I colori di questo disco sono forti, quasi come quelli distopici di Frank Miller, e le parole ben si legano con gli scenari creati da pezzi quali Death March e la furente Animals: sussulti metafisici e raffinatezze tecniche ricercate, senza tralasciare le asperità del vissuto, che ben poche volte riescono ancora a sconvolgere. The Underside of Power non vuole essere solo un monito, ma rappresenta la metamorfosi che sta subendo il concetto stesso di “lotta” ai giorni nostri; fuori dalle abitudinarie vesti facinorose, torna in quel genio musicale, creando un sussulto rumoroso ma ben curato ed evoluto, capace di spalancare occhi e mente.