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Pieralberto Valli – Atlas

Pieralberto Valli – Atlas

Dopo aver ascoltato il disco di Pieralberto Valli ho letto alcune delle interviste che ha rilasciato in occasione dell’uscita di “Atlas”, suo primo disco solista dopo gli album registrati con i Santo Barbaro. Di due cose ho avuto la conferma, anzi tre: la prima è che Atlas è il prolungamento di alcune cose lasciate in sospeso ai tempi di “Navi” – uscito nel 2012 sempre lavorando in coppia con Franco Naddei tra le pareti del Cosabeat Studio; la seconda, che il tempo e lo spazio sono le due ossessioni di Pieralberto Valli; la terza che a Pieralberto Valli la musica di oggi non piace.

Rock finché (non) mi faccio male: Motta live @Vidia Club

Rock finché (non) mi faccio male: Motta live @Vidia Club

Sia fatto il Rock, cantavano gli Ac/Dc nel 1977. Sabato sera al Vidia Club il Rock è stato fatto, nella misura in cui il Rock italiano viene fatto oggi. Motta è salito sul palco alle ore 22.45 circa e ci è stato per un’ora e mezza, e anche questo è molto Rock, considerato che il suo disco non dura nemmeno 40 minuti. Merito di una band che, da sola, terrebbe su qualsiasi tipo di spettacolo dove venga richiesto del tiro e della verve. Di contro le parti eseguite in acustico fanno di Motta un cantautore che sì, pur con le sue indubbie capacità, rischia a tratti di morire in quella bolla indistinta, tra sentimento tiepido e apatia, che già avvolge altri suoi colleghi, forse troppo anziani e con la pressione bassa.

Edda – Graziosa Utopia

Edda – Graziosa Utopia

Questo di Edda è un disco strano. Chi si aspetta l’ennesimo episodio di incazzatura liberatoria in un crescendo di disperazione resterà deluso. Graziosa Utopia è un’altra cosa. Un atto forse più coraggioso, che rischia di non essere riconosciuto per quello che è: un passo ulteriore (che viene come deve venire, come quando camminiamo e non abbiamo bisogno di pensare troppo a mettere un piede davanti all’altro) nel mondo di un artista complesso, con una storia personale che da sola gli vale il titolo di sopravvissuto, e che prova adesso a camminare in maniera più aggraziata.

Cosmetic – Core

Cosmetic – Core

Crescono, non guadagnano in ottimismo ma conquistano un’identità più definita, riscoprendo lo stile degli esordi; ecco che cos’è l’ultimo capitolo discografico dei Cosmetic, che suonano assieme da tempo immemore senza perdere la magica aura della bella giovinezza – a giudicare dall’attitudine che anima le tracce di “Core”, il loro nuovo album appena uscito per l’etichetta To Lose la Track in collaborazione con Dischi sotterranei (copertina di InserireFloppino).

Sanremo is THE paradigma

Sanremo is THE paradigma

Giusto o sbagliato, che lo vogliamo oppure no, Sanremo resta un paradigma. Perché Sanremo è Sanremo, e mai uno stupido gingle fu più azzeccato di questo. Forse altri come me – che guardo Sanremo fin da quando sono piccola, quando le canzoni belle le cercavi in televisione o in radio, non su spotify followando quelli che ascoltano la roba “giusta” –, hanno sentito quest’anno la mancanza del famoso stacchetto; sostituito da una “Se telefonando” intonata dal rockeggiante Neck.

Tutto bene a casa Brunori

Tutto bene a casa Brunori

Per questo il disco di Brunori è ammiccante, in fondo tocca corde facili: a casa mia si dice, a questo proposito, “è come sparare sulla croce rossa”. Nella messa a fuoco di una generazione, e di un’epoca dove i contenuti han vita breve, anche la cosa più semplice diventa difficile. Si salva l’intenzione, che nel caso di Brunori è buona: una cosa Brunori ha avuto sempre e ha mantenuto anche in questo disco, quell’aria così tenera e familiare, che non può che rendercelo simpatico.

