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Ragionamenti sconclusionati e improbabili riflessioni che risultano del tutto compatibili con la spensieratezza estetica barnettiana. Imbranata, cazzara, fiduciosa, delusa, annoiata. Qualsiasi coinvolgimento emotivo è un impulso irrefrenabile nella ricerca di metafore e allitterazioni che consumano fiumi d’inchiostro nel suo esercizio di scrittura vissuto con senso di sfida.
I dischi dei Talco, gli ultimi tre sicuramente, hanno una caratteristica: non si può pretendere di capirli ad un primo ascolto. Quello che arriva subito, ed avviene con rinnovata potenza in Silent Town, è la musica, il ritmo, le sonorità che fondono sapientemente le origini ska punk della band con influenze folk, klezmer, cantautoriali.
Wilko osserva, interroga il baratro e dal baratro viene visto ed ascoltato a sua volta con laicissima vertigine nietzschiana, nella bella rivisitazione della partita a scacchi con la mietitrice de Il settimo sigillo (1957) di Bergman.
Andrea Casali fa musica di sentimento, distillata in piccoli episodi attorno ai quali ruotano i testi delle sue canzoni: il sesso fatto in “Stanze buie”, tutto ciò che pesa in “Buste”, stare sotto la pioggia con un k-way “Blu elettrico”. Da un punto imprecisato del suo presente, sotto l’“Occhio di bue” CASO ci dice che vuole “scattare la fotografia che ferma il tempo da qui”: voi lo sognate mai? Io sì.
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Immergersi in un disco dei C+C=Maxigross significa perdersi in un magma sonoro multicolore e variegato, senza troppe regole e steccati. Anche nel secondo lavoro “Fluttarn” è il piacere assoluto di creare suoni in libertà a tenere banco, tra folk psichedelico e canzoni pop un po’ naif.
I Calibro 35 destrutturano ed edificano dunque sul palco una perfetta colonna sonora, un film immaginario carico di flash-back ritmici e chiaroscuri sospesi in dimensioni spazio/temporali sempre differenti, mentre ognuno dei presenti può modellare nella mente, e a suo piacimento, il semplice sentire dei suoni.