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Slowdive – Slowdive

Slowdive – Slowdive

Non il loro migliore, e a dirla tutta il rischio-sbadiglio è piuttosto alto. Ma sono sbadigli di grande bellezza, quindi oro colato coi tempi che corrono. E veniamo dunque a quest’ultimo “Slowdive”, il tardivo self-titled. Otto canzoni per passare in rassegna il passato, alla ricerca di un futuro. O magari per mettere la parola fine una volta per tutte (se fosse così, sarebbe ancor più intrigante la scelta del titolo). Otto composizioni che mettono sul piatto tutto il menù di Casa Slowdive. Con qualche aggiunta gustosa (le insolite accelerazioni di “Star Roving”, un maggior impiego delle tastiere). Tutto fila liscio, anche troppo. Tutto fila liscio come il marmo di una lapide.

Perfume Genius – No Shape

Perfume Genius – No Shape

Non pensiamo di esagerare nel considerare “No Shape” come il lavoro fin qui più compiuto di Mike Hadreas, libero di luccicare attraverso pomposità e violini, trionfi di luci e pailletes, senza diventare stucchevole e manieristico. Perfume Genius si conferma essere uno dei più eccentrici e talentuosi songwriter della sua generazione.

Christaux – Ecstasy

Christaux – Ecstasy

Artisticamente parlando è Christaux il presente di Claudio “Clod” Nigliazzo. Quindi proveremo a non spendere troppe parole sul suo passato a targa Iori’s Eyes. Certo, quel “Double Soul”, ottimo lavoro del 2012 del duo formato da Clod e Sofia (oggi suo il progetto L I M) è stato importante. Ma l’opera prima di Christaux è per la maggior parte libera dagli echi di quell’esperienza.

New Found Glory – Makes Me Sick

New Found Glory – Makes Me Sick

Mezz’ora abbondante condita addirittura da un accenno di synth (“Happy Being Miserable”) e di musica calypso (“The Sound of two Voices”): ma questo solo perché i nostri sono ormai over-40 e hanno allargato un po’ i loro orizzonti. “Blurred Vision” non stonerebbe all’interno di un album dei Paramore o di Avril Lavigne. “Say it don’t Spray it” sembra addirittura manifestare dissenso nei confronti di chi si combatte a suon di graffiti. Un improbabile manifesto anti-bombing di una generazione ripulita che si è ormai lavata le mani dalla vernice delle bombolette? Quindi, tornano al quesito di cui sopra: ha senso suonare pop-punk a 40 anni? Inutile trovare una risposta, meglio far ripartire l’album dall’inizio.