Danubio – Danubio

Danubio – Danubio

In un certo senso non è che sia cambiato granché, è solo che dobbiamo scegliere cosa ascoltare in base al tempo che abbiamo. Mentre i vecchi cantautori diventano dei “classici” l’originalità è oggi spesso una battaglia persa, e lo sforzo a conseguirla va generalmente a discapito sia della forma che del contenuto. E la tradizione cos’è? E chi lo sa, però qualcuno la cerca ovunque, persino in Calcutta, in una linea retta che porterebbe indietro indietro, fino a De Gregori. L’ho letto da qualche parte. Mah, sarà. Intanto teniamo d’occhio i Danubio.

Sunday Morning – Let It Burn

Sunday Morning – Let It Burn

Un po’ più grandi i Sunday Morning lo sono diventati: ogni canzone del disco nuovo lo dimostra, non ci sono pezzi deboli, ma in compenso ci sono pezzi forti come “Plans”, con quel Rock che vira al Reggae senza imbastardirsi, o come “Little creatures”, il classico pezzo di atmosfera che troviamo buttato là, nel mezzo di brani più lineari come “Carry me home” o “I See The Sun (But It Doesn’t Shine For Me)”.

Easy Concertini: King Of The Opera e I Am Oak

Easy Concertini: King Of The Opera e I Am Oak

Tuxedomoon, Joan As Policewoman, Transmissions IX: in weekend del genere bisognerebbe avere il dono dell’ubiquità. Di certo non manca il sorriso mentre scegli cosa andare a vedere: la musica non è affatto morta e chi vuol suonare trova sempre un posto dove farlo. Che sia un club o una casa, o un piccolo locale cittadino. Nella nicchia che fa meno clamore dei nomi sopracitati il fine settimana ci ha regalato due concertini minuscoli e rassicuranti, che a volte si ha bisogno anche di questo, di arrivare per caso in un luogo e stare bene.

Daniele Maggioli: ecco il video in anteprima de “La Città Incantata”

Daniele Maggioli: ecco il video in anteprima de “La Città Incantata”

La città incantata è il terzo video tratto da Fino all’Ultimo Respiro, l’ultimo disco di Daniele Maggioli. Dopo “Origamiville” – dove il reticolo della città corre veloce da un finestrino – e il viaggio psichedelico “Dentro la città”, il video de “La città incantata” chiude la trilogia dedicata al luogo reale e simbolico di ogni geografia umana: quello spazio abitato in cui avvengono le cose e dove lo sguardo dell’uomo costruisce incessantemente la propria scenografia personale e la propria storia.

Alessandro Fiori – Plancton

Alessandro Fiori – Plancton

Ed è in queste geometrie anteriori a ogni pensiero che nasce Plancton: un disco indefinibile e meraviglioso, che trascina negli anfratti più oscuri, che porta il segno della dolce arrendevolezza dell’acqua. E se risuona così bene, dentro e fuori, è perché noi siamo fatti per il 70% per cento di quella cosa lì: lo dice il libro di scienze delle medie.

Giardini Di Mirò @Covo, Bologna – 21 Ottobre 2016

Giardini Di Mirò @Covo, Bologna – 21 Ottobre 2016

Folgoranti e impeccabili: I Giardini di Mirò sul palco del Covo hanno tenuto una vera lezione di stile. Gli anni non sembrano passati ma ne sono trascorsi ben 15 dall’uscita di “The rise and fall of academic drifting”, il loro primo disco, quando i sei musicisti di Reggio Emilia spuntavano dal nulla inaugurando all’interno della scena cosiddetta post-rock quel filone che potremmo definire “trama sonora”. Ma le etichette hanno un’utilità limitata: almeno una volta nella vita tutti dovrebbero vedere un concerto dei Giardini di Mirò per capire cosa sono capaci di fare.