Black Lips – Arabia Mountain
Questo è il disco dei Black Lips più riuscito dai tempi di Let it Bloom e farà la felicità di tutti coloro che amano un certo tipo di sonorità “vintage” o il semplice pop profumato di cantina riverniciata.
Questo è il disco dei Black Lips più riuscito dai tempi di Let it Bloom e farà la felicità di tutti coloro che amano un certo tipo di sonorità “vintage” o il semplice pop profumato di cantina riverniciata.
Negli anni 80 sono stati tanti gli artisti che si sono cimentati nel cinema, ma che succede quanto sono stati gli attori a tentare la via della musica?
Un’ulteriore esaltazione della personalità cangiante ed imprevedibile di Lou Reed, inguaribile “trasformista” anche a 69 anni suona(n)ti.
Se vi ha un po’ indispettito la svolta pop dei Black Lips e sentite nostalgia del loro garage rock al vetriolo, siete sulle frequenze giuste
All’inizio l’impatto è stordente, alieno e in un certo senso magnetico, ma dopo un po’ l’espediente stufa, ciò che destabilizzava si fa clichè stantìo, e quel che resta è la smania di vedere un film che nel caso di Cor Cordium non arriva quasi mai.
Un disco meritevole e discretamente originale, dunque, fermo restando che l’impressione a freddo è quella di un caleidoscopio abbacinante destinato ad appiattirsi in breve tempo su una tiepida monocromia.
Numerosi urlatori beat, vivificati da un’incrollabile devozione o semplicemente da urgenza comunicativa…
I New York Dolls sono riusciti a dimostrare anche ai più scettici di non essere ancora degenerati in bolsi manichini pronti per il confino in soffitta.
Che lo si definisca neocountry, country apocalittico o con qualche altro astruso quanto futile neologismo, “Cult Of Youth” allarga la frontiera del roots sound Usa
Black Rainbow non è proprio un disco ballabile, ma scandaglia con una formidabile intensità l’isolamento dell’uomo post-moderno nella sua triplice articolazione: individuale, suburbana, cosmica.
Triste ammetterlo, ma i Gang of Four hanno completato la loro transizione da Entertainment! a una proposta che è mero, sterile, intrattenimento.
I Trembling Blue Stars continuano a scrivere, in sordina, pagine memorabili dell’indie pop, e quest’ultimo disco è solo l’ennesima immolazione viscerale di un grande artista in punta di piedi
Cuore Amore è quanto di più postmoderno sia mai stato concepito in ambito musicale. I testi torrenziali di Napo straripano e gorgogliano di ricorsività speculative…
L’impressione complessiva, nonostante qualche picco gradevolissimo, è che i No Age siano indecisi sulla strada da imprimere alla loro creatura
freschezza sorprendente degna di appassionati sbarbatelli alle prime armi, senza, però, le ingenuità tipiche di una carriera acerba