Guida al TOdays Festival: quando la periferia diventa il centro della musica

Abbiamo seguito la seconda edizione del TOdays Festival e per l’occasione abbiamo voluto scrivere qualcosa di diverso, applicando la formula della guida già utilizzata per gli europei Northside ed Exit Festival, perché il TOdays non ha nulla da invidiare a questi eventi stranieri. È un cuore pulsante di vibrazioni nazionali e battiti internazionali che si mescolano tra loro per creare un unico linguaggio universale: quello della musica.

Buona lettura!

26 Agosto
Il primo giorno di Festival si apre con due band di “casa”: con l’elettronica spruzzata di venature jazzy dei Pugile e i synth lisergici dei Niagara. È poi la volta di IOSONOUNCANE e delle sue sperimentazioni sia musicali che vocali, capaci di mescolare le morbidezze di una chitarra acustica alle asprezze dei synth, costruendo vortici sonori difformi che perlustrano l’album DIE con brani come Tanca, Stormi e Mandria. Si viene poi invasi dalle mille luci colorate fuse agli intrecci vocali, ai synthetismi di ogni genere e a qualche spruzzata di sassofono degli M83. La band inizia con Reunion e poi pesca spesso e a piene mani dall’album Hurry Up, We’re Dreaming proponendo anche la super hit da pubblicità “Midnight City” che manda in visibilio il pubblico in un arcobaleno di suoni e glitter; a metà strada tra pop, dancefloor e vaghi echi shoegaze. Ci si sposta poi dallo sPAZIO211 all’ex fabbrica INCET per immergerci, dopo la magnetica e sperimentale opening act di Paolo Spaccamonti, nel mondo oscuro di suoni – che la location rende ancor più claustrofobici –, di John Carpenter. È come vivere tra le sequenze dei suoi film, mentre scorrono le immagini e il maestro, più giovane di tanti giovani, incanta il pubblico e lo spiazza, personificando anche semplici note. Oltre ad alcuni brani del suo ultimo Lost Themes come Vortex e Night, Carpenter propone le visioni filmiche di Escape From New York, Assault on Precinct 13, They Live: Coming To L.A., The Thing, The Fog, Christine e Halloween Theme. C’è posto anche per la rilettura del tema di Prince of Darkness con dedica a Dario Argento.06_Carpenter_Todays (1)

27 agosto
La seconda giornata si apre allo sPAZIO211 con gli Stearica e con la loro musica lontana dalle parole e vicina alla metamorfosi del caos. Il loro mini-set è un flusso di clangori sonori, deflagrazioni che divampano e ruvidi passaggi ritmici che sembrano quasi evaporare nell’aria avvolgendo presenti. La “primavera” dell’album Fertile al TOdays diventa estate calda e potente. È poi la volta dei romani Giuda che, tra punk e glam, catturano per presenza scenica, soprattutto quella del frontman che sembra divorare il palco con la sua esuberanza; il tutto immerso all’interno di un sound lineare, semplice e allo stesso tempo immediato. Francesco Motta porta sul palco del festival il suo La fine dei vent’anni, un disco che live risulta ancor più energico e d’impatto. Poi, l’oscurità dei The Jesus And Mary Chian avvolge poi il pubblico. Dopo un piccolo problema tecnico, legato al volume troppo basso del microfono che impedisce a Jim Reid di cantare come vorrebbe, la band apre con le note di April Skies. Le tracce del set, tra cui It’s So Hard, Some Candy Talking, Happy When It Rains, Reverence, Never Understand, Taste of Cindy e Just Like Honey, scorrono placidamente e con una certa potenza, ma forse con troppa pulizia di suono e d’intenti per un gruppo che ha fatto dei graffi e dei feedback il proprio marchio di fabbrica. In definitiva un live godibile senza infamia e senza lode. L’ex fabbrica INCET, dopo il live de I Cani, si accende di luci e pulsazioni bianche e abbaglianti con i Soulwax. Immersi in una sorta di gigantesco studio di registrazione ricreato sul palco, con tre batterie, tastiere, voci e mixer, la band sconvolge il pubblico con fiamme sonore che dalla simmetria delle postazioni viaggia nel cemento ed esplode dagli strumenti e fuori dal palco.

