Brokaw – Interiors
Se amate il Post-Hardcore, l’Hardcore’80, il Grunge – e le sue influenze noise-, ed ogni tanto vi ritrovate stesi nel letto con le cuffie che trasmettono “Kind of blue”, questo disco fa per voi.
Se amate il Post-Hardcore, l’Hardcore’80, il Grunge – e le sue influenze noise-, ed ogni tanto vi ritrovate stesi nel letto con le cuffie che trasmettono “Kind of blue”, questo disco fa per voi.
In sintesi “Sexual Harassment” picchia duro come: “un negro sessualmente dotato ed armato fino ai denti alla guida di un bolide, mentre vaga per la città in cerca di vendetta” (cit.). E voi avete anche il coraggio di rimanerne fuori? Illusi, è impossibile.
I primi caldi ci propongono un duo prodigo nell’intento di rinfrescare parte della cultura indipendente Eighties e Ninenties. Celebration Rock è un turbine di cori presi in prestito dell’hardcore più melodico ed incastonati come pietre del sole su impalcature post-punk
Come una moderna Etta James votata alle ballate acustiche la Howard ci introduce con amore nel suo mondo fatto di eroi musicali sbiaditi dal tempo.
Per chi ha seguito per intero la stupenda epopea degli Hellacopters, non sarà difficile individuare in Pop War il degno seguito di quel “Rock’n’roll is dead”
Personalmente da uno capace di elettrificare una coca-cola, mi aspetto sempre qualcosa di incredibile. Era lecito aspettarsi qualcosa di più di un mero riassunto?
Nettamente più a fuoco di Visqueen del 2007 e con qualche carta in più di Blood Run (2005) questo nuovo album si propone come pietra di paragone per i lavori composti dopo la reunion del 2003. A modern masterpiece.
Questa volta Coxon dopo essersi svegliato tutto sudato nel bel mezzo della notte, realizzando di aver sognato un concerto dei P.I.L., deve aver pensato: This is the sound!
Open your heart in definitiva è un esercizio di stile che mangia in un sol boccone buona parte del modernariato Rock odierno, poggiando saldamente sul passato e rielaborandolo con grande gusto.
Bello, coeso e credibile, finalmente Ranaldo ha la sua piccola deliziosa perla.
Sincera, toccante e determinata Ani Difranco ci regala oggi l’unica colonna sonora possibile per il 2012, un ascolto doveroso per tutti.
Un racconto appassionato e credibile, sorretto dallo spirito incrollabile di quelle influenze che dall’alto sembrano voler pilotare questi ragazzi verso il paradiso indie, ancora una volta quello vero.
Un’abbuffata di personlità Post-Hardcore, echi Noise-Pop, e riflussi Grunge da k.o. tecnico. Stupendo.
Forse un gradino sotto rispetto al precedente “Your future our clutter”.
Forse come diceva John Peel, non esiste un album realmente brutto dei Fall.
Alla fine dei conti ci si ritrova in mano un un disco delizioso, scritto da un artista nata tardi, ma con tanta gavetta alle spalle, capace mediante grazia e passionalità, non solo di far fronte ma anche di trascrivere in musica i cambiamenti più intimi del proprio essere.