Posts Tagged 'barba'

Ani DiFranco – Binary

Ani DiFranco – Binary

Anche in questo “Binary” Ani DiFranco riesce a suscitare emozioni nascoste, quelle più semplici che solitamente teniamo chiuse dentro l’armadio. Riesce ad aprire le ante del nostro animo con uno stile diverso ma con la solita eleganza. La sua storia ci dice come da sempre sia considerata icona del femminismo musicale e da questo ultimo lavoro la sua reputazione ne esce rafforzata. In una visione gattopardesca della sua carriera potremmo dire: “ben venga se tutto cambia per rimanere com’è”.

White Hills – Stop Mute Defeat

White Hills – Stop Mute Defeat

I White Hills si smarcano dunque dalla costruzione musicale basata sull’apporto chitarristico, esibendosi in una denuncia, neanche troppo velata, nei confronti delle potenze economico/politiche. Continua il sodalizio con una Thrill Jockey Records sempre più innamorata della band, alla quale vengono perdonati agilmente tutti i cambi sul tema (compositivo): e come potrebbe essere altrimenti? I White Hills sono ormai una certezza di genere.

Michael Gira – Drainland

Michael Gira – Drainland

Cercare una via d’uscita alla fine di un tunnel claustrofobico; scacciare le insidie più profonde e oscure della vita: è questo in sostanza il sentimento che pervade, a partire dall’artwork, Drainland, l’esordio solista di Michael Gira datato 1995 e da poco ristampato e rimasterizzato da Doug Henderson a Berlino, via Young God Records/Mute, assieme a The Great Annihilator degli Swans.

Fenomenologia del Beaches Brew Festival

Fenomenologia del Beaches Brew Festival

Rumore. Dall’approdo in pineta fino alla spiaggia. Il tonfo delle moretti che impattano con il terreno ricoperto dagli aghi di pino marittimo, ed il sincronismo degli spray anti zanzare; l’odore del mare, di un baracchino che vende panini (di un certo livello) e di qualche benpensante che probabilmente stasera si farà il primo bagno dell’anno dell’estate.

Paul Weller – A Kind Revolution

Paul Weller – A Kind Revolution

Pochi esponenti del panorama musicale odierno – forse il solo Morrissey –, possono dire di aver influenzato più di una generazione, sia dal punto di vista artistico che dal punto da quello iconografico, e questo “A Kind Revolution” rappresenta un nuovo e splendente tassello di un mosaico su cui Weller ha iniziato a lavorare oltre quarant’anni fa, ma che è ben lungi dall’essere terminato. Con la sua e la nostra soddisfazione.