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28 agosto
La terza e ultima giornata del festival ha il via al parco Aurelio Peccei con le parole e l’atmosfera intima del reading di Elio Germano e Teho Teardo, liberamente tratto da Viaggio al termine della notte di Céline. Ci si sposta poi verso lo sPAZIO211 dove ad aprire le danze c’è Victor Kwality, già voce degli LNRipley, che presenta un ibrido sonoro capace di evocare luoghi diversi, per poi lasciare il posto alla psichedelia ipnotica e distorta dei The Brian Jonestown Massacre. La band trasporta i presenti in un vortice lisergico e reiterato di suoni: acide atmosfere senza tempo. Tra le peripezie ritmiche di Anton Newcombe e il tamburello di Joel Gion, i suoni si fanno via via più carichi fino alla deflagrazione finale. Scorrono così: Geezers, Whatever happened to them?, Who?, Nevertheless, Groove Is In The Heart, Anenome, Days, Weeks and Moths, Servo, Pish, The Devil May Care (Mom & Dad Don’t), Yeah Yeah e Goverment Beard. I Local Natives tingono la scena con un indie-pop un po’ naïf e poco convincente, mentre i Crystal Fighters disegnano sul palco un calderone visivo fatto di fiori e foglie, con il cantante vestito come un guru indiano e le coriste come delle cubiste. La band di “I Love London” propone una giungla sonora fatta di elettronica cafona, ambientazioni pseudo hippie con ukulele annesso e botte pop: danze, bandiere e palloni in aria, per un elogio del kitsch che fa scatenare il pubblico. La fine del TOdays è affidata al Sabba dei Goat, all’interno di un rituale psych e tribale fatto di percussioni incessanti, mantra vocali e maschere cerimoniali. Le “preghiere mistiche” del gruppo vengono pescate sia dall’album World Music che da Commune. Spazio anche per il brano I Sing in Silence, tratto dall’album Requiem in uscita il 7 ottobre, mentre la magia della loro musica spinge i presenti in un universo parallelo, atavico e perpetuo di suoni.

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Location e storia
Il crocevia sonoro e artistico del TOdays Festival nasce nel 2015 e si sviluppa per dare anima e corpo alla periferia urbana, riqualificandola, dandole nuova forza e vigore. Riappropriandosi e modellando gli spazi industriali e le visioni architettoniche che volgono lo sguardo sulle strade, i graffiti e le case di un quartiere suburbano e complesso come quello di Barriera di Milano, il festival muove i suoi passi nella musica, e attraverso di essa, per collocare un ponte tra la periferia stessa e la città tutta.

Logistica
Il festival si sviluppa interamente lungo l’asse di via Francesco Cigna e abbraccia location differenti tra loro. Ed è come fare una passeggiata all’interno del quartiere stesso, camminando tra gli spazi verdi dello sPAZIO211 e il parco Aurelio Peccei, vagando tra le pareti bianche del museo Ettore Fico e tra le travi di cemento dell’ex fabbrica INCET.

Da non dimenticare inoltre che, oltre alla musica live, il TOdays è stato anche altro: presso la Galleria d’Arte Gagliardi e Domke, affascinante spazio dove sorgevano vecchie acciaierie e ora luogo d’eccellenza dell’arte contemporanea in città, si è svolto il TOLAB: una tre giorni di incontri, conference, workshop e laboratori creativi.

Drink And Food
La varietà è assicurata. È infatti possibile acquistare un vasto assortimento di cibi: dai panini vegetariani ai panini “carnivori” con la porchetta fino agli Hot Dog dello sPAZIO211, per poi ampliare la scelta con specialità più particolari, come l’hamburger di salsiccia con olio di valeriana, dell’ex fabbrica INCET. Anche sul versante drink c’è molta scelta. Si va dalla classica birra all’acqua per gli astemi, dai long drink ai superalcolici acquistabili nel furgoncino dal sapore anni Sessanta adibito a chiosco dello sPAZIO211. C’è la possibilità di acquistare anche il caffè, una novità non presente solitamente in tutti i festival.

Tipi da Festival
Il pubblico varia in base al mood della giornata, partendo dagli hipster elettronici e i cinefili incalliti della prima serata, passando per le anime dark della seconda e finendo con gli spiriti fricchettoni dell’ultima giornata.

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Kit di sopravvivenza
spray anti-zanzare: l’unico spray utile per sopravvivere al festival e alle punture
K-way e/o ombrello: per essere previdenti, perché si sa che a un festival tutto è possibile, anche un temporale in piena estate.

Dresscode
A Torino a fine agosto fa caldo, molto caldo. Si consiglia quindi di usare vestiti leggeri che seguano ovviamente il gusto e l’indole personale. Per i più freddolosi è consigliabile una maglietta/felpa per la sera.

Conclusioni
Dalle “macerie” della periferia si può rinascere e si può creare nuova linfa vitale e “cultura alternativa”. Il TOdays Festival ci è riuscito in maniera eccelsa, divenendo fulcro centrale e vivo di un universo, fatto di contaminazioni sonore e forme d’arte differenti, in cui le immagini di una Torino post industriale si evolvono verso un altrove musicale concreto, all’interno di un “sobborgo nascosto” che potrebbe facilmente appartenere a qualunque luogo del Mondo.

 

LA FOTOGALLERY

a cura di Martina Caruso