Ben Kweller – Go Fly a Kite
Nella sua plastica ingenuità ‘Go fly a kite’ si proietta in un mondo semplice e un po’ straniante per chi sia un minimo realista, ma vale comunque la pena di uscire dal letargo.
Nella sua plastica ingenuità ‘Go fly a kite’ si proietta in un mondo semplice e un po’ straniante per chi sia un minimo realista, ma vale comunque la pena di uscire dal letargo.
Il punto di forza di “Plumb” è che sembra inesauribile: ogni ascolto è una sfida a trovare nuovi particolari e diverse interpretazioni, confonde ma ha una sua logica. Non resta che scoprire come verrà reso in tour, cosa che spinge Peter e David a ingegnarsi, tanto per cambiare.
Epicità e vita quotidiana si mescolano in questo bel lavoro, che merita di essere ascoltato non solo per questioni estetiche, ma anche intellettuali, che di questi tempi non è cosa da poco.
I Magazine tornano con un disco che non è certo rassicurante ed impegnano l’ascoltatore nella comprensione di quella cosa chiamata capacità di significare che, di questi tempi, non sta simpatica a molti.
Preso in assoluto, il quinto album in studio dei Coldplay è uno dei dischi più annacquati degli ultimi tempi. Tuttavia non vale la pena serbare rancore ai Coldplay per questo: i tempi di Parachutes sono finiti da tempo, e non dite che non lo sapevate.
La classe c’è, il metodo anche, di faccia da schiaffi non ne parliamo: anche se con un line-up rimiscelata, i Kooks dimostrano che due più due fa quattro, ma a volte anche cinque.
Hynes riesce a creare flussi iridescenti e manieristici al punto giusto oscillanti tra ricami nipponici e morbidezze anni ’80 assolutamente personali e riconoscibili.
Tutto cambia per restare uguale, ma teniamoli sotto controllo: sembrano talmente in buona fede, che probabilmente quando non avranno più niente da dire lasceranno il posto ad altri. Sempre che ci siano “altri”.
L’imperfettibilità dell’insieme è incoraggiante, non resta che ringraziare il Dio delle Reunion che, evidentemente, ogni tanto ci prende.
Che la caducità da floorfiller lasci spazio alla solidità degna di un gruppo che sopravvive a più di due primavere…
In un’epoca in cui un royal wedding è stato meno royal della sagra della ficattola a Montespertoli… ecco i Kaiser Chiefs, baluardo della britannicità.
Di ‘Our Love to Admire’, solo il meglio: Heinrich Maneuver e Rest my Chemistry (si saranno fatti delle domande e dati delle risposte)