Stroncatoio #2: Rival Sons – Yes – Memory Tapes

Lo Stroncatoio
Un nuovo modo per selezionare la tanta (troppa) roba che esce, per distinguere tra birra e borra: lo stroncatoio, i dischi che fanno schiuma ma non sono sapone.

Rival Sons – Pressure & Time

Luglio 2011 – Earache Records – Orodiscopo: Dispari, Barba

Enrico Calligari – Quando c’è un trend, in questo caso un ritorno di curiosità dei giovani sui suoni 70ies grazie a band come Black Mountain o Black Keys o di recente Graveyard, non può cavalcarlo chiunque. Non si può pretendere di stare sulla scia senza capire cosa sta succedendo. I Rival Sons (o chi per loro) hanno avuto l’idea che questo era il momento di lanciarsi. Pressione e tempo. C’è appunto una dinamica tra le pressioni subite e il tempo, il momento, giusto. E’ flop. Si incapponiscono ottusamente in recrudescenze hard rock con un’entusiasmo che è il vero anacronismo. L’hard rock moderno è scazzato, è una roba tipo “che volete fare, è roba polverosa, ma è quello che ci vuole”. I ragazzi invece ci vanno giù convinti e scivolano nei prodromi del glam quando anch’esso è fuori moda. Ne vien fuori un’esordienza di livello imbarazzante: inopportuni. SVR: 1 – 2 – 1 – totale: 4

Yes – Fly from here

Luglio 2011 – Frontiers Records – Orodiscopo: Dispari

Massimo Sannella – Bye bye Porte del Cosmo, quanta violenza uditiva contro gli eldoradi prog. Chi è che non ha lacrimato sulle corde scorsoie di Round About o sugli armonici di And you and I.  Ma che ora si debba riprendere quelle corde scorsoie per legare insieme due etti di bronci amari ascoltando questo “Fly from Here” dei redivivi “ex aviatori di Aries”, denudati del cantante storico Anderson, integrato da un suo avatar (magari) tal Benoit David, voce della più famosa cover band degli Yes, è veramente troppo. Gli “altri” – meno Wakeman –  ci sono tutti, torna anche Geoffry Downes alle tastiere, ed insieme a pasturare sulle pastorali accademiche di un marchio stirato per ricreare quel paradiso dove oramai anche gli angeli latitano; e la cosa non riesce, si sente con tutti i sensi a disposizione la parodia dell’arrancare per “sentirsi vivi” e di quanto sia fragile d’ali ma forte di “moneta”  questo pedigree scaduto che regnò fiero sulla schiena indomita dei ’70.
Oramai certi “svolazzi stanchi e vuoti su altezze pindariche” nuocciono alla pressione e bisogna imparare a dire NO ad altrettanti YES. Wakeman questo l’ha capito da un pezzo! SVR: 1 – 1 – 1 – totale: 3

Memory Tapes – Player Piano

Luglio 2011 – Something in Construction – Orodiscopo: Spilletta, Sorcino

Marcello Aloè — Grande sopresa questo disco… in negativo però. Se il precedente Seek magic, pur essendo forse sopravvalutato, poneva le basi per un seguito promettente, con le sue incursioni nello shoegaze, dei beat dance e molta elettronica minimale, questo Player Piano purtroppo le tradisce tutte. Suoni e ritmi ormai stantii, la solita voce indie-nasale un po’ dilatata, insomma tanti cliche e poca fantasia che fanno di questo disco un piattume che difficilmente regge al susseguirsi degli ascolti. Come diceva il temuto prof di italiano dei  Ragazzi della terza C: “Memory tapes: tre!” SVR: 1-1-1 – totale: 3

  • maks .

    peccato che il confronto sia totalmente sbagliato e fuori luogo.
    I rival sons non fanno nulla di assimilabile né ai black mountain né ai black keys e non vogliono proprio farlo in maniera “scaciata”.
    Loro si rifanno all’hard rock massimalista, ai Grand Funk Railroad, non a dei ragazzotti canadesi con bei riff su disco ma assolutamente mummificati dal vivo (bravi, ok, ma NIENTE DE CHE! e li ho visti 4 volte)

    Da vero amante del rock ’70 mi tengo mille volte i Rival Sons e butto a mare i Black Keys.
    Certo i Rival Sons non avranno Plant o Homme come testimonials, ma raggiungono alla grande il loro obiettivo: il rock hard/psichedelico fine ’60, primi ’70, e lo fanno in modo impeccabile.

    Non hanno nulla di nuovo?
    MEGLIO!
    è sempre buon segno quando non si cambia squadra che vince.

  • maks .

    tra l’altro, questa è la terza uscita dei rival sons, altro che esordienza!

  • Enrico

    Ciao maks…

    …mi dispiace ma la discografia ufficiale dei Rival Sons è molto chiara (come puoi verificare su siti molto attendibili come Discogs e Allmusic). Pressure & Time è la prima release ufficiale con tanto di numero di catalogo e codice a barre. Before The Fire del 2009 è una cosa autoprodotta distribuita solo in digitale e in un cdr limitatissimo per gli amici. Che tu sia loro amico o che l’abbia “trovato” in rete, non cambia il fatto che l’ingresso dei Rival Sons nel mercato discografico sia questo Pressure & Time, che è stato scritto in 20 giorni il che avvalora l’idea di qualcosa pensato più sull’onda del mercato che dell’ispirazione. Quanto al terzo disco te lo sei inventato, o ti riferisci ad un EP o al prossimo, non so.

    Con l’occasione rispondo anche alla tua contro-critica dicendo che sono d’accordo con te (e che per me in un certo senso i Grand Funk Railroad sono proto-glam), solo che quello che diciamo per me è male e per te è bene. Cosa che rientra in una normale divergenza di opinioni che è una cosa anche bella, volendo.

    e.