Fucked Up – Glass Boys [STREAM]
“It’s about being in a ’subversive’ young people band and waking up twelve years later and being like, ’We’re not
“It’s about being in a ’subversive’ young people band and waking up twelve years later and being like, ’We’re not
Esce il 13 Giugno 2014, il nuovo album dell’Ex Husker Du. Potete sentirlo per intero fino all’uscita ufficiale su Pitcfork
Esce il 27 maggio per Bedroomcommunity la nuova opera di Ben Frost : “A U R O R A mira direttamente, con la
Echi di Johnny Clegg e di musica Zulu – Rocking Chair -, collage sonori a là ‘The Roots’, R&B ed Hip-Hop – Water Fountain – rubati alla strada che flirtano con il Jazz. Erykah Badu spesso sugli scudi a supervisionare. Si cruccia di non aver abbastanza dimestichezza con il canto, di non aver mai seguito un giusto Training, mentre peculiare diventa la bipolarità vocale della Garbus, qualcosa di duttile ma sempre molto abrasivo.
Canzoni dal fascino universale, dodici ballate oscuramente riflessive intrise di Folk e di Soul, di vita e resoconti, di nostalgia e felicità per un presente diverso, nuovo: dal quale osservare il mondo ed il passato con la consapevolezza di chi ha vissuto.
Come una sorta di genesi culminata a mio avviso l’anno scorso con lo splendido ‘White Shadows In The South Seas’, questo New Globe Notes testimonia nuovamente l’abilità del nostro nel ricreare sensazioni cinestesiche a sfondo tropicalizzato. Nove movimenti inquieti alternano foreste selvagge e magnificamente notturne, con abbacinanti spiagge dopate: come in un sogno senza fine, senza via di fuga.
Low Jack entra in questo repertorio tribale con l’accetta, scolpendo e sommergendo d’effetti un caleidoscopio di musiche gioiose dal significato trascendente, oscuro. In questo contesto risulta esaustiva l’opener ‘Punta’ che significa ‘Festa’ e vede un marinaio con la sua zattera lottare fra le impetuose onde oceaniche, sicuro della sconfitta. Confrontando la briosa esposizione ‘Garifuna’ con la versione apocalittica qui proposta, ci si accorge di quanto i campioni originali vengano devastati in favore di masse elettroniche d’atomica deflagrazione, lasciandone intatto pensiero.
Una One-Man band mediante la quale sperimentare e rivivificare quel suono emerso nei Novanta, qui aggiornato dall’inserimento di certi trip elettronici – Psychopathetic, Lean Tissue -. Mentre la scommessa vinta, emerge sottoforma di cover ‘Mansoniana’ – Irresponsible Hate Anthem -: brano in grado di renderci più facile la ricerca in merito alla natura di questo assalto all’arma bianca in compagnia di un esercito di sintetizzatori.
Esattamente come il magnifico ‘Black Lights Spiral’ di Untold, questo capitolo del Dj Inglese adotta rumorismi i Techno come collante per gli inserti più disparati ed incisivi. Sono coltellate chirurgiche d’inquinamento acustico, grida scomposte di esseri sopravvissuti ad un disastro nucleare – Rotting Sound -. Un clima torbido, caotico nel quale la radioattività sembra aver inghiottito le genti, mentre le macchine danzano scomposte un balletto epilettico
Pezzi inquieti nati per sottolineare la caducità dell’essere umano, della propria natura tormentata ‘Crazy World’, capaci di scorgerne al contempo quell’atavico desiderio d’approfondimento interiore. Questo, con buona pace di chi non placherà la propria sete di contraddittorio, significa aggiornare un suono glorioso, attualizzarlo, renderlo capace di una vita scissa dai fasti del passato, quindi futuribile.
Un film anti-cinematografico, monolitico, dove Cronenberg sembra non voler spettacolarizzare un solo frame: lasciando lo spettatore imbrigliato in una ragnatela colloquiale carica di significati nascosti. Non sorprenda dunque l’ossessione per i dipinti di Rothko, artista atemporale, testimone della tragedia del nascere, vivere e morire. Capolavoro.
Ipnotici e funerei, riecheggiano all’interno di paludi ed acquitrini avvelenati: caustici, come il Post-Punk di Lux Interior e Poison Ivy triturato da una No-Wave implosa, ormai mentalmente disturbata, incapace di uscire dall’impasse.
Tel Aviv scioglie finalmente il giogo ad un’oscura femminilità ormai impossibile da controllare. Un trio femminile di nero vestito porta in dote le esperienze chiaroscurali della Wave inglese, di Seattle e della New York sonica; rimodellandola sugli standard odierni. Ragazze della nuova generazione: pittrici, scultrici e registe, artiste complete capaci d’imporsi calpestando la propria terra, gettando un segnale chiaro.
Ne viene fuori un gruppo di lavoro ampliato dal riconoscimento fisico dei sintetizzatori come membri fisici della band, concessione liberatoria che probabilmente sarà stata estesa anche al di fuori della sala prove: chi non vorrebbe uscire a farsi una birra con un moog?.
Il produttore dietro a Hemlock Recordings e Pennyroyal, trova oggi quell’incarnazione che gli permetta di giocare con la profondità di campo, riproducendo un suono sempre molto adiacente all’ascoltatore. Scritto in una settimana nell’afa metroplolitana di un’estate Londinese ‘Black Light Spiral’ nasce rispolverando gli appunti presi nel corso di un anno, posizionando in primo piano l’idea stessa di pressione, di calore e vapore