Sun Kil Moon & Jesu – Jesu / Sun Kil Moon
Una maniera infrangente di rompere la distinzione tra rappresentante e rappresentato. Un lacerto d’esistenza inscindibile dalla sua narrazione.
Una maniera infrangente di rompere la distinzione tra rappresentante e rappresentato. Un lacerto d’esistenza inscindibile dalla sua narrazione.
Le Savages, dopo l’esperienza con i Bo Ningen, ci avevano fatto presagire un violento cambio di rotta, eppure le nostre londinesi rimangono piuttosto immobili. L’approccio è differente, ma si parla sempre di revival post-punk
Rivers and Streams è continuous. Dispersivo, avvolgente, caotico, stratificato. Ogni suono si rincorre tra arpeggi in crescendo che determinano variazioni tonali; il sustain gioca nello strutturare diversi piani melodici; i tasti del pianoforte s’inchinano lievi e docili alle mani del pittore sonoro.
Rover nei suoi nove mesi trascorsi scrivendo nelle notti blu sbattute su un piano elettrico CP-70 della Yamaha, recuperato in un viaggio verso la stessa Germania del poeta che abbiamo appena citato, torna a baciare il proprio eclettismo e ad accarezzarlo limitandone la schizofrenia.
La sincope jazzata che si converte in sentimento difronte a un trasduttore, che fa sciogliere la neve come i bassi sintetici di James Blake, che edifica tempo furtivamente luminoso, al pari di un cielo berlinese, nel nuovo lavoro di Jamie Woon.
I movimenti ricercati e scossi di Bloom si riassopiscono nel bianco candore di Teen Dream, segnando un punto di contatto con un altro gruppo che ha quest’anno ha cercato la calma pop nelle distorsioni acute: i Low di Ones and Sixes.
Gli Scisma tornano e dopo quindici anni di pausa sono ben più maturi di noi.
Kurt Vile, la vuotaggine e la birra al vino. Costruite il puzzle insieme a noi.
I Widowspeak e la musica “domestica”: una combinazione da tenere sottocchio e da studiare.
Ben Seretan, dimostra una conoscenza più che ampia della musica, facendo convergere in soluzioni originali mondi distanti, tonalità altalenanti dai colori sempre vivi.
La figura leggendaria del re della nuova soul non si concede che occasionalmente: erano passati all’incirca dieci anni dal suo ultimo concerto nel nostro caro Paese. Vediamo come è andata ieri sera, allora.
La musica qui diventa introspezione, diventa distacco; essa crea nuove realtà, ci posiziona al di fuori del mondo. È una nuova madre. Ma non sapremo mai suonare la Musica, e ogni nota è una rappresentazione luttuosa di un desiderio.
Siamo a Roma, appena fuori San Lorenzo, esattamente la sera prima del concerto degli X-Mary e dei Babalot a “Na Cosetta”, zona Pigneto. Tra amici, lavoro, ansie, una Milano affamata di vittime e il nuovo “Dormi o Mordi” tra le mani, Babalot si racconta – incerto dei propri meriti e risultati – con uno sguardo ricco di passione per quello che è stato e quello che sarà di questo progetto costantemente in via di definizione.
Anche immergendoci a capofitto nell’alt-rock difficilmente riusciremmo a trovare testi densi e brillanti al pari di miele, come quelli dei mewithoutYou.
Il poeta della morte e del pericolo, delle violette, dell’Ohio e degli amori strappati agli attimi torna a farsi sentire nel suo periodo di massima grazia. A un anno da Benji, dopo il siparietto che vide la registrazione di War On Drugs Suck My Cock, arriva Universal Themes.