The Radio Dept. – Running Out Of Love
La decadenza, la politica, il pop: ovvero di come i sintetizzatori siano le mitragliatrici del nuovo decennio. Parleremo di questo e del nuovo lavoro dei The Radio Dept., a sei anni da Clinging to a Scheme.
La decadenza, la politica, il pop: ovvero di come i sintetizzatori siano le mitragliatrici del nuovo decennio. Parleremo di questo e del nuovo lavoro dei The Radio Dept., a sei anni da Clinging to a Scheme.
Lungo una sei corde spiritualmente toccata dai veri mastri del folk-blues, Ryley Walker, menestrello di giovane età e raffinata ispirazione, traccia otto brani magnifici.
Oggi i BADBADNOTGOOD continuano a lasciarsi contaminare e lo fanno dando vita al disco più inquadrato della loro carriera.
Divagando e divagando ancora proveremo a raccontarvi l’ultimo disco dei The Temper Trap, il primo dall’uscita del chitarrista Lorenzo Sillitto.
Un nuovo dream-pop arriva da Brighton e porta fuori da un’Inghilterra esclusivamente estiva tutta la brillantezza toponomastica che gli appartiene geograficamente.
Mark Kozelek torna ad essere foglia tra le foglie, come recitava il titolo di uno dei suoi recenti classici. Il cantautore dell’Ohio ha un senso di appartenenza sì geografico, sì famigliare, ma anche e soprattutto musicale. Questo disco corre a rintracciare sopratutto quest’ultimo elemento.
Cosa sarebbe successo ai Blondie se si fossero formati su Bandcamp e non al CBGB? I White Lung sembrano darci un’elettrica risposta. Sarebbe successo questo: la scrittura di un album come Paradise.
In quella che è stata la settimana delle grandi uscite discografiche del 2016, la nostra cantautrice (termine poco consono, in realtà) della Louisiana produce un disco ancora più sofisticato, sempre più aperto rispetto alle sue precedenti produzioni. Julianna Barwick si affida nuovamente a sé stessa e si regala in un’autobiografia sonora.
Nel nostro oceano critico sono ormai tre anni che discutiamo dei Niagara, senza mai santificarli, o senza farne baluardi dell’elettronica (o post-elettronica) italiana. Forse non era ancora arrivato il momento. Oggi cosa possiamo dire?
Il vecchio chitarrista dei Vermillion Sands, acceso il suo Tascam 388, si perde per i racconti che affluiscono alla grande storia del Piave: amori, amicizie, guerre e soldi, così come le colline del Valdobbiadene raccontano.
C’è chi sa armonizzare e chi aggiunge bulimicamente. Chi è orizzontale e chi è verticale. Chi è post-rock e chi è post-mortem. Gli Explosions in the Sky ora sappiamo dove collocarli.
Emidio Clementi, accompagnato da Marco Caldera, riesce con calcolate architetture verbali a rendere limpida l’esistenza, come se tutto fosse immobile in un diorama. La bocca di chi racconta si limita a scattare fotografie esenti dalla dimostrazione del vero, attributo certo.
Se prima, ascoltando M. Ward, ci si poteva divertire a trovare affinità sonore con Tom Waits, o se ci si voleva dilettare nell’identificare elementi di primitivismo americano, oggi possiamo ballare con leggerezza brani dal sapore quasi glam.
I Fuzz Orchestra disvelano mondi impoveriti dall’avidità umana, con un linguaggio già deceduto, quello del cinema che è stato, e si abbandonano a un lamento noise che si conclude con le parole the earth will weep.
Venticinque anni e farsi immagine. Questa potrebbe essere la necessità degli ultimi Tindersticks: ovvero non essere più associati a suoni ma anche a visioni, come vorrebbe la formula magica di uno dei capolavori di David Bowie.