Stroncatoio #11: The Vaccines – Yeasayer – Riff Raff

Lo Stroncatoio
Un nuovo modo per selezionare la tanta (troppa) roba che esce, per distinguere tra birra e borra: lo stroncatoio, i dischi che fanno schiuma ma non sono sapone.

The Vaccines – Come of Age

Settembre 2012 – Columbia – Orodiscopo: Spilletta – Pezzo: Weirdo

Sara Manini – Ode all’irrilevanza, capitolo II: i Vaccines, non paghi del suc-cessone ottenuto con il precedente What did you expect from the Vaccines?, ritornano con una nuova carrellata di luoghi comuni e robette fintamente alternative/disperate/arrabbiatissime. E sono davvero convinti che questo nuovo disco sia meglio del primo, che sia più maturo, intimo e via dicendo. In realtà, all’esordio avevano dimostrato una certa scompostezza che poteva giustificare un certo fascino; ora non c’è neanche quella, e il tutto crolla in un p(i)attume inespressivo che non produce discorso, a metà tra rock anni ’50 (fatto male) e un lavandino che perde. A risollevare un po’ la situazione ci pensano “Aftershave Ocean” e “Weirdo”, ma sono solo un’illusione nell’illusione: sarebbe bello scoprire un giorno che i Vaccines non fanno sul serio. Dal momento che hanno fatto uscire un EP di cover acustiche registrate in alberghi dell’est Europa (brivido indie) contenente anche ‘Mannequin’ degli Wire (per la serie: come piallare una bella canzone), nella scrittura di Come of Age avranno avuto ben in mente il concetto di “energy void” e “black hole to avoid”. SVR: 1-2-1 – Totale: 4

Yeasayer – Fragrant World

Agosto 2012 – Secretly Canadian – Orodiscopo: Sorcini, Avatar, Spilletta – Pezzo: Fingers Never Bleed

Giorgio Papitto – Gli Yeasayer, continuano a immergersi forzatamente nelle nuove tendenze musicali immedesimandoci fino al collo, non tanto con sguardo avanguardistico ma modaiolo. Se prima c’erano l’esoticità degli Animal Collective e la psichedelia degli MGMT e affini, oggi invece, il gruppo di Brooklyn rievoca la scena danzereccia degli anni ’80, rispolverando i vari vinili dei Depeche Mode e strizzando l’occhio ai Beloved (evidente il plagio di Sweet Harmony in Reagan’s Skeleton), come già fanno i vari Cold Cave o Grimes, con risultati contestabili. Aggiungono però un tocco di modernismo cospargendo la loro musica di synth distorti tirati a lucido e batterie ritmate. Fragrant World è un mondo di odori acri e penetranti che rispetto alle ambientazioni afose e indianeggianti dell’esordio del 2007 (All Hour Cymbals), sa di macchinari, di viti e bulloni, di cablaggi e sudore, come s’intuisce da Fingers Never Bleed effondente l’iniziale dose di sensualità catchy che avvolge appiccicosamente come pellicola superaderente tutte le 11 tracce. Gli Yeasayer erano riusciti a incantare la critica nel 2007, poi però, già nel 2010, con Odd Blood, ci fu chi iniziò a parlare di “crollo d’ispirazione”, e i fatti lo dimostravano. Ora con Fragrant World sembrerebbe che il gruppo voglia capricciosamente riaccaparrarsi quella miriade di plausi con i quali erano entrati in scena. Il risultato non è stato raggiunto ma ci si stanno riavvicinando furbamente.   SVR: 1-2-1 – Totale: 4

Riff Raff – Birth of an Icon

Agosto 2012 – Orodiscopo: Truce, Avatar – Pezzo: Time

Vincenzo De Lucia – RiFF RAFF è un genio. Non c’è altra spiegazione, un disco così improponibile non può essere che il frutto di un lavoro ponderato, una satira sagace di tutto ciò che c’è di sbagliato nel rap e nella cultura hip-hop di questo decennio. Dal finto accento afroamericano ai synth tamarri da discoteca di quartiere, dall’autotune alle contaminazioni dubstep ormai trite e ritrite, RiFF RAFF esplora ogni sfumatura dello squallore in rima, mettendo in evidenza con sorprendente precisione tutto quello che bisogna non fare per  creare un disco rap che abbia la benché minima forma di dignità. Nelle ben 25 tracce che compongono l’album, il sedicente Tutankhamon del rap costruisce nei dettagli una parodia della cultura urbana contemporanea, con testi che si rivelano una sapiente combinazione di celebrazione del denaro come unica forma di autorealizzazione, oggettificazione delle donne, abuso di droghe e minacce gratuite.
Oltre che dagli argomenti trattati, il “potere comunicativo” del disco emerge anche dalla tecnica con cui i testi vengono esposti: il sedicente Martha Stewart del rap (oltre ad avere un’inspiegabile tendenza ad affibbiarsi pseudonimi insoliti) insegna l’importanza dei concetti di metrica e intonazione mostrando cosa succede quando li si ignora completamente. Il valore di questa release, quindi, risiede interamente nel suo essere un monito del possibile futuro del rap americano, suscitando inizialmente qualche risata che ben presto si tramuta in un sottile senso di sconforto.   Perlomeno non c’è da pagare e lo potete scaricare gratuitamente quiSVR: 1-1-1 – Totale: 3

  • Vincenzo Federico

    Bah, io commento solo la recensione al disco dei Vaccines: secondo me è un buon seguito al loro primo lavoro, i suoni sono più americani mentre i riferimenti al surf (più che al rock anni ’50) lo mettono in continuità con What did you…
    Non mi sembra un disco piatto nè pieno di luoghi comuni