Talent Radar: Fever Kids
I Fever Kids sono probabilmente la migliore cosa greca dopo i Keep Shelly In Athens e l’isoletta di Chrissi.
I Fever Kids sono probabilmente la migliore cosa greca dopo i Keep Shelly In Athens e l’isoletta di Chrissi.
Una tovaglia di beat sintetici per stenderci sopra pietanze acustiche e new soul.
Bill Murray c’è rimasto un po’ male quando ha saputo che non erano gli Eagles.
Sogni infranti, groppo in gola, eurofestival e gnocca dell’estremo nord.
Che c’è di nuovo nei Flight Facilities? C’è che Stand Still va oltre l’idea del pezzo pop. C’è che se tu, in un posto pubblico la suonassi, vedresti tutti andargli di Shazam.
Un po’ di ABBA non dovrebbe farci del male. Forse.
Psichedelia, pop colorato e altre cose che a San Francisco sono patrimonio locale.
My name is Josie Claire but everybody calls me Claire. La collaborazione che non ti aspetti, ma che poi comprendi.
Battiti hip hop, discoeleganza e forma canzone. A New York ne parlano assai bene.
Un po’ figli di James Murphy e di Bernard Sumner, gli Holy Ghost! del secondo disco sono una conferma.
I Pearl Jam degli anni zero hanno dosato in modo prevedibile e quadrato il tiro punk, le ballate che sanno di Into The Wild e qualche raro spunto più epico. Stavolta qualcosa è andato “storto” ed era l’ora che accadesse.
C’è troppo elettropop in giro, ok. Ma se si scoprono le quattro texane la sazietà è rimandata.
Chi ha detto che per far ballare servono più i New Order dei Joy Division? Per i Factory Floor, di certo, non è così.
Toh, si riparla di John Grant e del suo Pale Green Ghosts probabile tassello di molte poll di dicembre, ma stavolta è solo il pretesto per introdurre i mancuniani No Ceremony///. Sì, scritto proprio con questi fronzoli.
Se fosse un piatto un giudice alla Gordon Ramsay l’avrebbe liquidato per la banalità ma qualcun altro, siamo sicuri, avrebbe pianto dall’emozione