Posts Tagged 'robinson'

Oro(di)scopo: i migliori 12 dischi di Marzo 2017

Oro(di)scopo: i migliori 12 dischi di Marzo 2017

L’Orodiscopo parla di te: sono una serie di segni “zodiacali” che riguardano i tuoi ascolti. Ogni segno infatti definisce una particolare tipologia di ascolti musicali, o di atteggiamento nei confronti della musica: a te scoprire quello, o quelli che ti sono più affini! Guarda le schede per cominciare a orientarti.

Kamasi Washington: tre date in Italia

Kamasi Washington: tre date in Italia

Radar Concerti annuncia tre date estive di Kamasi Washington. Dopo lo straordinario successo dell’ultimo album The Epic e l’atteso nuovo lavoro che uscirà il prossimo autunno, torna in Italia il prodigio della nuova generazione jazz americana, pupillo di Flying Lotus e punta di diamante della sua etichetta Brainfeeder. Questi i tre imperdibili concerti: 17 luglio a Villa Ada di Roma, il giorno successivo al Teatro Petruzzelli di Bari, chiudendo il 19 luglio a Bologna al BOtanique Festival.

Macy Gray – Auditorium della Conciliazione – 11.03.2017

Macy Gray – Auditorium della Conciliazione – 11.03.2017

Tutto così piacevolmente appiccicaticcio. Avete presente le ambientazioni dei film “blaxpoitation” degli anni settanta; quelli così tanto amati da Tarantino e che vedevano interprete Pam Grier. Ecco quella sensazione di fuori moda che ha nell’aria qualcosa di sessualmente accattivante. Un telone viola come sfondo a tutta la prima parte del concerto, e poi accanto alle tastiere due bellissimi lampade di quelle che potevi trovare nella camera da letto di Tom Bosley in Happy Days. Poi arriva lei, bellissima, suadente avvolta in un impacciato vestito viola con tanto di boa piumato. Tutto perfettamente a tema con lo stile di Macy, assolutamente a suo agio in questa ambientazione da poesia decadente.

Ultime dai Palchi – Gennaio/Febbraio 2017

Ultime dai Palchi – Gennaio/Febbraio 2017

Com’è iniziato questo 2017? Ecco qualche indizio proveniente dalle nostre gallery di gennaio e febbraio, per una scorpacciata totale: iniziamo con i General Stratocuster and The Marshals, Francesco Motta, Diaframma, Nobraino, The Black Veils, Dente, The Temper Trap, Marlene Kuntz. E ancora The Dandy Warhols, Francesco di Bella, Emiliana Torrini, Me First and the Gimme Gimmes, Giorgio Poi e una strepitosa Angela Baraldi. E tanti, tanti altri ancora!

Mood – Out Loud

Mood – Out Loud

Francesco e Daniele, Chitarra e Batteria. Ventenni senza palco, e neppure impianto – volutamente. Così da abbattere quelle distanze utili ad una mitologia concertistica forse ormai sopravvalutata – anche se il “piedistallo” in sé continua a stimolare le credenze pagane di un presunto interloquire fra artisti e divinità: e che lo vogliate o no, a voi (e anche a me) continua a piacere. Del resto siamo tutti in cerca di verità. Lo sono anche questi due giovinotti di Finale Emilia (MO), solo che loro se la vanno a cercare in mezzo alla gente; attenzione però a non confondere la compassione di Cristiana memoria con gli intenti bellicosi dei Mood, perché la comunione potrebbe sfondarvi le orecchie.

Oscar Del Cinema 2017: La La Land (di Trump)

Oscar Del Cinema 2017: La La Land (di Trump)

Chiacchierando sulle metodologie di scelta e sulla composizione dell’Academy of Motion Picture Arts and Sciences, si rischia di sforare nell’ecclesiastico. Del resto, la scelta del miglior film è di per sé una decisione per cui invocare (giustamente) lo spirito santo, un tipetto che in genere mantiene sempre un occhio (populista) di riguardo per le tematiche sociali, riservandosi il compito di trollare milioni di ascoltatori al fotofinish, ma anche dopo: una cosa questa di cui speriamo Sorrentino abbia preso nota per la seconda stagione di The Young Pope.

Molly Burch – Please Be Mine

Molly Burch – Please Be Mine

Con il debutto di Molly Burch, la Captured Tracks continua ad ampliare il suo roster. E allarga un altro po’ l’orizzonte futuro. L’etichetta di Brooklyn stavolta punta su un’artista diversa da molti esemplari della scuderia. Bene o male, potrebbe ricordare da vicino Angel Olsen o magari Weyes Blood. Per un verso le coordinate sono quelle di un folk singing dalla patina molto rétro. Per un altro sono anche quelle di una crooner (rétro anche qui, certamente) che fa pezzi da jazz club anni ’50. Atmosfere di fumo denso (“Downhearted”), sensualità suo malgrado (perciò vincente) e compostezza d’altri tempi.