palco, muovendosi tra visual caleidoscopici e incisivo psych rock.

13 giugno:

Un violino, un pianoforte, e una voce tenue e leggera, quella di Broken Twin, cullano dolcemente le orecchie. L’inizio perfetto per il secondo giorno di festival, fatto di semplice profondità che arriva dritta al cuore.

14 giugno:

Dal Red Stage si riescono a intravedere i “bordi del sole” con i Calexico e con il loro sound che sale dalla terra e vive nell’acqua e nella polvere. Riempendo il palco con una miriade di strumenti, Joey Burns e soci emanano del calore sonoro sulle gelide lande del Nord. Bravi e coinvolgenti, ma avremmo voluto un set più lungo di quello che è stato.

 

Location e Storia

Il Northside nasce nel 2010 e si svolge ad Ådalen, una valle fluviale a pochi passi dal centro di Aarhus, la seconda città più grande della Danimarca.

Il festival volge lo sguardo anche ad attività collaterali. Sono presenti aree dedicate allo streetfood, rigorosamente in legno; c’è la jungle area che immerge il visitatore in una piccola foresta piena di verde; ci sono sculture e installazioni realizzate con materiale di recupero, alcune di notte s’illuminano creando giochi di luce affascinanti; ci sono reading di poesia; c’è un fotografo professionista che gratuitamente scatta foto in bianco e nero a chi ha voglia di essere immortalato; ci sono angoli per giocare a ping pong e la sera ci si può riunire davanti al fuoco per riscaldarsi un po’ (vista la mole di gente e il freddo, ne consigliamo una maggiore quantità nelle edizioni future).

Il festival, che ha vinto l’International Environmental Award come Festival Green, punta inoltre all’aspetto eco-sostenibile e al risparmio energetico: vengono distribuiti porta mozziconi con il logo del festival all’entrata; c’è l’area per le biciclette e percorsi ciclo-pedonali per raggiungere il sito; ci sono infine i ‘NorthSiders’, i giovani volontari che si occupano di raccogliere i rifiuti durante tutto l’arco della manifestazione.

 

Logistica

Raggiungere Aarhus dall’Italia non è facilissimo. La città dispone di un aeroporto ma al momento non esistono voli diretti con nessuna delle città italiane. Le alternative sono quindi:

  1. Fare scalo aereo in una delle città europee e in questo caso i prezzi aumentano vertiginosamente
  2. Arrivare all’aeroporto di Billund, a circa due ore dalla città, e prendere un autobus/treno per Aarhus (la RyanAir offre voli per Billund ma non sono molto frequenti)
  3. Arrivare a Copenaghen e poi farsi circa tre ore di autobus/treno verso Aarhus

Il festival non dispone di un campeggio perché l’area che ricopre è piuttosto piccola (solo 28.500 metri quadrati). Si dovrà quindi optare per un ostello o un albergo in città.

La rete di autobus è molto efficiente e puntuale. Ci sono anche servizi notturni tranne la domenica quando il servizio finisce intorno a mezzanotte. Anche il festival infatti si è adeguato all’orario, finendo l’ultimo giorno alle 12. Se per spostarvi volete invece optare per il taxi, sappiate che dovrete mettere mano al portafogli. E quando tornerete in Italia vi assicuriamo che non vi lamenterete più per i prezzi troppo alti dei taxi italiani.

All’interno dell’area festival è presente la connessione wi-fi, che si può facilmente trovare anche in giro per la città e all’interno dei locali e dei caffè della zona. I bagni chimici sono pulitissimi e sono sempre provvisti di carta igienica, specchio e igienizzante per le mani.

I palchi presenti sono infine tre: il Blue, il Green e il Red (quello che propone la musica in un certo senso più alternativa e meno mainstream)

 

Drink and Food

Sul versante sostenibilità ambientale, negli stand si vendono cibi e bevande organiche e il pubblico viene incentivato a riconsegnare i bicchieri in cambio di un pagamento del reso. È possibile acquistare diverse varietà di cibi: dalle specialità danesi, agli hot dog, alle crepes, dagli alimenti vegan fino alla pizza al forno a legna (occhio solo a non farvi mettere la maionese sopra). I must alcolici sono invece la caraffa di birra da due litri e le provette di super alcolici.

 

Kit di sopravvivenza

Crema Solare: quando c’è il sole e fa caldo, anche se siamo in Danimarca e le temperature oscillano sui 20 gradi, il rischio di ustione è assicurato.

K-way: se il vento del Nord si mescola alla pioggia ne serve uno davvero resistente.

Calosce: sono l’ideale in caso di pioggia e fango

Coperta: per stendersi sul prato al sole e usarla invece per coprirsi in caso di freddo intenso.

 

Dresscode

Il vestito multistrato è sempre l’opzione più indicata, anche con un occhio di riguardo al look purché questo sia comodo e rispecchi il vostro stile. Quando c’è il sole si può stare anche in top. Lo scarto termico tra giorno e notte è però elevato e al tramonto, in presenza di vento e pioggia, le temperature si riducono vorticosamente anche raggiungendo i 7/8 gradi. Consigliamo quindi di portare un giubbino pesante o un pile sempre con voi.

 

Conclusioni

Il Northside Festival è come un’isola felice di pace e serenità. È un luogo per tutti: per le mamme, per i ragazzi in carrozzella, per i bambini che possono scorrazzare felici sui prati o guardare i concerti con le apposite cuffie protettive per le orecchie. È un festival dalla dimensione familiare insomma, che si allontana dal caos e dai bagordi dei grandi eventi musicali noti ai più. Non è infine solamente un festival: è anche una manifestazione a 360° che, puntando alla socialità e alla sostenibilità ambientale, sembra poggiare le sue solide basi sul motto: “Keep Calm and listen to music”.