Giuliano Dottori: Assaporare l’attesa
Archiviata, almeno per ora, l’esperienza Amor Fou, Giuliano Dottori torna con un disco solista che ci è piaciuto molto. L’abbiamo raggiunto via mail e ci ha raccontato un po’ di se e del suo futuro musicale.
Archiviata, almeno per ora, l’esperienza Amor Fou, Giuliano Dottori torna con un disco solista che ci è piaciuto molto. L’abbiamo raggiunto via mail e ci ha raccontato un po’ di se e del suo futuro musicale.
Giuliano, già chitarrista degli Amor Fou, compie decisi passi avanti rispetto ai lavori passati. Affronta ed elabora temi molto personali. Una sindrome un po’ da piccola fiammiferaia, che con delicatezza e semplicità guarda Le Vite degli Altri.
Spegnete la luce, chiudete la porta, staccate il telefono per quaranta minuti e ascoltatelo come si deve. Ne vale la pena.
Questo pop edulcorato arriverà ad un pubblico più vasto, certo, ma dall’altro lato potrebbe incontrare lo sdegno degli amanti dei Perturbazione duri e puri. “X” come sinonimo d’imprevedibilità: il pop, d’altronde, procede insieme al tempo che abitiamo, e nel caso di Musica X dialogano fra loro così tanti mondi lontani da rendere compiuta la missione artistica dei Perturbazione.
L’inquieto pisano è uscito da una zona conosciuta e collaudata e si è avventurato in un progetto dall’immaginario purpureo. Liriche ispiratissime e parti strumentali non sempre del tutto convincenti.
Un album decisamente denso, impegnato, ricco di riferimenti e inferenze per chi le sa cogliere, e che considera in modo adulto l’ascoltatore. La validità del progetto musicale dei Fuzz si mantiene integra e al terzo album conferma la sua originalità.
Il giovane cantautore Bianco sembra quindi aver imboccato un sentiero deciso: sa ben restituire in musica quello che raccoglie dalla realtà.
Si tratta, con ogni probabilità, del più completo progetto del trio, che sembra essere giunto allo status di cittadino del mondo, riuscendo a proporre con grazia e sapienza i suoni dell’ultimo secolo attraversato da grandi masse di viaggiatori e migranti. Una world music che non stravolge lo stile TARM, ma lo arricchisce con un armonico incontro tra culture e strumenti diversi.
Un’esplosione enorme dunque per la Tempesta al Rivolta: la label si riconferma genuina, con a bordo del suo vascello artisti che lavorano in modo coraggioso e progettuale. L’imprinting musicale d’eccezione donato dal Great Complotto piu di trent’anni fa ad alcuni di loro continua a viaggiare alto
Un album eclettico e sincero, coraggioso senza dubbio, ma di certo discontinuo e carente di coesione interna. Dolce nel sentimento ma cupo di fatto: prendono il sopravvento sfumature scure, forse preannunciate in sordina dall’ultima traccia di Attento a me stesso….