All posts by Alessandro Rossi

Iggy and the Stooges – Ready to Die

Iggy and the Stooges – Ready to Die

Quindi per favore basta Iggy, slaccia la cintura dinamitarda e vieni con noi a bere, poi raccontaci le fantastiche avventure dell’eroe di Detroit, quelle del “Forgotten boy”, di quando sommergeva di napalm e sudore il suo pubblico in adorazione. Preferiamo cosi, davvero.

Savages – Silence Yourself

Savages – Silence Yourself

I Savages manifestano senza vergogna le proprie fondamenta ma che possiede le credenziali per traslare quei suoni con la propria visione d’insieme, una band capace di colpire e ipnotizzare. Finalmente qualcuno che mantiene fede alle attese.

Clutch – Earth Rocker

Clutch – Earth Rocker

Al decimo episodio i Clutch tirano fuori il Jolly. Decisi nello smarcarsi dal giogo dei riferimenti e delle etichette, puntano decisi verso il chiarimento formale; “Siamo una dannata Rock’n’roll band”. Un centro roboante che sicuramente ci porteremo dietro per tutta l’annata.

Mudhoney – Vanishing Point

Mudhoney – Vanishing Point

Vanishing Point dei Mudhoney è solido nel promulgare quell’acidità punk che gettò nel “Nirvana” dapprima la cittadina di Seattle, per poi conquistare consenso mondiale. È un mantra consolidato che si dipana fiero dei suoi riferimenti, siano questi provenienti dalla Detroit dell’iguana o dalle Radio Birmane di stanza in Australia ai tempi della rivoluzione del ’77.

The Bronx – IV

The Bronx – IV

I Bronx oggi dimostrano coraggio nell’abbandonare l’approccio Hardcore degli esordi per abbracciare un suono tanto debitore delle performance in compagnia dei Foo Fighters, quanto dell’istinto nel seguire parte della propria natura musicale

Eels – Wonderful Glorious

Eels – Wonderful Glorious

C’è’la Nashville di Jhonny – Cash, ci sono tutte le componenti classiche del suono EELS e qualcosina in più. Del resto, nessuno potrà mai scalfire “Beautiful Freak” dalla cima del podio, ma quest’ultimo suona come una fragorosa conferma.

Widowspeak – Almanac

Widowspeak – Almanac

Echi Morriconiani flirtano con certo folk Youngiano costantemente, generando un loop emozionale caldo e nostalgico nel quale compaiono spontaneamente immagini ovattate del decennio Eighties, quello soggiogato dalle atmosfere dei primi Coteau Twins e dal talento di Keith Bush

Allah-Las – Allah-Las

Allah-Las – Allah-Las

Come archeologi del Sixties sound i nostri selezionano, spolverano e ridestano ogni singolo riverbero, ogni jingle-jangle per giungere ad un’opera finita di sfavillante intensità. Anche questo è essere rock nell’era digitale, anzi soprattutto questo lo è.

Swans – The Seer

Michael dice di essere già pronto con pezzi nuovi, vede la sua creatura come l’estensione del proprio pensiero, come qualcosa che gli procura estremo godimento. Faccia incazzata, cappello da cowboy e nessuna intenzione di suonar diverso da come suona nei propri sogni/incubi. Coerente e libero.