Rover – Rover
Sognante, ispirato, caparbio, Rover merita solo rispetto.
Sognante, ispirato, caparbio, Rover merita solo rispetto.
Dodici cover e una voce fantastica che trasforma tutto in blues, ma mancano quelli che potremmo definire “Gli originali”. Può bastare? A voi la scelta.
Si, i Soundgarden sono tornati, e sono proprio loro, non la copia in trielina buona per l’incasso al botteghino.
I Metz sono gli amanti segreti della Sub Pop, ragazzi semplici, che da ammiratori di quel mondo si sono ritrovati – con merito – a farne parte compiutamente. Ecco come vedono il nuovo orizzonte collaborativo e come si è sviluppato il loro percorso compositivo.
Mi sembra di vederlo Alex Edkins, chitarra e voce dei Metz, stuprare con lo sguardo il catalogo per corrispondenza della Sub Pop mentre lo stereo sputa qualche riff acido dei Mudhoney
Un ritorno gradito quello dei Redd Kross, che non farà nuovi proseliti e non metterà nessun pezzo in classifica, ma capace d’intrattenere riportando alla mente quelle estati passate con Heaven Tonight dei Cheap Trick sempre nelle orecchie.
Non un secondo di pausa per questo Sorry dei White Lung, nessun ammiccamento da classifica, tanta passione e dedizione verso un modo di fare musica che personalmente mi mancava
Cosa volete che vi dica, sono i Green Day, il più grande carrozzone mainstream che abbia mai poggiato i piedi in uno squat
The Silver Age di Bob Mould è uno di quei lavori dinanzi ai quali bisognerebbe per riconoscenza spendere parole quali: “La prova di resistenza al tempo” cose che personalmente non mi sento in grado di affermare…
All’interno, troverete quattordici schegge lo-fi punk debitrici tanto dei mostri sacri di genere – Ramones su tutti, ovviamente – quanto delle recenti produzioni a firma Jay Reatard. Ma non solo.
Questo Devotion, nuovo lavoro di Jessie Ware, rappresenta il primo passo alla nuova saga dell’artista inglese che si smarca dal Dubstep per strizzare l’occhio al Soul.
Un disco, l’esordio dei Divine Fits, che sorprende per la varietà di sfumature inserite in un canovaccio ben definito, capace di dosare con sapienza ogni ispirazione, donandole in molti passaggi quella freschezza tanto agognata dalle band contemporanee.
Molti lo aspettavano con impazienza questo quarto album intitolato “Four”, forse per esorcizzare il precedente e bruttissimo Intimacy, ma anche qui il risultato non è per niente soddisfacente…
Fin dal moniker -Violence + Violins- emerge il dualismo musicale di una band nata nella mecca del Noise-Rock (New York, ndr), ma capace di manifestare una certa inclinazione per quelle realtà rarefatte appartenenti al caleidoscopio Inglese. Assolutamente da tenere in considerazione per la top ten di fine anno.
Following Sea è un disco che alza il livello qualitativo del suo predecessore, un disco onesto insomma. I problemi semmai potrebbero averli chi ancora spera di risentire quella commistione fra Pixies e Captain Beefheart che permeò il loro esordio.