All posts by Patrizia Cantelmo

About Patrizia Cantelmo

Speaker radio & music addicted

Calexico – Edge of The Sun

Calexico – Edge of The Sun

Con il loro ottavo disco “Edge of The Sun” i Calexico ci invitano alla leggerezza, a lasciare che il vento ci passi fra i capelli mentre si percorre qualche assolata Interstate, possibilmente verso territori e orizzonti meno opprimenti del solito, sognando di nuotare a distanza di miglia dal mare.

Simone Olivieri – Apotheke

Simone Olivieri – Apotheke

Apotheke è un farmaco miracoloso che culla e rassicura, una fotografia un po’ sbiadita, virata seppia e sovraesposta, in cui la luce entra talmente tanto da bruciare una parte della pellicola. Ma lo fa per una ragione precisa, tirar su i toni di ciò che altrimenti rimarrebbe nascosto.

Sufjan Stevens – Carrie & Lowell

Sufjan Stevens – Carrie & Lowell

Carrie & Lowell segna il ritorno al folk scarno e minimale di Sufjan Stevens: un disco all’insegna di un’umanità dolente e scarnificata di fronte alla morte e alla vita. Una preghiera fra sacro e profano, un piccolo capolavoro fatto di nulla, capace di catturare la luce e le tenebre di un’esistenza alla ricerca di senso.

Umberto Maria Giardini – Protestantesima

Umberto Maria Giardini – Protestantesima

Protestantesima segna il ritorno in grande stile di uno dei grandi del rock indipendente italiano, consegnandoci un Umberto Maria Giardini particolarmente ispirato e libero, fra atmosfere dilatate ed elettriche in cui al classicpop si mescolano spunti psichedelici, post-rock e financo progressive. Se Moltheni ci manca ci possiamo ancora una volta nutrire di bellezza grazie a questo nuovo disco. E di una rinnovata certezza: Umberto Giardini è davvero un fuoriclasse.

Colapesce – Egomostro

Colapesce – Egomostro

Si vola sempre abbastanza in alto con questo secondo disco di Colapesce e il bilancio non può che essere positivo. C’è forse un po’ troppa maniera che in certi episodi finisce per appesantire il discorso, ma il tenore del lavoro si mantiene sempre su livelli egregi. Colapesce conferma di avere una spiccata personalità e grande talento, e se riuscirà nel tempo a sbrigliarlo dall’egomostro e dalle aspettative ansiogene che esso porta con sè, non potremo far altro che ringraziarlo. Se poi questo non è un difetto incidentale del disco, ma esattamente il suo intento finale, c’è riuscito benissimo.

Panda Bear – Panda Bear Meets The Grim Reaper

Panda Bear – Panda Bear Meets The Grim Reaper

Nel suo quinto album Panda Bear ci trasporta in un immaginario fiabesco dietro cui si nascondono significati esistenziali, riti di passaggio mascherati da giochi e stramberie: un magma policromo, acquatico e psichdelico, prodotto da Peter Kember nel quale occorre immergersi per perdere le coordinate spazio-temporali e preparare il campo a un consapevole ingresso in un mondo “altro”.

The War On Drugs – Lost In The Dream

The War On Drugs – Lost In The Dream

Giunti alla loro terza fatica i The War On Drugs abbandonano i percorsi sghembi e distorti degli inizi per abbracciare la grande tradizione americana del rock in chiave eighties che li porta da Dylan a Springsteen passando per Tom Petty. Riescono così a tirar fuori quello che probabilmente risulta uno dei migliori dischi dell’anno. Occorre però accoglierlo con pazienza, togliendosi dalla testa il singolone “Red Eyes” e districandosi fra i suoni effettati di cui è zeppo: c’è tutto da guadagnare nell’ascoltare attentamente “Lost In The Dream” che sicuramente non suonerà rivoluzionario , ma che sa commuovere ed esaltare.

Nadàr Solo – Fame

Nadàr Solo – Fame

La forza di “Fame” sta nella sua semplicità ed immediatezza, nella sua tensione espressiva, nella sua voglia di parlare di tematiche tortuosamente umane, e di farlo in una maniera che non è nè didascalica, né filosofica, ma umilmente matura, consapevole: i Nadàr Solo probabilmente non faranno la storia del rock nostrano, ma sanno scrivere canzoni, e per noi può bastare.

Mark Lanegan – Phantom Radio

Mark Lanegan – Phantom Radio

Non si può dire certo che questo sia un brutto disco, ma quante altre volte lo avremmo ascoltato se non fosse stato marchiato da un nome così attraente come quello di Lanegan? La domanda rimane irrisolta, ma alla fine di cose buone qua dentro ce ne sono abbastanza per non farcelo andare ancora di traverso. Sperando in una futura, magari pur sempre rinnovatrice, riappacificazione del buon Mark con la sua natura. Ululante.

Cristina Donà – Così Vicini

Cristina Donà – Così Vicini

Un disco di Cristina Donà è quasi sempre un gioiello prezioso, una piccola gemma da custodire ed amare, nutrito di una femminilità mai scontata, né leziosa. Vale così anche per “Così Vicini”, un lavoro in cui lasciarsi immergere con calma e pazienza, un altro importante e significativo capitolo della sua carriera che – a guardar bene – non ha mai prodotto dischi pieni e perfetti, piuttosto dei piccoli grandi tasselli di un percorso cangiante ma sempre di altissimo livello. La classe non è acqua e in questo caso, è decisamente femmina. Rallentate progressivamente e infine fermatevi ad ascoltarla, ne varrà la pena.

Basement Jaxx – Junto

Basement Jaxx – Junto

Dopo cinque anni tornano i Basement Jaxx dimostrando di essere ancora all’altezza dei fasti del passato, senza però riuscire a lasciarci la sensazione di avere ascoltato qualcosa in più di un ottimo esercizio di stile. L’impressione complessiva rimane un po’ troppo carnascialesca: tanti eccellenti groove dal tocco esotico, ma in generale un po’ fuori tempo massimo.

The Rust and The Fury – See The Colors Through The Rain

The Rust and The Fury – See The Colors Through The Rain

Gli arcobaleni sonori del secondo disco dei The Rust and The Fury spiazzano e convincono allo stesso tempo, confondendo un po’ chi si aspettava una semplice evoluzione del fortunato esordio: qui di colori se ne vedono tanti, tutti vividi e brillanti, senza che nessuno di loro abbia il sopravvento. A chi assomigliano i TRATF? La verità è che non è per niente facile rispondere a questa domanda, e forse già di per sé questo è un ottimo motivo per amarli

Go!Zilla – Grabbing a Crocodile

Go!Zilla – Grabbing a Crocodile

Grabbing a crocodile è un esordio al fulmicotone per i Go!Zilla, fatto di un’energia e potenza devastante, dallo spirito genuinamente rock’n’roll ma dalla matrice sinistramente oscura e sciamanica. Un concentrato variegato di “Acid Psychedelic Punk” come si definiscono loro: il duo toscano ha tutte le potenzialità per continuare a far parlare bene di sè