White Denim – D
La tentazione del recensore potrebbe essere quella di snocciolare le infinite influenze che possono lasciare confusi, ma se ci si concede un ascolto meno malizioso si avrà evidenza di un lavoro sincero, pregno e vitalissimo
La tentazione del recensore potrebbe essere quella di snocciolare le infinite influenze che possono lasciare confusi, ma se ci si concede un ascolto meno malizioso si avrà evidenza di un lavoro sincero, pregno e vitalissimo
Un nuovo modo per selezionare la tanta (troppa) roba che esce, per distinguere tra birra e borra: lo stroncatoio, i dischi che fanno schiuma ma non sono sapone.
In occasione del Neapolis Festival abbiamo intervistato Charlie Rowell dei Crocodiles direttamente da San Diego.
Ci hanno raccontato della loro storia, del loro presente e di cosa significa essere punk nel 2011
Tamer Animals è un lavoro certosino e meticoloso, un qualcosa di molto distante dal classico risveglio, un qualcosa di molto vicino alla speciale benedizione di un brivido culturale. Da avere incondizionatamente.
Estate, periodo di festival… finiti però abbastanza male…
Un Luglio live stracolmo! Tantissime foto per raccontarlo, e i wallpaper con le migliori foto, buona “visione”
Riposo oppure lavoro arretrato da fare in questo Agosto non poi così caldo, storie che si intrecciano e risposte che si aspettano già con l’ansia da rientro prima di cominciarle queste vacanze
Better Mistakes è un disco decisamente riuscito, di canzoni intense, in molti casi davvero notevoli per scrittura e drammaturgia
Un nuovo modo per selezionare la tanta (troppa) roba che esce, per distinguere tra birra e borra: lo stroncatoio, i dischi che fanno schiuma ma non sono sapone.
Se vi ha un po’ indispettito la svolta pop dei Black Lips e sentite nostalgia del loro garage rock al vetriolo, siete sulle frequenze giuste
Uno degli eventi indie dell’anno, da fenomeno di nicchia a gruppo riempi piazze.
Rocklab c’era: un plebiscito a favore dei canadesi, anche con qualche errore e qualche problema di audio.
Un’ora e mezza è poca per riassumere tutta la carriera di Polly. Ma l’intento non era quello, l’obiettivo era rappresentare “Let England shake” e così è stato.
Se la magia di Bon Iver riesce a sopravvivere anche ai synth e al plasticume simil-anni 80….
Un disco puro nella sua maniacale creatività e che riconferma l’estro patologico-artistico di questo ensemble.
Questi svedesi invece giocano sul sicuro, ma volendo giocare sul sicuro sfociano quasi sempre nell’ovvio.